Caso Khashoggi. Reporters sans Frontieres in Germania denuncia bin Salman come mandante

Caso Khashoggi. Reporters sans Frontieres in Germania denuncia bin Salman come mandante

Denunciato penalmente alla Corte suprema di Karlsruhe per l’omicidio di Jamal Khashoggi e la persecuzione di altri 34 giornalisti. Reporter senza Frontiere trascina alla sbarra del più importante tribunale tedesco il principe ereditario Mohammad bin Salman (Mbs), capo del regime wahabita di Ryad, e quattro suoi stretti collaboratori: il primo consigliere, il numero due dell’intelligence, il console generale in Turchia e il comandante dei killer che fecero letteralmente a pezzi l’oppositore del monarca nell’ambasciata saudita a Istanbul.

«L’AVVIO IN GERMANIA di un’indagine per i crimini contro l’Umanità di Mbs rappresenta una “prima” a livello mondiale. Gli accusati sono tutti responsabili, perciò chiediamo al procuratore generale di procedere con i mandati di arresto» riassume Christian Mihr, portavoce nazionale di Rsf, che lunedì ha depositato l’atto in tribunale.

Ai sensi della legge federale i giudici tedeschi possono perseguire i reati previsti dal diritto internazionale (tra cui omicidio, tortura, violenza sessuale e rapimento) anche se commessi fuori dai confini e senza collegamenti con la Germania, come dimostra la recente sentenza di condanna della Procura di Coblenza contro l’agente dei servizi segreti siriani Eyad A.

«Finora c’è stata completa impunità per i crimini contro i giornalisti. La nostra denuncia svela un sistema che minaccia la vita e la libertà di chi osa esprimersi pubblicamente contro il governo saudita. Se l’azione legale avrà successo sarà il segnale per Ryad, ma non solo, che i criminali possono sottrarsi alla giustizia nel loro Paese ma ci sono altri mezzi per inchiodarli alle loro responsabilità penali» sottolinea Rebecca Vincent, direttrice delle campagne internazionali di Rsf.

VALE PER IL MANDANTE MBS, come per il suo consigliere Saud al-Kathani, pianificatore dell’omicidio Khashoggi, Ahmad Moahammed Asiri, vice capo dell’intelligence, Mohammad al-Otaibi, console generale in Turchia, e Maher Abdulasis Mutreb, ufficiale del commando che uccise l’oppositore e ne fece sparire il cadavere nell’ottobre 2018.

Dal punto di vista strettamente giuridico i magistrati di Karlsruhe devono stabilire se gli accusati sono colpevoli di «crimini commessi nel corso di un attacco sistematico contro i civili»: il capo di accusa previsto dalla legge tedesca.

PER RSF I GIORNALISTI DETENUTI in Arabia Saudita «rappresentano a pieno titolo un gruppo della popolazione perseguitato per l’attività che svolge. Il numero di professionisti imprigionati da Ryad resta tra i più alti al mondo. In pratica ai media viene impedita la funzione di controllo indipendente» spiega Mihr.

E l’omicidio Khashoggi resta il caso più sintomatico. «Non solo è stato attirato in una trappola, torturato e smembrato, ma il crimine è stato commesso in una sede diplomatica. Se nemmeno un reato così grave verrà perseguito allora i cronisti rimarranno un facile bersaglio per i dittatori senza scrupoli» avvertono a Rsf.

* Fonte: Sebastiano Canetta, il manifesto



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