Anno scolastico 2021-2022, il governo delibera l’assunzione 112.473 docenti

Anno scolastico 2021-2022, il governo delibera l’assunzione 112.473 docenti

Il governo intende assumere 112.473 mila docenti «a tempo indeterminato sui posti effettivamente vacanti e disponibili» per il prossimo anno scolastico 2021-2022. Lo ha deliberato ieri il consiglio dei ministri su proposta del ministro per la pubblica amministrazione Renato Brunetta e del ministro dell’economia e delle finanze Daniele Franco. In questo modo il ministero dell’Istruzione sarebbe stato autorizzato a procedere. Da chiarire la natura della decisione e le eventuali procedure. è stata rinviata di una settimana la presentazione alle regioni del «Piano scuola» per il rientro in classe dal 1 settembre. E si continua a discutere sull’obbligo vaccinale, o meno al personale scolastico mentre ci si interroga quanti studenti saranno immunizzati in un mese

Il governo intende assumere 112.473 mila docenti «a tempo indeterminato sui posti effettivamente vacanti e disponibili» per il prossimo anno scolastico. Lo ha deliberato ieri il consiglio dei ministri su proposta del ministro per la pubblica amministrazione Renato Brunetta e del ministro dell’economia e delle finanze Daniele Franco. In questo modo il ministero dell’Istruzione sarebbe stato autorizzato a procedere.

AL MOMENTO in cui scriviamo non sono chiare le ragioni della decisione che potrebbe riguardare sia la somma dei docenti che ogni anno entrano nella scuola per sostituire i pensionati, oltre che i nuovi assunti attraverso i concorsi fatti o anche quelli in preparazione. Il totale di 112.473 potrebbe contemplarli. Oppure potrebbe essere una stabilizzazione del bacino dei precari esistenti. L’ultima è stata fatta da Renzi quando era alla guida del governo. Nel 2015 furono stabilizzati 90 mila docenti. Negli anni successivi gli stabilizzati furono 58.348. In totale quasi 150 mila persone, variamente inquadrati da una riforma criticatissima e a tutt’oggi molto problematica, in parte neutralizzata, che ha concluso un ciclo di trasformazione della scuola, e dell’istruzione, in un’istituzione neoliberale.

L’ANNUNCIO potrebbe essere un modo per evitare una sanzione da parte della Corte di giustizia europea. Il settore pubblico, e in particolare la scuola, è uno dei più grandi sfruttatori di lavoratori precari in questo paese. Così facendo però si contravviene, tra l’altro, anche alla direttiva della Commissione Europea che prevede l’assunzione a titolo definitivo di tutti i dipendenti della scuola che hanno svolto almeno 36 mesi di servizio anche non continuativo negli ultimi cinque anni. Nel tempo sono stati molti i sindacati a presentare alla Corte ricorsi a ripetizione per fare rispettare la direttiva europea, dall’Anief alla Flc Cgil. Renzi fu costretto a procedere alla stabilizzazione e la presentò come un fiore all’occhiello della sua cosiddetta «Buona scuola». Lo stesso, si presume, avverrà con il governo Draghi.

NON SONO chiare, ammesso che si tratti di una stabilizzazione, le procedure. Sempre che si intenda farle decorrere dal primo settembre quando, di norma, i precari (docenti e personale Ata) vengono riassunti dallo Stato. I tempi sarebbero ristrettissimi, un mese secco. Se così fosse, questo attesterebbe l’emergenza continua in cui vive la scuola: incapace di creare un sistema che eviti, a distanza di pochi anni dal 2015, la formazione di una nuova bolla di precari tra loro differenziati. Se dunque fosse confermato l’annuncio che abbiamo letto ieri nel comunicato stampa del consiglio dei ministri (numero 31), al netto di procedure tutte da verificare, questo sarebbe la prova della drammaticità della condizione di chi lavora nell’istruzione di otto milioni di studenti di tutte le età. Dopo un anno e mezzo di pandemia si è deciso di agire in un mese. Non è banale. Anzi, avrebbe dell’incredibile.

IERI È STATA RINVIATA di una settimana la presentazione dell’annunciato piano per il rientro a scuola in attesa che il governo abbia i nuovi dati sulla situazione della pandemia e trovi una quadra sull’obbligo, o meno, alla vaccinazione del personale scolastico. Il rinvio è avvenuto anche in ragione dell’incertezza sul numero reale del personale scolastico che non è stato vaccinato. Mentre era giunta a buon punto la solita campagna di criminalizzazione contro presunti renitenti al vaccino, lo stesso ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha mostrato di dubitare del dato, diffuso a livello ufficiale, sulle 220 mila persone tra docenti e personale Ata che non avrebbero ricevuto nemmeno una dose. è anzi probabile che i numeri siano inferiori e che l’85% degli immunizzati sia addirittura superiore.

LA CONFUSIONE è iniziata nel momento in cui è stata interrotta la somministrazione del vaccino Astrazeneca inizialmente dedicato al personale scolastico e universitario. Da quel momento è stato perso il censimento dei vaccinati, anche perché nel frattempo sono subentrati altri criteri, a cominciare da quello della fascia di età. È dunque possibile che la minoranza che non è riuscita a farsi vaccinare con Astrazeneca, o ha scelto di non farlo allora a causa dell’incredibile serie di rovesci comunicativi sulle eventuali conseguenze del preparato, può averlo fatto successivamente. Per ora, in caso di personale scolastico non vaccinato si prospetta un meccanismo di «gamificazione» in tre tappe: richiamo, trasferimento e infine sospensione. Nel caso di positivi tra gli studenti piace l’ipotesi «francese»: il contagiato segue da casa con la Dad. Gli impegni del piano scuola su mascherine distanziamenti o didattica in presenza andranno verificati nella realtà.

* Fonte: Roberto Ciccarelli, il manifesto



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