Senegal in fiamme dopo l’arresto del leader dell’opposizione Ousmane Sonko

Senegal in fiamme dopo l’arresto del leader dell’opposizione Ousmane Sonko

Le autorità senegalesi hanno promesso di «ristabilire l’ordine», dopo le scene di guerriglia urbana tra la polizia e centinaia di giovani, con 4 vittime tra i manifestanti, che ha vissuto in questi due giorni la capitale Dakar.

Diversi distretti della capitale hanno vissuto scontri di portata sconosciuta da diversi anni: nel popolare quartiere della Medina, nel cuore della capitale senegalese, a Place de la Nation, nella vicina università Cheyk Anta Diop e in quartieri periferici come quello di Mbao dove, oltre agli scontri tra manifestanti e forze anti-sommossa, si sono registrati numerosi saccheggi nei supermercati.

Le tensioni di questi giorni, in un paese solitamente considerato «un’isola di stabilità nell’Africa occidentale», sono causate dall’arresto di questo mercoledì di uno dei principali politici dell’opposizione, Ousmane Sonko, leader del partito di opposizione Pastef – Les Patriotes.

L’arresto di Sonko, terzo alle elezioni presidenziali del 2019 e uno dei principali concorrenti di quelle del 2024, ha spinto centinaia di suoi sostenitori a scendere nelle strade a protestare ed ha acuito ancora di più la frustrazione della popolazione senegalese, messa in grave difficoltà dalla profonda crisi economica e dall’aumento della povertà causato, nell’ultimo anno, dalla pandemia di Covid-19.

Sonko è stato ufficialmente arrestato «per disturbo dell’ordine pubblico» questo mercoledì con un provvedimento di fermo che si conclude oggi, mentre si recava in tribunale per rispondere «delle accuse di stupro», mosse contro di lui da una dipendente di un salone di bellezza.

«Accuse infondate e strumento ormai consolidato per rimuovere dalle prossime elezioni i principali competitors del presidente Macky Sall» ha dichiarato il suo avvocato Abdoulaye Tal.

La denuncia contro Sonko, che ha scatenato una tempesta nel mondo politico e mediatico, si va ad aggiungere ai guai giudiziari di Karim Wade, figlio ed ex ministro dell’ex presidente Abdoulaye Wade, e Khalifa Sall, sindaco di Dakar, entrambi colpiti da condanne «per appropriazione indebita finanziaria» e compromessi per le prossime elezioni del 2024.

Macky Sall, eletto nel 2012 e rieletto nel 2019, rimane «incerto sulla possibilità di una candidatura per un terzo mandato», nonostante il limite di due introdotto dopo una revisione costituzionale approvata nel 2016.

Numerosi gli appelli internazionali per evitare un possibile peggioramento della situazione nel paese, a causa anche delle proteste legate al mantenimento delle misure di contenimento della pandemia, alle pulsioni indipendentiste del Movimento delle Forze Democratiche (Mfdc) nella regione del Casamance e della scoperta di alcune cellule jihadiste dopo che il presidente Sall aveva recentemente denunciato la volontà dello Stato Islamico di «volersi espandere fino all’oceano Atlantico, attraverso il Senegal».

Venerdì sera il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, si è detto «molto preoccupato» e ha chiamato il presidente Sall per chiedergli di «evitare un’escalation, invitando il governo alla moderazione».

Reporters sans Frontières e Amnesty  International hanno denunciato «un’ondata senza precedenti di violazioni della libertà di stampa», come le restrizioni di questi giorni  sui social network e sulle applicazioni di messaggistica, e hanno richiesto alle autorità «di fermare gli arresti arbitrari di oppositori e attivisti e di rispettare la libertà di manifestare e la libertà di espressione».

* Fonte: Stefano Mauro, il manifesto



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