Spagna. I ciclofattorini diventano lavoratori dipendenti

Spagna. I ciclofattorini diventano lavoratori dipendenti

L’accordo per regolamentare la figura dei rider è fatto. La ministra del lavoro di Unidas Podemos, Yolanda Díaz, lo annunciava già mercoledì e ieri è stato formalizzato: i rider saranno considerati lavoratori a tutti gli effetti e i sindacati avranno il diritto di accedere agli algoritmi utilizzati dalle piattaforme per distribuire il lavoro. Dopo cinque mesi di negoziati difficili, il governo porta a casa un’importante risultato che dota di diritti una pletora di lavoratori precari che sono stati protagonisti in questi mesi del reparto porta a porta di cibo e acquisti telematici.

Si tratta di un risultato importante per i diritti. Già numerose sentenze andavano in questa direzione, ed era chiaro che il governo era chiamato a trasformare le sentenze in una norma che tutelasse questa modalità di lavoro precario, senza costringere i lavoratori a lunghe battaglie giudiziali. «Sono lavoratori retribuiti a tutti gli effetti», ha detto Díaz, che ha aggiunto che «migliaia di lavoratori goderanno di tutti i diritti che hanno i lavoratori nell’ambito di relazioni retribuite, verranno loro versati i contributi e avranno tutta la catena di protezioni sociali che oggi non hanno, per esempio se hanno un incidente sul lavoro».

Dal punto di vista pratico, il decreto, che verrà approvato dal Consiglio dei ministri nelle prossime settimane, sarà solo una paginetta con due commi. Da un lato, verrà aggiunto un paragrafo in un articolo dello Statuto dei lavoratori: per ora tutelerà solo i ripartitori, ma l’obiettivo a lungo termine è che protegga tutti i lavoratori che dipendano da piattaforme informatiche.

«Ci vuole tempo e serenità che ora non abbiamo», è «un tema di una delicatezza straordinaria e c’è ancora lavoro da fare», ha detto. Il secondo comma invece riguarda l’accesso ai dati: i rappresentati dei lavoratori saranno informati delle regole degli algoritmi e dei sistemi di intelligenza artificiale che possano incidere sulle condizioni lavorative che regolano le piattaforme, compreso l’accesso e il mantenimento dell’impiego e la elaborazione di profili, o i cosiddetti «castighi algoritmici» contro chi lavora in determinate frange orarie o per appoggiare uno sciopero. Le imprese avranno tre mesi dall’entrata in vigore per adattarsi alla normativa.

Ma è anche un risultato importantissimo per una ministra, che piano piano e in silenzio in quest’anno e tre mesi di governo ha portato a casa numerosi risultati, ottenuti tutti con il consenso delle parti. Dall’aumento del salario minimo a quasi mille euro al mese (per 14 mensilità), l’abolizione del licenziamento per malattia (una delle misure più odiose della riforma del lavoro del Pp del 2012), la gestione della gigantesca cassa integrazione in questi mesi di pandemia, con il divieto di licenziare, la legge sul telelavoro, le prestazioni per gli autonomi, fino, appunto, alla spinosa legge sui rider.

Sempre con fermezza e con il sorriso, senza mai una parola fuori posto, senza che nessuno dei negoziatori, né dalla parte dei sindacati, né della confindustria, si alzi mai dal tavolo delle trattative. Questa avvocata galiziana, figlia di un sindacalista, iscritta al partito comunista e membra del partito guidato da Pablo Iglesias, è senz’altro l’astro nascente del partito de viola ed è riuscita a mettere a segno, da uno dei ministeri chiave, una serie di riforme simbolo per Podemos. Ora si accinge ad attaccare l’osso più duro: per la settimana prossima ha già convocato ancora una volta le parti sociali per continuare il dibattito sullo smantellamento della nefasta riforma del lavoro imposta dal Partito popolare. «L’agenda di questo ministero è chiara», ha detto. In pochi dubitano che ce la faccia.

* Fonte: Luca Tancredi Barone, il manifesto



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