La Commissione Ue vuole regolare l’intelligenza artificiale, con qualche eccezione

La Commissione Ue vuole regolare l’intelligenza artificiale, con qualche eccezione

Alcuni parlamentari Ue chiedono di bandire ogni forma di sorveglianza biometrica. Il testo dovrà passare sotto le forche caudine degli Stati e del securitarismo diffuso in Europa

La Commissione Europea ha presentato ieri la bozza di una proposta di regolazione dell’intelligenza artificiale negli Stati membri. Insieme al regolamento sulla privacy e ai progetti legislativi Digital Services Act e Digital Markets Act questo testo di 108 pagine completa un’architettura giuridica che intende garantire sia «l’eticità» della tecnologia, sia la «competitività» delle imprese. La bozza disegna il profilo di una democrazia di mercato in un mercato globale dominato dai Leviatani della rete Usa e cinesi . Più che trasformare l’Europa in un centro di produzione mondiale, l’obiettivo è quello di garantire i «valori» dei consumatori e usare le tecnologie nella sanità, trasporti, energia, agricoltura, turismo e la «cyber-sicurezza». Lo ha detto il commissario al mercato interno Thierry Breton.

Il documento limita l’uso dell’intelligenza artificiale in campi che vanno dalle auto che si guidano da sole al governo della forza lavoro nelle imprese attraverso gli algoritmi, dai prestiti bancari alla selezione per l’iscrizione a scuola e al punteggio degli esami. La vicepresidente della Commissione Ue Margrethe Vestager ha detto di volersi opporre a modelli di «sorveglianza di massa». Ad esempio il «punteggio sociale» sperimentato in Cina dove si misura l’affidabilità di un individuo e si orientano i suoi comportamenti. La bozza contiene una serie di bandi tra i quali c’è anche il riconoscimento facciale dal vivo negli spazi pubblici, anche se ipotizza diverse deroghe sulla «sicurezza nazionale». Nozione, quest’ultima, tutta da chiarire. Nel testo è specificato che riguarderà casi di rapimento o per prevenire e rispondere a attacchi terroristici. Tuttavia la «sicurezza» ha molteplici declinazioni, in particolare nello stato di emergenza permanente in cui continueranno a vivere le società neo-liberali in crisi dopo la pandemia. I governi già usano tecnologie biometriche in maniera «securitaria» per controllare e colpire i manifestanti oppure per riconoscere i sostegni sociali in sistemi di Welfare sempre più ricattatori. In questi casi invocano questioni di «sicurezza» declinabili a seconda delle maggioranze di turno. Si rischia così di colpire le persone per il genere, la razza, la sessualità, l’orientamento politico o lo status di immigrato.

Queste ambivalenze hanno sollevato diverse critiche. Alcuni parlamentari europei hanno scritto due lettere alla presidente della commissione Ursula Von Der Leyen e hanno chiesto il bando di ogni sorveglianza biometrica. La bozza assegnerebbe ai governi un margine troppo ampio di intervento e sarebbe troppo amichevole rispetto all’industria digitale. Il testo sarà comunque emendato dal parlamento Ue, ma dovrà passare sotto le forche caudine del Consiglio Europeo dove ci sono Stati come la Francia di Macron che vogliono integrare gli algoritmi nei loro apparati di sicurezza.

L’ambizione della Commissione Ue di vietare pratiche da «Grande Fratello» – tecnologie che orientano i comportamenti e la formazione delle mentalità – dovrà affrontare un altro problema. Nella piramide dei «rischi inaccettabile» che ha disegnato ci sono anche le piattaforme che usano algoritmi che selezionano contenuti rilevanti per i loro utenti. Cosa farà, ad esempio, l’esecutivo europeo se Facebook darà seguito al progetto di un Instagram per i minori di 13 anni per fare concorrenza a Tik Tok? Lo vieterà? Forse sì, anche per fare sentire il fiato sul collo alla Silicon Valley. Ma questo sarebbe anche un intervento contro la «libera concorrenza» che rientra tra le prerogative del mercato europeo.

* Fonte: Roberto Ciccarelli, il manifesto



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