Affaire Bismuth. Nicolas Sarkozy condannato a 3 anni: «Un patto di corruzione»

Affaire Bismuth. Nicolas Sarkozy condannato a 3 anni: «Un patto di corruzione»

PARIGI. Nicolas Sarkozy, è stato condannato ieri a 3 anni di carcere, di cui due con la condizionale, in una sentenza di primo grado che colpisce in modo analogo anche i due coimputati, l’avvocato storico dell’ex presidente, Thierry Herzog (che incassa in più una radiazione professionale di 5 anni) e l’ex magistrato Gilbert Azibert.

L’appello sospende l’esecuzione della pena e comunque Sarkozy non andrebbe in prigione perché le condanne a un anno prevedono pene sostitutive al carcere.

L’ACCUSA RIMPROVERA ai tre imputati «un patto di corruzione». Per Sarkozy, la sentenza di ieri è solo l’inizio di una maratona giudiziaria: il 17 marzo avrà luogo il secondo processo per l’affaire Bygmalion, dal nome di una società che gestiva i soldi della campagna presidenziale del 2012 (persa), dove l’ex presidente è accusato di aver sfondato il tetto massimo di spesa di 20 milioni.

Non è invece ancora fissata la data per un eventuale processo alla conclusione di una inchiesta molto complessa sul sospetto di soldi ricevuti dalla Libia di Gheddafi per la campagna (vittoriosa) del 2007, dove già due personalità vicine all’ex presidente, Claude Guéant e Brice Hortefeux, entrambi ex ministri degli Interni, sono già stati incriminati.

La condanna di ieri riguarda il «patto di corruzione» che Sarkozy avrebbe concluso con il magistrato Azibert, grazie all’intermediazione dell’avvocato Herzog: l’ex presidente avrebbe promesso un posto interessante al magistrato (come giudice francese a Montecarlo) in cambio di informazioni riservate sulla procedura in Cassazione di una parte dell’affaire Bettencourt, un’inchiesta che prende il nome da Liliane Bettencourt, l’anziana miliardaria (oggi deceduta) principale azionista de L’Oréal, da cui Sarkozy avrebbe ottenuto dei finanziamenti, grazie a un «abuso di debolezza»: l’ex presidente, assolto per non luogo a procedere, voleva bloccare lo sfruttamento delle sue agende personali nell’ambito di altre inchieste giudiziarie (e che avrebbero potuto rivelare relazioni pericolose).

Il caso che ha portato alla condanna di ieri prende il nome di affaire Bismuth: è sotto questo nome (di un ex compagno di scuola, che oggi vive in Israele ed è caduto dalle nuvole) che l’avvocato Herzog aveva preso un telefonino a schede, utilizzato solo per le chiamate a Sarkozy, per sfuggire alle intercettazioni.

C’è infatti un caso nel caso, che riguarda la legalità delle intercettazioni, ordinate dal Pnf, la procura speciale anticorruzione. Sono stati intercettati i telefoni di vari avvocati di Parigi, con lo scopo di trovare una supposta “talpa” che sembrava informare Herzog e Sarkozy sui procedimenti dell’inchiesta. Tra gli avvocati intercettati c’era anche Eric Dupont-Moretti, che adesso è ministro della Giustizia e che ha il dente avvelenato contro i magistrati del Pnf. È scoppiato uno scandalo, perché è illegale intercettare i contatti tra avvocati e clienti.

NICOLAS SARKOZY ieri non ha fatto commenti a caldo dopo la lettura della sentenza. La moglie Carla Bruni ha però denunciato un “accanimento giudiziario”. Una «persecuzione» da parte del Pnf, che Lr, il partito di Sarkozy, ha già suggerito anche per la messa sotto accusa del candidato del 2017, François Fillon. In precedenza, l’ex presidente aveva sempre affermato: «Non ho mai commesso nessun atto di corruzione». La prova: Sarkozy ha perso il ricorso in Cassazione nell’affaire Bettencourt e il magistrato Azibert non è mai stato nominato a Montecarlo. La sentenza di ieri e i prossimi appuntamenti giudiziari pesano sul futuro politico di Sarkozy.

A DESTRA, in questo momento di grande confusione politica a poco più di un anno dall’elezione presidenziale, la destra dei Républicains, che non ha un candidato efficace, ha evocato l’ipotesi di una candidatura dell’ex presidente. Sarkozy è il secondo ex presidente della V Repubblica ad essere condannato, dopo Jacques Chirac, due anni fa, per gli impieghi fittizi al comune di Parigi.

* Fonte: Anna Maria Merlo, il manifesto



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