Capitalismo delle piattaforme in blackout a causa di Fastly

Capitalismo delle piattaforme in blackout a causa di Fastly

Un’azienda di cui probabilmente non avete mai sentito parlare ha causato ieri l’oscuramento di metà dell’Internet mondiale, mandando in tilt per circa un’ora il sito del governo britannico, quello di Amazon, metà dell’informazione mondiale come Bbc, il New Yor kTimes e il Guardian o gli italiani Corriere della Sera, Repubblica e Gazzetta dello Sport, senza contare quelli di PayPal, Shopify, HBO Max, Vimeo. L’azienda che fa girare le reti di queste potenze si chiama Fastly, è di a San Francisco ed è una delle creature più influenti, sebbene invisibili fino a ieri, della Silicon Valley.

LA SPECIALIZZAZIONE di Fastly è importantissima oggi: fare il «cloud computing», cioè fornire in pochi millesimi di secondo servizi su richiesta come l’archiviazione, l’elaborazione o la trasmissione dati a un cliente finale che può essere lontano migliaia di chilometri. Nello specifico Fastly offre un servizio di consegna di contenuti («content delivery network» o «Cdn») che dovrebbe aumentare la velocità (Fastly, significa «velocemente») e l’affidabilità dell’infrastruttura usata dalle aziende che pagano il servizio. Questa attività avviene attraverso enormi «fattorie di server» disseminate in tutto il mondo e in continua comunicazione tra di loro. Ospitano copie dei siti web e gestiscono colossali quantità di dati.

PER CAPIRE l’importanza di Fastly, emersa nell’ultimo anno e mezzo e in particolare nei mesi della pandemia, basta dire che Amazon Web Services uno dei veri colossi del settore – il più redditizio delle attività su Internet, probabilmente – si appoggia a Fastly. Considerate le dimensioni di questa azienda dell’impero Bezos sarebbe logico aspettarsi il contrario. E invece no: il sito di vendita al dettaglio di Amazon è appoggiato a Fastly. E non da ieri, ma da maggio 2020. Chi ha cercato ieri, in Sicilia o in Friuli, tra mezzogiorno e l’una, di acquistare qualcosa sappia allora che non ha potuto fare «click» per un problema scoppiato a San Francisco. Per chi, come la Bbc ha pensato di fare una copia del sito in un server autonomo, l’interruzione è stata breve. Per tutti gli altri è stato necessario che il problema fosse risolto prima in California.

COSA HA PROVOCATO questo blackout che ha colpito le attività, anche economiche come i pagamenti online, di centinaia di milioni di persone nell’interruzione più spettacolare degli ultimi anni? Su Twitter si è prontamente iniziato a parlare di un attacco hacker. Del resto l’interruzione è avvenuta dopo una serie di incidenti informatici che hanno colpito molti snodi della rete statunitense, dalla fornitura globale di carne a un importante oleodotto Ma l’ipotesi non è stata confermata, né accertata. Un portavoce di Fastly ha invece parlato di «una configurazione di servizio che ha innescato un’interruzione nei punti di presenza all’interno della rete mondiale delle fabbriche dei server gestite da noi».

COMUNQUE sia andata sappiamo che il problema ha provocato un effetto domino devastante. È il classico battito d’ali che parte dalla California e produce un disastro dall’altra parte del mondo. Una valanga che inizia con una pietra e finisce con il crollo di una montagna. Nel luglio 2020 un problema molto simile a quello di Fastly è capitato a Cloudflare, una rete altrettanto importante di «consegna di contenuti» composta da centinaia di server situati in più di cento paesi. Un problema nel centro dati di Atlanta ha mandato in tilt l’intero sistema mondiale che si appoggia all’infrastruttura.

QUESTA VICENDA dimostra il crescente bisogno di velocità online che ha portato a concentrare sistemi strategici nelle mani di pochissime aziende. La rete dipende da chi consegna i contenuti, come fanno Fastly e Cloudflare, oppure da chi garantisce la permanenza online dei siti svolgendo il ruolo di «cloud host», come Amazon Web Services Azure di Microsoft e Google Cloud Platform. Questi fornitori investono miliardi di dollari per rendere sicuri i loro servizi. Ma quando accade un errore, come quello di ieri, abbattono tutto. Lo chiamano capitalismo delle piattaforme.

* Fonte: Roberto Ciccarelli, il manifesto



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