Genova, 20 anni fa. Immigrati cittadini, il 19 gennaio prima tappa di un percorso

Genova, 20 anni fa. Immigrati cittadini, il 19 gennaio prima tappa di un percorso

20 anni fa. Come eravamo e dove andiamo. Dal dossier n. 4/2001 dell’agenzia Testimoni di GeNova. Un commento di Tom Benetollo, presidente nazionale ARCI

  • Si tratta di donne e uomini in carne e ossa, col loro bagaglio di bisogni, di sofferenza, di aspettative
  • Finalmente si fa sentire più forte la voce dei partiti di opposizione
  • Il sentimento di concittadinanza planetaria si deve tradurre in obiettivi di uguaglianza di diritti e di responsabilità
  • Questa globalizzazione continua a essere stellarmente lontana da quella che vogliamo

L’arroganza e la sordità del governo alle critiche, anche in materia di immigrazione, sta suscitando reazioni e proteste.

Se da un lato nemmeno l’opinione pubblica di destra è soddisfatta, dall’altro, e per motivi del tutto diversi, un vasto movimento democratico ha scelto di impegnarsi in una nuova campagna: il 19 gennaio a Roma, con una grande manifestazione nazionale contro il Disegno di legge Bossi-Fini, per la democrazia, per i diritti di tutti. E già si profila un’altra scadenza, proposta dai sindacati, per la fine di febbraio.

Avrebbe dovuto esserci un confronto sul disegno di legge Bossi-Fini: è stato negato dal governo. Perciò ora è aperta battaglia democratica e civile. Pacificamente quanto fermamente.

Diciamolo: tutto è molto più complicato dalla goffa progettualità messa in campo dalla destra, che a suo tempo scelse di fare dell’immigrazione un cavallo di battaglia elettorale, con cinismo o con irresponsabilità, a seconda dei casi. E che ha voluto, per anni, coniugare la vicenda immigrazione ai temi della criminalità, della clandestinità, dell’identità culturale – o nazionale – o religiosa. E quando ha parlato di necessità per l’economia, ha quasi sempre visto l’immigrato solo come braccia, in una logica “usa e getta” che ne fa un non-cittadino.

Per non parlare delle campagne d’opinione più rozze e strumentali, quando capitava che davvero fossero stati degli immigrati a macchiarsi di delitti.

Ci sono stati tempi (guarda caso, durante i governi dell’Ulivo) in cui l’Italia veniva rappresentata più o meno come la Chicago degli anni Venti, con gli immigrati protagonisti di ogni sorta di nefandezze. E molti paludati giornali e TV ben volentieri si prestavano a far da cassa di risonanza.

Oggi, che i temi della criminalità sono cancellati dall’agenda – perché si vuole far credere, esattamente all’incontrario, che di fatto la criminalità è ridottissima, grazie al governo del Cavaliere – anche il tema immigrazione dev’essere ridimensionato. Per così dire: banalizzato. Per la propaganda vanno bene le frasi a effetto sulla prostituzione (tema anch’esso “naturalmente” collegato all’immigrazione). Ma senza un impegno di governo sulla vergogna della tratta, sulla schiavitù sessuale, sulle organizzazioni criminali che ci sono dietro.

Banalizzare la vicenda immigrazione è impossibile. Intanto perché si tratta di donne e uomini in carne e ossa, col loro bagaglio di bisogni, di sofferenza, di aspettative. Inoltre perché stiamo parlando di una questione che merita davvero di essere chiamata epocale. Stiamo parlando di un cambiamento in profondità, prodotto da fenomeni storici, economici, culturali che hanno avuto un salto di qualità con la pervasività della globalizzazione.

Nessuna sorpresa, dunque, se questa nuova campagna, di cui la manifestazione del 19 gennaio è solo uno dei tanti appuntamenti, vede unite sui contenuti aree anche molto diverse. Il “No” al disegno di legge Bossi-Fini accomuna associazioni che sono in prima fila sul tema dei diritti degli immigrati: Gruppo Abele, Caritas, Agesci, Mani Tese, Acli, Pax Christi, Federazione delle Chiese Evangeliche testimoniano la forte contrarietà che c’è nel mondo cristiano.

Ci sono i sindacati confederali che hanno stilato un documento comune; c’è il sindacalismo Cobas. Ci sono le associazioni studentesche, dall’UdS a Studenti.net, e molte aggregazioni giovanili. Ci sono i Social forum e associazioni come Legambiente, UISP, Auser, ARCI.

E si fa sentire sempre più forte la voce dei partiti di opposizione. Finalmente. Anche perché la destra sta smantellando la legge Turco-Napolitano, che a suo tempo fu sostenuta dallo schieramento di centrosinistra e da un vastissimo arco di associazioni.

Anche noi dell’ARCI la sostenemmo, anche se criticammo l’introduzione dei centri di detenzione – diventati di fatto vere e proprie prigioni – e l’assenza del diritto di voto alle elezioni amministrative (ragioni di carattere costituzionale impedirono l’inserimento nella legge, ma onestamente va detto che mancò un impegno serrato a risolvere la questione).

La situazione, fotografata oggi, ha qualcosa di paradossale: la legge Turco-Napolitano è di fatto abbandonata; il DDL Bossi-Fini non è stato ancora approvato dal Parlamento (e non si sa bene che testo verrà licenziato alla fine, anche perché ci sono contraddizioni vere dentro l’attuale maggioranza); nel frattempo nessuno ha chiaro come gestire i flussi, e davanti agli uffici preposti si formano code di immigrati giustamente preoccupati sul loro presente e sul loro futuro (mentre le pratiche restano giacenti). Per di più torna sul tavolo del governo – è tragicomico, ma vero – la questione di una nuova “non-chiamatela-così” sanatoria.

E ancora, la stragrande parte delle Regioni (comprese quasi tutte quelle del centrodestra) sono contro il DDL; gli industriali chiedono più ingressi (Confindustria in testa, per non parlare degli imprenditori del Nord-Est, che considerano ridicole e dannose le proposte sui flussi fatte dal Governo).

Chi sarà nelle strade di Roma il 19 gennaio guarda alla strumentalità e agli interessi che stanno dietro questo dibattito con occhi sdegnati. Gli immigrati sono prima di tutto cittadini. Il sentimento di concittadinanza planetaria si deve tradurre, qui e ora, in obiettivi di uguaglianza di diritti e di responsabilità. In politiche di coesione sociale che possono e debbono passare anche attraverso il diritto di voto alle amministrative. In percorsi di inter-culturalità sul territorio (enti locali, svegliatevi). In un Welfare aperto, come vuole essere quello dell’Unione Europea.

Senza dimenticare che leggi importanti, pesanti, attendono ancora: quella sul diritto d’asilo; quella sulla cooperazione internazionale. Possono salvare molte vite umane. Possono intrecciare fili di solidarietà e di giustizia in questa globalizzazione che continua a essere stellarmente lontana da quella che vogliamo.

 

* Tom Benetollo, Presidente nazionale ARCI, da Dossier n. 4, Agenzia Testimoni di GeNova

 

ph by Ares Ferrari, CC BY-SA 3.0 <http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/>, via Wikimedia Commons

 



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