Spagna. Il governo dà il via alla «ley trans» per uguaglianza e diritti delle persone lgtbi

Spagna. Il governo dà il via alla «ley trans» per uguaglianza e diritti delle persone lgtbi

BARCELLONA. «Oggi facciamo storia». Con queste parole, la ministra dell’uguaglianza, Irene Montero, ha annunciato ieri, in piena settimana del Pride, l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri del disegno di legge «per l’uguaglianza reale ed effettiva delle persone trans e per la garanzia dei diritti delle persone lgtbi». È il primo passo di un lungo iter parlamentare, la proposta adesso sarà sottoposta al dibattito e all’eventuale approvazione del Parlamento, che però ora sembra più vicino al traguardo, perché lo scoglio principale era il socio grande del governo rosso-viola: i socialisti.

Quella di ieri è infatti una vittoria di Podemos (e delle associazioni): la tenacia di Montero è riuscita a sconfiggere chi, come la vicepresidente Carmen Calvo, vede questa come una legge che “cancella” le donne.

La Spagna entrerà così nel novero dei paesi che garantiscono il diritto all’autodeterminazione di genere. Anche se Calvo è riuscita a far cancellare dalla norma quest’espressione, i socialisti hanno dovuto accettare quella che era una linea rossa dei movimenti lgbti e della stessa Unidas Podemos: niente prova di «situazione di transessualità stabile»; alle persone trans basterà fare richiesta all’anagrafe, senza testimoni e senza certificati medici, e potranno cambiare di sesso. I socialisti hanno ottenuto che la richiesta debba essere ripetuta dopo 3 mesi, ma in 4 mesi al massimo chi lo vorrà potrà chiedere di essere considerato a tutti del sesso che voglia. Se si vorrà tornare indietro bisognerà attendere almeno sei mesi. In un manifesto, una parte dei socialisti aveva chiesto che il cambio di sesso all’anagrafe fosse «un’eccezione giuridica giustificata da una disforia certificata da professionisti», ma ha vinto la depatologizzazione completa.

Un altro dei timori dei contrari alla legge era l’ipotetica possibilità che un uomo processato per violenza di genere potesse chiedere di cambiare sesso per sfuggire ai rigori della legge. Ma fin dalle prime bozze, la norma prevede che la persona mantenga gli obblighi giuridici legati al proprio sesso fino al momento del cambio, e ne assume o perde gli eventuali vantaggi (come norme per favorire le donne) solo a partire del momento del cambio.

La richiesta di cambio anagrafico potrà farsi dai 16 anni in su; fra 14 e 16 richiederà il consenso dei tutori legali e dai 12 si potrà fare con l’assenso di un giudice.

Prima sarà possibile solo il cambio di nome. Le associazioni avrebbero voluto libertà a partire dai 12 anni. Anche per le persone intersessuali o non binarie rimangono fronti aperti: il ministero di uguaglianza avrebbe voluto norme che tutelassero di più questi collettivi, per esempio con l’introduzione di una terza casella per il genere. Per ora la norma prevede solo l’obbligo di non sottoporre i neonati con organi sessuali poco definiti a chirurgia e la possibilità di attendere un anno prima di attribuire loro un sesso.

La parte dedicata alle persone trans è parte di una legge più amplia (che i viola volevano separare in due progetti, ma i socialisti hanno costretto a fondere in una) che tutela i diritti delle persone lgbti. Anche qui c’è una decisione di enorme importanza: la Spagna proibirà le cosiddette «terapie di conversione» fomentate da chi pensa che l’omosessualità sia una scelta. Fra le altre misure, multe fino a 150mila euro per la discriminazione sul lavoro, a scuola, in campo sanitario. Abolito poi il divieto del Pp per le lesbiche di accedere alle tecniche di riproduzione assistita (che molte regioni avevano già soppresso), che saranno aperte anche alle persone trans che possono gestare. Infine la filiazione per le madri non gestanti di una coppia lesbica sarà più semplice.

* Fonte: Luca Tancredi Barone, il manifesto

 

 

ph by Barcex, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons



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