Nigeria. Miliziani jihadisti scatenati, «rapite 300 studentesse»

Nigeria. Miliziani jihadisti scatenati, «rapite 300 studentesse»

Diventa sempre più difficile la situazione sicurezza in Nigeria. Martedì pomeriggio, i miliziani di Boko Haram si sono infiltrati nella città di Maiduguri, capitale dello stato del Borno, e hanno lanciato diversi colpi di mortaio e bombe che hanno provocato la morte di 18 persone e dozzine di feriti. I video ripresi dai residenti e pubblicati sui social network testimoniano la violenza degli attentati, con centinaia di persone che corrono sconvolte nelle strade della città colpite dall’attacco, visto che alcuni colpi sono caduti nei quartieri densamente popolati di Adamkole e Gwange, uccidendo anche 9 ragazzi su un campo di calcio.

SECONDO QUANTO RIPORTA Al Jazeera, ci sono stati altri due attacchi compiuti dai gruppi di “banditi” che imperversano nelle regioni settentrionali del paese: il primo lunedì nello stato di Katsina con 18 vittime e il secondo martedì nello stato di Kaduna con altri 16 morti. In entrambe gli attacchi uomini pesantemente armati e in moto avrebbero bruciato numerose case, rubato bestiame e sequestrato diversi abitanti.

Riguardo ai rapimenti di civili, la situazione sembra essersi aggravata molto nell’ultimo mese. Se un gruppo di 53 ostaggi (tra cui 20 donne e 9 bambini), rapiti su un autobus la scorsa settimana nei pressi del villaggio di Kundu, sono stati rilasciati questa domenica dai loro rapitori, le 42 persone (insegnanti, studenti e loro familiari) rapite la scorsa settimana al liceo di Kagara, sono ancora disperse.

A questo si aggiunge il rapimento di diverse centinaia di ragazze nello stato centrale di Zamfara. Il quotidiano nigeriano The Guardian indica che «almeno 300 ragazze sono scomparse» dopo che una cinquantina di uomini armati hanno fatto irruzione nella notte tra mercoledì e giovedì nel dormitorio della Government Girls Secondary School di Jangebe. «I rapitori sono arrivati su numerosi veicoli e hanno portato via le studentesse – ha riferito all’Afp il capo della polizia di Zamfara, Suleiman Tanau Anka – molto probabilmente i criminali si sono nascosti nella foresta di Rugu, che si estende su quattro stati della Nigeria settentrionale e centrale: Katsina, Zamfara, Kaduna e Niger».

Nonostante alcuni raid aerei e numerose operazioni di ricerca da parte dell’esercito, i gruppi armati locali restano una minaccia costante in queste regioni a tal punto che, secondo la stampa locale, alcuni governatori locali avrebbero firmato «accordi per fornire assistenza e materiali o avrebbero pagato cospicui riscatti in cambio di una tregua».

La scorsa settimana i partiti politici delle opposizioni e diverse associazioni della società civile nigeriana hanno richiesto al presidente Muhammadu Buhari di dichiarare lo «stato di emergenza, in maniera da poter arginare le violenze nel paese».
A causa delle proteste da parte di numerosi governatori, Buhari aveva sostituito, a inizio mese, i quattro generali a capo dei vari rami dell’esercito (Aviazione, Marina, Esercito di terra e Capo di Stato Maggiore) come segnale di discontinuità con le fallimentari campagne militari del passato.

In una dichiarazione ufficiale Amnesty International ha esortato il governo «a migliorare la situazione nel paese», visto che le connivenze tra i diversi gruppi di “banditi” e Boko Haram mettono in pericolo sia il diritto ad «una vita normale per i civili», ma soprattutto «il diritto allo studio dei giovani nigeriani», principale obiettivo dei miliziani jihadisti che identificano le istituzioni scolastiche di tipo occidentale come «il nemico da combattere».

Amnesty ha evidenziato, infatti, come a causa dei continui attacchi contro le scuole numerosi studenti siano stati costretti ad abbandonare gli studi e gli stessi insegnanti siano stati costretti a fuggire, danneggiando di conseguenza il sistema educativo in gran parte del paese.

«Le scuole dovrebbero essere luoghi sicuri e nessun bambino o ragazzo dovrebbe scegliere tra la sua istruzione e la vita – ha dichiarato Osai Ojigho, direttore di Amnesty in Nigeria – quello che chiediamo è che il governo intervenga per garantire il diritto all’istruzione di migliaia di studenti nel nord della Nigeria».

* Fonte: Stefano Mauro, il manifesto



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