Guerra fredda. Operazione nostalgia e spionaggio nella servile Italia

Guerra fredda. Operazione nostalgia e spionaggio nella servile Italia

Un ufficiale dei servizi della Marina e un giovane del Gru (servizi militari russi) in carico a Roma all’ambasciata. Il dossier, per quattro soldi, che scambia il militare italiano riguarderebbe le manovre Usa/Nato in corso nei Balcani e oltre. Manlio Dinucci ha dato ampie descrizioni sul manifesto. Basterebbe leggere i giornali. Li hanno beccati e subito Elisabetta Belloni, segretario generale della Farnesina, ieri mattina ha incontrato l’ambasciatore russo per comunicare l’espulsione di due incaricati militari russi. Ineccepibile. La Belloni come Eva Kant, non sbaglia un colpo.

Il cacio sui maccheroni e scatta l’operazione Nostalgia. Dove vanno a parare Draghi e la Farnesina di Di Maio – una volta innamorato della Cina? Sono stati dichiarati abili e arruolati sul fronte anti-Pechino. Su quello anti-russo c’erano già. Ricordate il discorso di insediamento di Draghi? Attaccò Putin su Navalny ma non disse una parola sul generale Al Sisi, Regeni o Zaki. L’importante è cosa pensa la Casa Bianca, non cosa pensiamo noi cittadini dei diritti umani. Draghi applica alla lettera il nuovo manuale Biden-Blinken del «perfetto alleato».

Non come la Merkel che vuole completare il gasdotto Nord Stream 2 con i russi. Così, per dare un tocco certo apprezzato oltreoceano il premier e la Farnesina hanno dato ordine di votare contro la risoluzione presentata al Consiglio per i Diritti Umani dell’Onu sulle ripercussioni negative delle sanzioni economiche in piena pandemia a Cuba e altri Paesi, come Venezuela, Siria ed Iran. Sanzioni Usa ed europee a Damasco che stanno impedendo qualunque ricostruzione del Paese e affondano pure il Libano con il congelamento dei conti siriani nelle banche di Beirut. Ma il caso di Cuba è illuminante: in piena pandemia l’anno scorso l’Avana mandò in Italia un equipe di 53 medici.

La risoluzione Onu è passata lo stesso ma vale la pena ricordare che l’anno scorso, in aprile, a sole tre settimane dall’arrivo della Brigata cubana Henri Reeve, in occasione dell’Assemblea Generale Onu la Ue votò insieme agli Usa per respingere una risoluzione proposta dalla Russia per sospendere le sanzioni data l’emergenza coronavirus. Con i cubani in casa ad aiutarci non abbiamo avuto neppure il ritegno di astenerci.

Il nostro servilismo verso Washington ha solide radici e non ha limiti. E ora trova un’ottima occasione per essere applicato a Russia e Cina. Come spiegava sul manifesto Manlio Dinucci partecipiamo a una gigantesca esercitazione militare, Defender-Europe 21, dove gli Usa guidano gli alleati Nato a resistere all’«attacco» di Mosca. Così con il passaporto Covid, mentre stiamo chiusi in casa, migliaia di soldati – altro che segretezza – passeranno da un Paese all’altro schierati contro «l’infiltrazione di Mosca nei Balcani» dove ormai è rimasta solo la Serbia, da noi bombardata nel ’99, ad avere un atteggiamento filo-russo.

Ma la cosa interessante è che nell’esercitazione verranno utilizzate tutte le rotte marittime e terrestri che collegano l’Europa all’Asia e all’Africa. Perché? C’è un altro nemico da tenere a bada ed è la Cina con la Nuova via della Seta, la Belt and Road Initiative (Bri) riadattata al contesto marittimo, la Maritime Silk Road, o Via della Seta marittima, dove il Mediterraneo e Suez hanno un ruolo chiave. Lo ha detto il segretario della Nato Stoltenberg: «La Nato sarà chiamata a occuparsi sempre più della sfida cinese, adattando il suo approccio strategico».

Ecco il punto chiave, la nuova esplicita missione: contenere Pechino. Così Biden e Blinken hanno preso per il bavero gli italiani intimando di mollare subito l’accordo della Via della Seta. Ce lo ripetono ogni due-tre giorni. E pensare che nel 2018 Xi Jinping veniva accolto con tutti gli onori da Mattarella, Conte e Di Maio. Come nel 2010 avevamo ricevuto Gheddafi con i tappeti rossi per bombardarlo sei mesi dopo. La nostra politica estera, se diventi «amico» dell’Italia, è il bacio della morte.

Come tutti i camerieri solerti anticipiamo le richieste del padrone: restiamo in Afghanistan, dove gli americani vogliono andarsene. E gli Usa ora, come «premio», ci riportano nella Libia – che insieme a francesi e inglesi hanno distrutto – dopo che Di Maio di recente si è presentato a Tripoli con l’Eni. Perché Draghi andrà in Libia? In Tripolitania siamo ospiti della Turchia che si oppone alla Russia di Putin. A Blinken, che nel 2011 fu un acceso sostenitore dei raid su Gheddafi, la presenza russa dà un enorme fastidio e l’Italia viene chiamata a fare il suo ruolo. E vedrete che anche Erdogan, con un’economia collassata, potrebbe accordarsi con Washington.

Il gioco si fa duro anche per noi se gli Stati uniti di Biden vogliono contrastare Putin proprio davanti a casa nostra. Ma da un pezzo vedi il triste caso di Cuba – non abbiamo una politica estera autonoma, nell’illusione, già ripetutamente naufragata, che gli altri possano proteggere i nostri interessi. Consoliamoci con Guantanamera, a tutto volume.

* Fonte: Alberto Negri, il manifesto

 

Foto di ANIL OZTURK da Pixabay



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