Val di Susa. Il popolo No Tav sempre in marcia: «Siamo la natura che si ribella»

Val di Susa. Il popolo No Tav sempre in marcia: «Siamo la natura che si ribella»

«C’eravamo, ci siamo e sempre ci saremo». Gli slogan dei No Tav tornano a riecheggiare in Val di Susa, scanditi dalle migliaia di persone che ieri hanno marciato da Bussoleno a San Didero, il Comune che a causa del progetto di costruzione di un nuovo autoporto è diventato l’epicentro delle proteste.

È stata la prima manifestazione non solamente locale dopo un anno e mezzo di pandemia, così anche le molte delegazioni venute da fuori, da Roma a Milano, da Genova a Palermo passando per Bologna, Firenze, Venezia, hanno potuto vedere con i loro occhi il nuovo scempio denunciato dal movimento, e che in soli due mesi di protesta gli è già costato un presidio sgomberato violentemente, molte cariche delle forze di polizia e una manifestante, Giovanna, ferita gravemente a un occhio forse da un lacrimogeno sparato ad altezza d’uomo.

Il nuovo autoporto di San Didero viene costruito in sostituzione di quello di Susa, che verrà chiuso per lasciare spazio ai cantieri della Torino-Lione, in particolare per accogliere lo «smarino» i materiai di scarto degli scavi, materiali che ancora non ci sono perché nemmeno un metro di quello che deve essere il tunnel dell’alta velocità è stato realizzato, nonostante siano passati 30 anni dall’inizio di questa storia.

Il nuovo autoporto per questa parte di Valle significa perdere nuovi importanti pezzi di natura , l’incubo dell’inquinamento aereo e acustico, e l’assurdità di vedere più mezzi pesanti ai causa di un’opera pensata e giustificata per alleggerire il traffico su strada; non da ultimo l’ennesima pesante militarizzazione del territorio: i 70 mila metri quadri, quasi dieci campi da calcio, destinati all’autoporto sono stati espropriati e a protezione dell’area sono state collocate inferriate alte due metri e coronate da filo spinato e ogni giorno le pattuglie si danno il cambio per tenerla sorvegliata.

Ieri da una parte decine e decine di forze di polizia, mezzi blindati, tenute antisommossa, dall’altra i No Tav con le loro bandiere, i saltimbanchi, la banda, le carrozzine dei bambini e i bastoni dei vecchi. Come era nelle intenzioni si è trattato di una manifestazione colorata e pacifica.

Dietro lo striscione di apertura «Siamo la natura che si ribella» sono stati chiamati i giovani a cui il movimento si rivolge i maniera particolare. Gli amministratori locali erano presenti con le loro fasce tricolori all’inizio e alla fine della marcia, non durante perché i decreti governativi attuali non consentono le manifestazioni mobili.

Il sindaco di San Didero ha parlato con dolore di un comune fortificato come una zona di guerra ed espresso la forte preoccupazione per una zona verde che ha già sofferto di troppi interventi dolosi. I No Tav oggi incontreranno in un’ assemblea convocata a Venaus.

* Fonte: Serena Tarabini, il manifesto

 

 

Foto: Notav.info



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