Carceri. Strage di Modena: non archiviare la verità

Carceri. Strage di Modena: non archiviare la verità

Luca Sebastiani è l’avvocato della famiglia di Hafedh Chouchane, uno dei detenuti morti dopo la rivolta al Sant’Anna di Modena. Ha presentato opposizione alla richiesta di archiviazione della Procura di Modena, con le motivazioni che ci ha esposto in questa intervista

La richiesta di archiviazione della Procura di Modena sancisce che la morte di 8 dei 13 detenuti deceduti a seguito delle lotte nel carcere di Modena è da imputarsi a una overdose da metadone e da farmaci. Tuttavia, molti interrogativi non sembrano avere una risposta esauriente. Che cosa soprattutto, secondo lei, merita ulteriori approfondimenti?

Ci sono due aspetti davvero importanti che a nostro avviso meritano maggiore approfondimento. Il primo riguarda il tema della responsabilità omissiva.

Nel nostro ordinamento, chi riveste una posizione di garanzia e di protezione nei confronti di altri soggetti, perché ad esempio ne ha la cura o la custodia, ha l’obbligo di impedire l’evento e, se ciò non avviene, ne risponde appunto a titolo di responsabilità omissiva. I detenuti sono affidati alla custodia e cura dello Stato, che assumendosi l’onere di privarli della libertà personale deve assicurare anche la loro tutela e la loro salute durante la detenzione.

Pertanto, al pari di posti di lavoro, ospedali o altre strutture pubbliche o private, dove ogni giorno chi riveste la posizione di garanzia è chiamato a rispondere per fatti accaduti all’interno, questo tema, con riguardo a chi rivestiva la posizione di garanzia, andava preso seriamente in considerazione.

Stiamo parlando di una rivolta in carcere, dunque un evento prevedibile e, se fossero rispettate le condizioni, evitabile: in questo il tasso di sovraffollamento carcerario e la carenza di organico, così come risulta dagli atti e dall’ultimo rapporto di Antigone, hanno avuto un’incidenza notevole.

L’altro grande tema è quello relativo ad accertare se vi sono stati ritardi nei soccorsi.

Negli atti processuali emergono ricostruzioni differenti, parliamo anche di diverse ore, in merito all’orario in cui è stato prestato soccorso al povero Hafedh. Anche perché, come evidenzia il nostro consulente medico, l’assunzione del metadone, e i suoi effetti, sono iniziati diverse ore prima della morte. Questo tema doveva essere un quesito specifico da rivolgere al CTU. (Consulente Tecnico d’Ufficio) per capire quando il ragazzo si è sentito male, quando è stato soccorso e se poteva essere salvato.

Pensa che la Procura di Modena abbia chiarito a sufficienza il funzionamento di tutta la catena di comando durante e dopo la rivolta nel carcere Sant’Anna?

A mio avviso solo in parte. Emergono ricostruzioni a volte parziali e in alcuni casi diverse tra loro e senza che in queste le difese siano mai intervenute. Quello che chiediamo è di poter sentire le persone informate sui fatti nel pieno del contraddittorio, per vagliarne l’attendibilità e riempire i vuoti presenti.

Nonostante la causa di morte risulti l’overdose, pure in alcuni casi sui corpi sono state riscontrare anche lesioni diverse. Crede che vi siano zone d’ombra da chiarire, a questo proposito?

Per quanto riguarda la posizione che assisto, no. Abbiamo chiesto al Giudice per le indagini preliminari, però, di acquisire agli atti gli esposti che sono stati depositati alla Procura di Modena, di cui si è tanto parlato, ma che sono evidentemente confluiti in altro fascicolo di indagine e non in questo. Proprio per evitare zone d’ombra che, anche per rispetto dei familiari dei ragazzi deceduti, non devono esserci.

Che previsioni può fare sull’esito della richiesta di archiviazione? E, in caso di esito negativo, ritiene vi siano ulteriori passi che si possono compiere per non far cadere definitivamente il silenzio su questa strage?

Siamo convinti che le richieste che abbiamo formulato nell’opposizione verranno vagliate attentamente, dunque siamo fiduciosi e attendiamo il vaglio giudiziario e non pensiamo ad altro.

Ci tengo però, a nome dei familiari, a ringraziare le associazioni, i comitati ed i giornalisti che si stanno occupando da mesi di questa vicenda, senza i quali non se ne sarebbe mai parlato. Dietro a ogni singolo ragazzo deceduto quel giorno, c’era una storia, una famiglia, una vita: quello che è successo quel maledetto 8 marzo a Modena è stata una vera e propria tragedia, il cui silenzio che vi è stato per mesi è stato assordante.



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