Confine Usa-Messico, bambina migrante muore annegata

Confine Usa-Messico, bambina migrante muore annegata

NEW YORK. Una bambina migrante di 9 anni è annegata mentre cercava di attraversare il Rio Grande, al confine fra Stati Uniti e Messico, con la sua famiglia. Secondo le autorità federali Usa è la prima morte di un bambino nella nuova ondata di migrazione lungo il confine sud-occidentale.

Gli agenti della pattuglia di frontiera statunitense hanno trovato una donna e due bambini rispondendo a una chiamata di soccorso. Tutti e tre erano privi di sensi, su un’isola nel fiume che separa gli Usa dal Messico. Gli agenti sono riusciti a rianimare la madre e il bambino più piccolo, di 3 anni, mentre per la bambina più grande era troppo tardi.

Austin Skero, il capo agente di pattuglia per il settore Del Rio della Border Patrol nel sud del Texas, ha dichiarato che dal primo ottobre i suoi agenti hanno salvato più di 500 migranti che tentavano di entrare illegalmente nel Paese, e che 82 migranti, invece, sono morti.

«Esprimiamo le nostre più sentite condoglianze alla famiglia e agli amici di questo bambino piccolo – ha dichiarato Skero – Durante questi tempi difficili i nostri agenti rimangono resilienti nei loro sforzi per preservare la vita umana».

Chi per scappare dal proprio Paese decide di entrare illegalmente negli Usa attraversando il Rio Grande si muove di notte per approfittare dell’oscurità, molti pagano centinaia o migliaia di dollari alle reti di contrabbando per galleggiare su anelli gonfiabili, che vengono usati nell’attraversamento sia da adulti che da bambini.

Nel 2019, un padre e sua figlia provenienti da El Salvador erano morti mentre tentavano di attraversare il fiume vicino alla città di confine di Matamoros, in Messico, e l’immagine del padre e della figlia di 23 mesi sdraiati a faccia in giù lungo le rive del Rio Grande, con la minuscola testa della bambina infilata nella sua maglietta, un braccio intorno al collo del padre, era diventata il simbolo di questa tragedia che continua a consumarsi al confine sud degli Usa.

L’amministrazione Biden è alle prese con un’enorme sfida umanitaria e logistica e ha cercato di contrastare la narrativa di un confine completamente aperto usata dai trafficanti, usando annunci radiofonici sia in spagnolo che in lingue indigene, per dire che il confine è in gran parte chiuso a causa della pandemia e chiedendo di non «mettere a rischio le loro famiglie».

Quello lanciato dalla Casa Bianca, però, è un messaggio ambivalente visto che l’amministrazione permette ai bambini migranti e ad alcuni richiedenti asilo di attraversare il confine e i trafficanti stanno vendendo questa informazione ai centroamericani, che cercano disperatamente di sfuggire alla povertà, alla violenza e alla corruzione nei loro Paesi d’origine e mostrano testimonianze di persone che affermano di aver raggiunto gli Usa e stare bene.

«I social media fanno sapere che altri sono stati in grado di farlo, e questo è il selfie. Sono negli Stati Uniti – ha detto all’emittente radiofonica Npr Guadalupe Correa Cabrera,  docente di Scienze Politiche alla New School for Social Research- Ma non vi sono selfie di Ana Vasquez e suo figlio di 5 anni fuggita da El Salvador dopo che le bande avevano ucciso suo marito perché non potevano pagare una tassa di estorsione, è bloccata sul ponte internazionale di Paso del Norte». 

* Fonte: Marina Catucci, il manifesto



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