Mutualismo. La solidarietà in movimento delle Brigate sanitarie

Mutualismo. La solidarietà in movimento delle Brigate sanitarie

In principio furono le spese di cibo e farmaci portate a domicilio a chi era in quarantena o temeva di uscire di casa per il Covid-19. Poi le reti di solidarietà si sono moltiplicate, diffuse e strutturate. Centinaia di ragazze e ragazzi in tutta Italia, facendo base nei centri sociali o nelle associazioni di volontariato, hanno iniziato a raccogliere e distribuire gratuitamente i pacchi alimentari a vive maggiori difficoltà. Nella fase tre del mutualismo i progetti si sono differenziati e rispondono a bisogni di nuova natura.

AL 22 DI VIA VOLTA A MILANO, tra porta Garibaldi e il cimitero Monumentale, ogni sabato e domenica spicca un tendone giallo. Dallo scorso fine settimana è affiancato da una vecchia ambulanza. Su entrambi c’è scritto: «Tampone sospeso – Brigata sanitaria soccorso rosso». L’idea è venuta nell’edificio alle spalle, la Camera del non lavoro occupata a febbraio 2020 e già sede della Brigata Franca Rame, attiva nella distribuzione alimentare. Qui Adl Cobas Lombardia e Medicina solidale, neonata associazione meneghina, riempiono i moduli prima del test. «Alla prima riunione eravamo 20, alla seconda 40 e adesso, tra medici, infermieri, operatori socio-sanitari e volontari, siamo circa 80», dice Riccardo Germani, coordinatore della brigata. I tamponi «sospesi», che richiamano i caffè offerti agli sconosciuti nei bar napoletani, sono iniziati il 12 dicembre e hanno già raggiunto quota 1.800.

DA SABATO scorso la brigata ha un’ambulanza che serve da unità mobile nei quartieri popolari. Dopo la prima tappa in via Padova, raggiungerà Gratosoglio, Corvetto, Bonola, Quarto Oggiaro. «L’iniziativa è pensata per chi non ha i soldi per un tampone, ma alla fine è frequentata in maniera trasversale. Vengono anche persone senza problemi economici perché garantiamo rapidità ed efficienza, a differenza del sistema sanitario regionale», prosegue Germani. Un dato interessante è che acquistando i tamponi antigenici dalle case farmaceutiche gli attivisti spendono 4,34 euro a unità. Sommando il costo di camici, mascherine, visiere e tutto il necessario non si superano i 7 euro a test. «Vogliamo dimostrare che bisognava investire di più sulla prevenzione. I tamponi sono uno strumento per ridurre la catena del contagio. Non sarebbero dovuti diventare una fonte di profitto», dice ancora Germani.

L’ambulanza della Brigata sanitaria soccorso rosso

ALTRO NOME DI BATTAGLIA, altro piano di azione: la Brigata Basaglia si occupa di aiutare le persone che stanno vivendo difficoltà psicologiche. «La nostra etica e il nostro filone scientifico di riferimento prevedono che l’individuo sia al centro di una rete. Per rompere solitudine e isolamento, che in questa situazione si sono acuiti. Unire diversi elementi della società aiuta a restituire un’idea di cura come benessere collettivo», racconta Clara Sistili, coordinatrice delle brigate volontarie per l’emergenza e attivista della Basaglia. Il gruppo è composto da una quarantina tra volontari e psicologi. In base alle esigenze di chi chiama possono essere attivati vari servizi territoriali, dai centri anti-violenza agli sportelli per la casa, e offerti ascolto e sostegno. «Telefonano anziani soli che hanno paura del virus come studenti che si sono trovati all’improvviso con pochissima socialità e molte ore davanti al computer», continua Sistili. Sono oltre 200 le persone aiutate nei primi sette mesi. Dalla mappatura costante dei bisogni che non trovano risposte istituzionali stanno nascendo proposte politiche di riorganizzazione della medicina territoriale e creazione di centri servizi integrati a livello di quartiere.

NELLO SPAZIO CULTURALE Macao, sempre nel capoluogo lombardo, è nato da tre mesi lo sportello di cura e ascolto Care Desk, destinato a donne e persone lgbtqi+. «Offriamo ascolto e amicizia a chi ne ha bisogno, prima con dei colloqui individuali e poi ogni due settimane in incontri di gruppo. I momenti collettivi servono a riconoscere problemi e condizioni comuni», racconta Sofia Blu, che insieme ad altre 20 persone anima il progetto. Le questioni che con più frequenza vengono messe sul tavolo dalle partecipanti, per metà italiane e metà migranti, riguardano i problemi economici, i fenomeni di solitudine e l’inaccessibilità dei servizi sociali. Tutte situazioni che la pandemia ha reso ancora più complesse.

A ROMA, invece, il Circolo Arci Sparwasser, nel quartiere del Pigneto, si è riconvertito per rispondere a un’altra emergenza: i morti di freddo. Il virus aveva svuotato lo spazio delle iniziative culturali e musicali. Una settimana fa, dopo che 10 persone hanno perso la vita nella capitale per mancanza di un luogo caldo in cui passare la notte, ha deciso di aprire le sue porte. Letti, coperte, tamponi e sanificazione quotidiana sono diventati i nuovi strumenti del mestiere. Sette i posti ricavati, in un progetto che ha raccolto un grande sostegno: sono circa 200 i volontari che a turno cucinano i pasti o trascorrono la notte nel circolo. «Si rivolgono a noi persone diverse: lavoratori dell’economia informale senza casa o disoccupati dei settori colpiti dalla crisi. Sono quasi tutti migranti. Alcuni hanno scelto di aiutarci nella distribuzione di cibo che facciamo con Nonna Roma», racconta Diana Armento, attivista di Sparwasser.

Dentro e fuori il circolo Sparwasser

ANCHE A SUD i progetti di mutualismo sono tanti e diversi. A Bari una camera del lavoro dei Cobas è diventata la base degli Studenti solidali, che da scuole e università si incontrano per distribuire i pacchi alimentari, e di uno sportello socio-sanitario che da quest’estate offre consulenze psicologiche e visite mediche. A Palermo l’assemblea di quartiere Sos Ballarò fornisce materiale didattico, di cartoleria e strumenti necessari per la Didattica a distanza ai bambini che ne hanno bisogno.

* Fonte: Giansandro Merli, il manifesto

 

Foto di copertina:  © Facebook: Brigata Sanitaria Soccorso Rosso



Related Articles

L’app per la sorveglianza di massa. Ma c’è chi dice no ai big data

Il governo tenta di tranquillizzare sulla trasparenza della applicazione “Immuni”. Ma il tentativo riesce a metà. Crescono gli appelli contro la creazione di un archivio delle relazioni sociali

Espulso torna in Italia La vita in fuga di Mustafa il complice

ROMA — Il suo amico e complice è morto impiccato, suicidio o omicidio non è del tutto chiaro. Lui invece è ancora in fuga, ricercato per il duplice omicidio del commerciante cinese Zhou Zeng e della figlioletta Joy.

Quando il dono diventò la base dell’economia

Cent’anni fa l’antropologo Malinowski scoprì una società aborigena fondata sulla generosità

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment