USA-Russia. Torna il trattato sulle armi nucleari e Biden toglie il sostegno ai sauditi

by Marina Catucci * | 5 Febbraio 2021 11:59

New York. A fine gennaio il parlamento russo aveva approvato un’estensione di cinque anni del trattato New Start sulle armi nucleari firmato con gli Usa, un voto giunto dopo il primo colloquio telefonico tra il presidente Putin e il neo presidente americano Joe Biden.

Nei giorni scorsi, l’ambasciatore russo a Vienna aveva espresso molta fiducia sul fatto che i negoziati si stessero muovendo rapidamente, e la decisione presa da Biden conferma la fiducia del diplomatico, visto che gli Stati uniti hanno esteso il trattato chiave sul controllo delle armi nucleari con la Russia per i prossimi cinque anni. Il nuovo trattato Start é l’unico rimasto a regolamentare i due più grandi arsenali nucleari del mondo, e se non fosse stato rinnovato sarebbe scaduto oggi.

NEW START PREVEDE LIMITI verificabili sui missili balistici intercontinentali russi, sui missili balistici lanciati dai sottomarini e sui bombardieri pesanti, e Biden, nonostante abbia lanciato una revisione delle interferenze russe – dall’hack di SolarWinds ai presunti premi offerti da Mosca per la morte dei militari statunitensi in Afghanistan – aveva reso il rinnovo del trattato una priorità della sua amministrazione. Il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, ha dato la notizia con un comunicato uscito contemporaneamente a quello del ministero degli Esteri di Mosca.

«Il presidente Biden ha promesso di garantire la sicurezza del popolo americano dalla minaccia nucleare – ha scritto Blinken – ripristinando la leadership Usa sul controllo degli armamenti e della non proliferazione. Oggi, gli Stati Uniti hanno fatto il primo passo estendendo il trattato New Start con la Federazione russa per altri cinque anni».

A FIRMARE L’ACCORDO New Start, l’8 aprile del 2010 a Praga, erano stati Barack Obama e l’allora presidente della federazione russa Dimitri Medvedev, fissando a 1.550 il numero massimo di testate nucleari strategiche che ciascun Paese avrebbe potuto possedere, e un tetto massimo di 700 missili e bombardieri dispiegati. A mettere in pericolo il rinnovo del trattato era stata l’amministrazione Trump, in quanto il tycoon, per rinnovare il New Start, pretendeva che vi aderisse anche la Cina, mentre la nuova amministrazione Usa ha fatto cadere questa precondizione, specificando che lavorerà «per ridurre i pericoli posti dal moderno e sempre più ampio arsenale atomico cinese».

Dopo due settimane in cui la nuova amministrazione si è concentrata per lo più sulle questioni interne, si apre ora un capitolo nuovo e Biden è andato in visita al Dipartimento di Stato per concentrarsi sulla politica estera. Prima del suo discorso formale ai diplomatici, ha detto che la sua intenzione è quella di «inviare un messaggio chiaro al mondo: l’America è tornata».

POCHE ORE DOPO BIDEN ha annunciato la fine del sostegno Usa all’intervento militare guidato dai sauditi in Yemen, e il congelamento del trasferimento delle truppe dalla Germania, una mossa di Trump all’epoca definita «miope» da entrambi i partiti. Ad annunciarlo é stato il consigliere per la sicurezza nazionale Jack Sullivan con cui si erano incontrati Biden, Blinken e la vice presidente Kamala Harris.

La Casa bianca aveva già deciso la sospensione delle forniture di armi a Riyadh approvate dall’amministrazione Trump. Entrambe le mosse hanno un forte sostegno da parte dei Democratici al Congresso e in particolar modo del senatore Bernie Sanders, da sempre contrario alla vendita di armi ai sauditi.

* Fonte: Marina Catucci, il manifesto[1]

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