Migranti. Salvini sarà processato a Palermo per il caso Open Arms

Migranti. Salvini sarà processato a Palermo per il caso Open Arms

PALERMO. Ne avrà di tempo Matteo Salvini per guardare l’orizzonte dalla spiaggia sabbiosa e passeggiare nel lungomare di Mondello. Adora il ‘capitano’ questa borgata, ci va spesso quando si trova a Palermo. Anche ieri, prima di andare nel bunker dell’Ucciardone per l’udienza preliminare, Salvini aveva deciso di fermarsi un po’ per osservare in solitario le onde, godersi il profumo di sale mentre gustava una pizzetta con le acciughe, con il gruppetto di dirigenti di partito che lo guardava da lontano. Il cielo sopra di lui era però cupo, presagio di una giornata storta per il leader del Carroccio. Tre ore di arringa dell’avvocato Giulia Bongiorno, che ha letto le 110 pagine della memoria difensiva, non sono servite a convincere il gup, Lorenzo Jannelli.

SALVINI va a processo per avere impedito, nell’agosto di due anni fa, l’attracco della Open Arms nel porto di Lampedusa, col suo “carico” di 147 migranti. Il prossimo 15 settembre salirà sul banco degli imputati davanti alla Corte d’assise: dovrà rispondere all’accusa di rifiuto di atti d’ufficio e sequestro di persona. In poco meno di due ore di camera di consiglio, il gup ha accolto la richiesta della Procura di Palermo di rinvio a giudizio dell’ex ministro dell’Interno, respingendo così la tesi della difesa, che aveva chiesto il non luogo a procedere perché il fatto non sussiste o, in subordine, per insindacabilità del fatto.

UN DURO COLPO per Salvini: il processo, con i suoi tre gradi di giudizio, rischia di minacciare seriamente la sua corsa verso Palazzo Chigi, per il post-Draghi. Ma anche la sua leadership del Carroccio. Lui glissa: «Fortunatamente i giudici non decidono chi vince le elezioni e chi guida i partiti, almeno in Italia funziona così, in Turchia non lo so». Tenta un affondo: «E’ una decisione dal sapore politico più che giudiziario». Ma il suo volto è tirato. «Mi spiace per i miei figli, ma non torno a casa preoccupato», assicura, anche se «passare per sequestratore proprio no, è ridicola l’idea, stiamo facendo ridere il mondo». E poi «quanto costerà questo processo politico agli italiani? Chi pagherà il conto? Sono domande che mi faccio da libero cittadino». Non è il solito show, comunque.

IL GUP HA CHIARITO in aula che lo scopo dell’udienza preliminare non è quello di valutare se sussiste o meno la responsabilità penale dell’imputato, ma se ci sono elementi sufficienti a sostenere l’accusa in giudizio o elementi per decidere un proscioglimento. Per il giudice ci sono tutti, dunque, gli elementi raccolti prima dal Tribunale dei ministri che chiese l’autorizzazione a procedere e poi dalla Procura di Palermo, rappresentata in aula dal procuratore a Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Marzia Sabella e dal pm Gery Ferrara. Usa il tecnicismo legale, per tamponare l’onda d’urto, l’avvocato Bongiorno: «Questa è una udienza filtro, non c’è stata una sentenza di condanna, non c’è stata una valutazione negativa». «Il gup ha precisato che la sua, come prevede la Corte Costituzionale, non è una valutazione di responsabilità penale», sottolinea il legale. Che anticipa le prossime mosse difensive: «Io riproporrò in tribunale quanto ho detto in udienza preliminare, ho documentato che ci sono errori oggettivi anche nel capo di imputazione perché nessuna limitazione della libertà c’è stata. La nave poteva andare ovunque. Aveva centomila opzioni».

Per la penalista «ci sarà solo una dilatazione di tempi, ma alla fine emergerà la verità», annunciando che in giudizio, come ha fatto a Catania nell’udienza per il caso Gregoretti (la Procura in questo caso ha chiesto l’archiviazione), citerà l’ex premier Giuseppe Conte e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio per dimostrare che il divieto di sbarco fu frutto di una valutazione politica dell’intero governo. «Perché così facendo – osserva – si sta portando a processo una strategia di governo, una linea condivisa nel contratto di programma». Salvini anticipa l’atmosfera che ci sarà nell’aula di della Corte d’Assise: «La Open Arms ha fatto una battaglia politica sostenuta da alcuni partiti. In tribunale ci confronteremo su questo, perché io i voti li ho presi dagli italiani, il comandante della Open Arms non è stato eletto da nessuno».

«A mio avviso sul banco degli imputati dovrebbe esserci qualcuno che gioca sulla pelle degli esseri umani mettendone veramente a rischio la vita – afferma – Perché se qualcuno gira, non per sei giorni, il tempo del mio presunto sequestro, ma per 13 giorni per il Mediterraneo in attesa di raccogliere altri immigrati, chi è il sequestratore? Chi gioca sulla pelle di questi poveri ragazzi? Sono contento perché al processo sono convinto emergeranno delle verità: ora sopporto cristianamente la decisione».

FU LA PROCURA di Agrigento a sbloccare il caso Open Arms. Dopo avere accertato con un’ispezione a bordo le gravi condizioni di disagio fisico e psichico dei profughi trattenuti sull’imbarcazione, il procuratore Luigi Patronaggio ordinò lo sbarco a Lampedusa. All’udienza preliminare si sono costituite 21 parti civili: oltre a 7 migranti di cui uno minorenne, Asgi (associazione studi giuridici immigrazione), Arci, Ciss, Legambiente, giuristi democratici, cittadinanza attiva, Open Arms, Mediterranea, AccoglieRete, Oscar Camps, comandante della nave e Ana Isabel.

Alcuni attivisti e militanti hanno inscenato un piccolo presidio davanti al bunker dell’Ucciardone, tenuti a distanza dalle forze dell’ordine che hanno blindato l’area attorno al penitenziario. «Non ho sequestrato nessuno, anzi ho dissequestrato milioni di italiani lavorando per fare riaprire bar e ristoranti il 26 aprile», dice Salvini prima di salire in auto. Direzione aeroporto. Tornerà il 15 settembre a Palermo, questo è certo.

* Fonte: Alfredo Marsala, il manifesto



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