Madrid. Cinque milioni oggi al voto, con rischio ultradestra al governo

by Lorenzo Pasqualini * | 4 Maggio 2021 17:51

MADRID. Oltre cinque milioni di persone sono chiamate oggi, martedì 4 maggio, ad eleggere i 136 deputati del nuovo parlamento della Comunità Autonoma di Madrid, una delle diciassette regioni spagnole. Si vota eccezionalmente di martedì, un evento inconsueto in Spagna, perché era la prima data utile dallo scioglimento anticipato dell’Assemblea regionale. Sono elezioni regionali ma la portata è nazionale.

PER IL PP, PRINCIPALE partito della destra, sarà una occasione per assestare una sconfitta al governo nazionale di Pedro Sánchez. Per la sinistra, che si presenta su tre fronti (oltre al Partito Socialista ed Unidas Podemos, che governano insieme a livello nazionale, c’è anche la forza politica madrilena Más Madrid, che viene dall’esperienza della giunta municipale della ex sindaca Carmena) sarà un’occasione per provare a riprendersi la regione dopo 26 anni di governi del Partido popular e per tenere fuori dalle istituzioni l’ultradestra di Vox. Ma la maggior parte dei sondaggi dà il Pp vittorioso intorno al 40%, e lo scenario più probabile è un governo di coalizione insieme a Vox. Sarebbe la prima volta in Spagna che questo partito di ultradestra entra in un governo regionale: finora appoggiava esternamente le coalizioni del Pp con Ciudadanos, ma senza posizioni di governo. Per Vox sarebbe un salto formidabile passare dall’irrilevanza del 2018 al governo della regione capitolina.

La sesta forza politica di questa importante partita nazionale è Ciudadanos (Cs), che ha provato fino all’ultimo a mostrarsi come forza centrista e moderata nel mezzo di una campagna infuocata, ma che rischia seriamente di non arrivare alla soglia di sbarramento del 5%.

LA CAMPAGNA ELETTORALE madrilena è stata infuocata, una delle più aggressive e roventi degli ultimi tempi in Spagna, segnata dalle provocazioni dell’ultradestra e dal triste ritorno della scorta per i candidati (non accadeva dai tempi dell’Eta). La governatrice uscente, Isabel Diaz Ayuso, ha scelto fin da subito il facile slogan «libertà» di berlusconiana memoria. La «libertà» da contrapporre al «rischio comunismo» rappresentato, secondo il Pp, dai partiti della sinistra, ma anche libertà di poter tenere aperti il più possibile i bar in piena pandemia.

Proprio sulle restrizioni da adottare in pandemia si è consumata, dal settembre 2020 fino ad oggi, una continua guerra fra il governo madrileno (aperturista) e quello centrale, che invitava ad adottare misure più caute per frenare la seconda, poi la terza e infine la quarta ondata di contagi. Grazie alla maggior autonomia regionale lasciata dal governo centrale Madrid è stata negli ultimi mesi una sorta di oasi dove le misure restrittive erano meno forti rispetto al resto di Spagna. Questo però ha avuto un alto prezzo in termini di contagi e di saturazione delle terapie intensive.

L’ESASPERAZIONE della campagna ha toccato l’apice a seguito delle minacce di morte anonime ricevute da Pablo Iglesias il 22 aprile (insieme anche al ministro degli Interni e alla direttrice della Guardia Civil): quel giorno Vox ha parlato di «minacce inventate», scatenando la reazione dei tre partiti della sinistra, che si sono compattati nel chiedere all’elettorato una «mobilitazione contro il fascismo». Dal canto suo il partito di ultradestra ha continuato a inquinare la campagna, ad esempio con i cartelli pubblicitari xenofobi contro i minori stranieri non accompagnati.

Questa tensione esasperata che ha dominato l’atmosfera, crispación per i media spagnoli, ha offuscato i contenuti programmatici e messo in secondo piano i temi reali. La sinistra, in particolare Más Madrid, che ha cercato di sfuggire dalla banalizzazione del dibattito e di mostrare una immagine più pratica, ha provato a richiamare l’attenzione sugli effetti che 26 anni di politiche liberiste hanno avuto su sanità e scuola pubblica, ed anche sul modello fiscale madrileno, un’eccezione a livello spagnolo.

IL PRIMO MAGGIO i candidati dei tre partiti della sinistra sono scesi in piazza insieme nei cortei della Festa dei Lavoratori, molto ridimensionati per le misure anti-Covid, ed hanno lanciato un ultimo appello unitario per chiedere la mobilitazione dell’elettorato delle aree meridionali della regione, «la cintura rossa» popolare e tradizionalmente di sinistra. La speranza è in una rimonta dell’ultim’ora per frenare le destre e l’ingresso di Vox nel parlamento regionale.

* Fonte: Lorenzo Pasqualini, il manifesto[1]

 

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