Vaccini. Pfizer fa mezza retromarcia, dopo le proteste limita il ritardo a una settimana

by Anna Maria Merlo * | 17 Gennaio 2021 9:36

Mezzo passo indietro di Pfizer-BioNTech dopo le proteste e l’indignazione degli europei in seguito all’annuncio, venerdì, di «fluttuazioni nel calendario delle ordinazioni e delle consegne», per cui sarebbero state ridotte le dosi prodotte per la Ue, rispetto alle quantità stipulate, per 3-4 settimane, facendo planare il rischio di penuria di vaccini. In un comunicato, la società Usa e il laboratorio tedesco assicurano che è in atto un «piano che permette di aumentare le capacità di produzione in Europa e di rispettare gli impegni dal 25 gennaio». Il ritardo, quindi, dovrebbe limitarsi a una settimana, per poi «fornire molte più dosi nel secondo trimestre». Ma «per fare ciò alcune modifiche ai processi di produzione sono necessarie» nel sito belga di Puurs, per ora l’unico in Europa. Pfizer afferma che l’aumento delle consegne di dosi potrebbe verificarsi dalla settimana del 15 febbraio.

LA SETTIMANA SCORSA, la Commissione ha raddoppiato l’ordinazione a Pfizer, per un totale di 600 milioni di dosi, a cui si aggiungono i 160 milioni di Moderna, altro vaccino autorizzato per il momento (in attesa del via libera a AstraZeneca, previsto il 29 gennaio). La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha ricordato che la Ue ha investito 2,1 miliardi in 6 laboratori e quindi «aspettiamo che rispettino il calendario delle consegne».

Venerdì, l’indignazione ha scosso l’Europa. La Germania, dove è forte la polemica sulla penuria di vaccini, ha parlato di «comunicazione inattesa» e chiesto alla Commissione garanzie di «chiarezza e sicurezza» delle consegne. La Francia teme di dover «modificare il ritmo» delle vaccinazioni. I ministri della Sanità di Danimarca, Estonia, Finlandia, Lituania, Lettonia e Svezia hanno denunciato in una lettera una situazione «inaccettabile» che intacca la «credibilità del processo di vaccinazione». Ursula von der Leyen, ha affermato di aver «chiamato la direzione di Pfizer, che mi ha assicurato che le consegne previste nel primo trimestre avranno luogo nel primo trimestre».

ANCHE MEDICINA DEMOCRATICA attacca la decisione di Pfizer, «inaccettabile, irresponsabile e ingiustificabile», e chiede di «modificare le regole sui brevetti dei vaccini e dei farmaci contro il coronavirus». Secondo il dottore Vittorio Agnoletto, «siamo di fronte a un paradosso, perché in tal modo Big Pharma realizzerà profitti giganteschi: infatti i governi, che hanno finanziato con denaro pubblico la ricerca per poi lasciare i brevetti nelle mani delle aziende sono costretti ad acquistare i vaccini a prezzo di mercato, per poi subire anche l’umiliazione di essere privati di una parte dei vaccini acquistati».

L’EUROPARLAMENTARE Pascal Canfin (Renew) si interroga sulla proprietà intellettuale dei brevetti dei vaccini, visto che la ricerca è stata pagata dai cittadini.

La Commissione afferma che la strategia sui vaccini è un «grande successo», perché ha evitato la concorrenza tra stati ed è stato possibile negoziare prezzi migliori. Ma il Parlamento europeo, che vuole saperne di più, è rimasto con poche risposte: dei parlamentari, che questa settimana hanno avuto la possibilità di analizzare i contratti sui vaccini (chiusi in una sala a Bruxelles per un massimo di 45 minuti, senza telefonino ma solo con una biro e un pezzo di carta) hanno avuto la brutta sorpresa di trovare solo l’accordo con CureVac (con molti passaggi cancellati), mentre Pfizer e Moderna (ma anche Sanofi e Johnson&Johnson) hanno rifiutato l’operazione di trasparenza.

Lunedì, il Parlamento europeo chiederà spiegazioni alla Commissione. «La Commissione non avrebbe dovuto accettare queste clausole di confidenzialità, era in posizione di forza – afferma il Verde Philippe Lambers – in questa storia, l’acquirente è il contribuente europeo, che deve sapere cosa c’è dentro». La commissaria alla salute, Stella Kyriakides, risponde che ci sono ancora negoziati in corso (con due altri laboratori) e che deve essere rispettato il segreto degli affari.

Ursula von der Leyen ha invece criticato tra le righe i tentativi – della Germania, ma la tentazione esiste anche in Francia – di cercare contratti al di fuori del quadro Ue, al di là dei «resti» di paesi che rinunciano alla loro quota (per numero di abitanti): «La base legale è molto chiara: no negoziazioni parallele, no contratti paralleli».

* Fonte: Anna Maria Merlo, il manifesto[1]

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