Gaza, già 212 palestinesi uccisi, Biden vende a Israele 735 milioni in bombe

Gaza, già 212 palestinesi uccisi, Biden vende a Israele 735 milioni in bombe

GERUSALEMME. Civili scappati dalle loro case e ammassati nelle scuole, un tragico Deja Vu. Tutto già visto nelle precedenti offensive militari israeliane a Gaza. Nell’ultima, del 2014, «Margine Protettivo», più che in quelle precedenti. Cambia il nome dell’operazione militare, questa volta è «Guardiano delle Mura», ma gli esiti sono gli stessi: morti, feriti, distruzioni immense. Sono già 41mila i civili palestinesi che affollano le aule delle scuole del nord di Gaza, molti fra questi avevano già vissuto questa esperienza sette anni fa. Nelle aule, con qualche materasso e poco altro, ci sono rimasti mesi, alcuni per un paio d’anni. Arrivano da Beit Hanoun, Beit Lahiya e altre località dove l’artiglieria israeliana, oltre all’aviazione, martella ogni giorno. E non possono far altro che mettersi in marcia per raggiungere i luoghi dove ritengono di essere al sicuro. Quasi al sicuro. Ieri gli sfollati sono fuggiti da due scuole del nord dopo che si era diffusa la notizia che Israele le avrebbe bombardate perché sotto di esse l’ala armata di Hamas avrebbe nascosto armi ed esplosivi. «36 scuole di Gaza sono già state danneggiate dalle esplosioni di bombe che hanno colpito edifici vicini, gli effetti secondari degli attacchi aerei per le abitazioni e le infrastrutture sono ancora poco considerati», ci diceva ieri Sami Abu Omar, vice direttore del Centro di scambio culturale Italia-Palestina «Vittorio Arrigoni» di Gaza city. Abu Omar vive a Bani Suheila, ad est di Khan Yunis, nel sud della Striscia, «Viviamo nell’ansia – ci ha detto – nel 2014 a causa della posizione della nostra cittadina nella fascia orientale di Gaza fummo soggetti a raid aerei e cannoneggiamenti per settimane. E temiamo di dover rivivere quei momenti, se non si fermerà subito l’offensiva israeliana. Dopo il nord sarà il nostro turno».

Gaza vive nell’emergenza. Gli ospedali sono già al collasso e hanno urgente bisogno di gasolio per i generatori autonomi di corrente elettrica. E non si sa se potranno entrare subito i rifornimenti di combustibile attesi anche dall’unica centrale elettrica di Gaza che nelle prossime ore sarà costretta a spegnere gli impianti per mancanza di gasolio industriale. I bombardamenti hanno messo fuori uso parte delle linee elettriche ed è alto il rischio che fra Gaza city e il nord centinaia di migliaia di palestinesi non abbiano neppure quelle 4-5 ore di elettricità di cui godono abitualmente. Senza dimenticare che nel nord si sta cercando di riparare la rete idrica per non lasciare senza acqua una ampia porzione di popolazione. L’Onu a Gaza attende di sapere quando sarà dato il via al corridoio umanitario per far entrare medicine, generi di prima necessità, gasolio, benzina e i materiali per la riparazione di strade ed infrastrutture danneggiate.

In queste ore Gaza piange la morte del dottor Ayman Abu al Aouf, capo del dipartimento di medicina interna dell’ospedale Shifa, ucciso assieme alla moglie Reem e due dei loro tre figli. Al Aouf era lo specialista della Shifa che nell’ultimo anno e mezzo si era impegnato più di ogni altro per organizzare nel miglior modo il reparto per la cura dei malati di Covid, anche in altriu ospedali. Abitava nella via al Wahda (Gaza city), in uno dei tre edifici rasi al suolo nella notte tra sabato e domenica dai cacciabombardieri israeliani: i morti sono stati 42, una strage di donne e bambini. Dalle macerie i soccorritori a un certo punto hanno estratto anche il suo cadavere e quello di un suo collega, Muwein Ahmed al-Alul. Per tutto lo Shifa è stato un momento di grande dolore.

Ieri il sindaco di Gaza Yahya Sarraj ha avvertito che tante case sono pericolanti perché colpite fino alle fondamenta da missili israeliani con elevata capacità di penetrazione che si sono conficcati fino a 15 metri sottoterra. Missili che Israele potrà rimpiazzare nei suoi arsenali molto presto. Il presidente americano Joe Biden, riportava con evidenza ieri la stampa israeliana, ha approvato la vendita allo Stato ebraico di missili e bombe Made in Usa per un totale di 735 milioni di dollari. Un via libera, deciso in questo momento, per segnalare i rapporti molto stretti con l’alleato israeliano proprio quando il premier Netanyahu si era rassegnato ad avere rapporti più tiepidi con la Casa Bianca a guida democratica dopo la lunga luna di miele con Donald Trump.

Il portavoce militare israeliano ieri ha riferito il nuovo lungo elenco di obiettivi di Hamas e Jihad che l’aviazione avrebbe colpito nelle ultime ore: sedi di intelligence, campi di addestramento, fabbriche di razzi e munizioni e via dicendo. Un drone ha ucciso Hussan Abu Harmid, uno dei comandanti militari più noti e importanti del Jihad Islami che ha subito minacciato una dura vendetta. I lanci di razzi sono ripresi intensi verso Israele (ieri in totale erano 3.100) dove in una settimana hanno ucciso sette civili, tra cui un bambino di 6 anni, e un soldato, ferito decine di persone e provocato danni materiali, specie ad Ashqelon e Sderot. Il bilancio in casa palestinese è una lunga striscia di sangue: 212 uccisi, inclusi 61 bambini e 36 donne, oltre 1400 feriti tra i quali tanti bambini e ragazzi. Solo ieri l’offensiva aerea di Israele ha ucciso 25 persone – tra cui sette bambini e tre donne – distrutto 13 edifici provocando lo sfollamento di altre centinaia di famiglie palestinesi.

* Fonte: Michele Giorgio, il manifesto

 

Foto di badwanart0 da Pixabay



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