Intervista ad Aleida Guevara: «L’alternativa cubana, welfare contro embargo e sanzioni»

Intervista ad Aleida Guevara: «L’alternativa cubana, welfare contro embargo e sanzioni»

«Si dice Cuba come si dice dignità», ha affermato una volta il Subcomandante Marcos. E di certo anche di fronte al Covid e sotto un embargo che non ha fatto che inasprirsi, l’isola è rimasta – al di là di errori e contraddizioni – una fonte di ispirazione per molti e un modello di solidarietà internazionale, con oltre 600mila operatori sanitari inviati all’estero (più di tutta l’Organizzazione mondiale della Sanità).

Ma che la rivoluzione cubana abbia tradotto in realtà la massima di José Martí, «Patria è umanità», è risultato ancor più evidente proprio in occasione della pandemia quando le brigate mediche del contingente Henry Reeve, di cui ha potuto fare esperienza anche l’Italia, non hanno esitato a combattere il Covid in oltre 50 nazioni del mondo. Ma Cuba, uno dei paesi con il più alto numero di medici rispetto alla popolazione, è un esempio anche per come ha affrontato la battaglia contro il virus all’interno dei confini nazionali, producendo almeno due vaccini pubblici: Soberana 2 e Abdala, quest’ultimo con un’efficacia superiore al 92%.

Tutto ciò, però, non basta a risparmiare all’isola attacchi di ogni genere da parte dei suoi nemici che si guardano bene dal riconoscere, come evidenziava Eduardo Galeano, che «Cuba è uno dei pochi paesi che non compete per la Coppa del Mondo dello Zerbino» e che «ha generato la società latinoamericana meno ingiusta».

Di tutto questo abbiamo parlato con la pediatra cubana Aleida Guevara, figlia maggiore del Che, al termine della sua visita in Italia, dove è stata invitata dall’Associazione nazionale di amicizia Italia-Cuba.

Con l’avvento di Biden alla Casa bianca, nessuna delle 240 misure contro Cuba adottate da Trump è stata eliminata. Ve lo aspettavate?

La verità è che pensavamo che avrebbe fatto almeno qualche tentativo per migliorare il dialogo con il nostro governo. E invece ha messo in atto una nuova pressione economica e finanziaria contro Cuba, impedendoci di utilizzare il dollaro statunitense come moneta di scambio internazionale. Costituisce un problema grave per un paese il cui sviluppo dipende dal turismo e dai servizi.

E che dire dell’«energica» condanna da parte del Parlamento europeo delle violazioni dei diritti umani a Cuba?

Non merita neppure una risposta. Si tratta semplicemente di una mancanza di rispetto nei riguardi di un popolo talmente solidale che, pur non avendo ancora superato gli effetti della pandemia sul piano interno, ha inviato professionisti della salute in oltre 50 paesi al fine per contenere i disastri provocati dal virus. Compresi i paesi del cosiddetto primo mondo, membri di questa Unione europea che ci giudica così superficialmente, forse cedendo alla disinformazione o alla manipolazione o, peggio, ponendosi al servizio degli interessi del suo socio di maggioranza, il governo Usa. Lo stesso che viola sistematicamente e da più di 59 anni i diritti umani del mio popolo, sostenendo in modo illegale un crudele embargo economico e finanziario che ci nega il libero commercio con altri paesi.

Lo stesso governo che lancia ora una campagna contro la cooperazione medica cubana, descrivendo le missioni di salute come tratta di persone.

Sono stata in Nicaragua e in Angola come pediatra ed è stata una delle esperienze più importanti della mia vita. In cambio del nostro lavoro non ricevevamo altro che il salario di un medico a Cuba, ma devo dire che non ci ho mai fatto caso: mi sembrava di essere la donna più completa del pianeta, semplicemente perché mi sentivo utile, salvavo vite, sperimentavo l’affetto dei miei pazienti e la gratitudine dei loro familiari e questo era e sarà sempre la migliore ricompensa per un pediatra. Il mondo è cambiato, il campo socialista europeo non c’è più, la vita è più mercificata, ma la formazione ricevuta ha prevalso: il sorriso di un bambino continua a essere la migliore ricompensa. I miei colleghi mi riempiono di orgoglio: mi sento realizzata professionalmente e come rivoluzionaria quando li vedo lavorare in ogni angolo del mondo con lo stesso amore e rispetto mostrati verso il nostro popolo. Del resto, chi ha chiamato l’Oms a lottare contro Ebola? I medici cubani! Perché siamo professionisti, siamo solidali e rispettiamo la vita. È chiaro che abbiamo bisogno di denaro, ma non si tratta dell’asse centrale delle nostre vite. Per questo non siamo servi di nessuno e comprendiamo che la vita di un essere umano vale più di tutto l’oro del mondo. Per questo sostengo il Premio Nobel per la pace per la brigata medica cubana.

Cosa risponde a quanti denunciano la repressione contro l’iniziativa di artisti e intellettuali dissidenti nota come Movimiento San Isidro?

Ma si sa di cosa si tratta? Se vi sono al suo interno alcuni artisti noti – e noi speriamo che siano semplicemente confusi -, i presunti dirigenti di questo movimento hanno espresso pubblicamente il proprio auspicio che il nostro paese venga invaso dall’esercito statunitense. Si può immaginare cosa questo rappresenti per il mio popolo? Si ha idea di ciò che abbiamo realizzato in questi anni di Rivoluzione a livello culturale e sanitario, della dignità con cui viviamo? Chi potrebbe rispettare ciò che dicono dei mercenari a cui non importa nulla del loro popolo, ma solo della quantità di denaro che ricevono per attaccarlo? Il mio governo ha avuto una pazienza immensa, di cui io personalmente non dispongo. Mi infastidisce enormemente vedere e ascoltare questi personaggi che non rappresentano gli interessi della maggioranza. E ho l’esigenza e il piacere di constatare come lo Stato faccia uso del diritto che come popolo gli abbiamo concesso, applicando le leggi approvate da una schiacciante maggioranza.

Cosa pensa del gruppo «La joven Cuba», che aspira a «raggiungere una democrazia socialista con un robusto stato di diritto»? Le sue critiche sono di aiuto alla Rivoluzione?

Le uniche critiche che aiutano la Rivoluzione sono quelle che implicano l’impegno a perfezionarla e sono quindi accompagnate da soluzioni fattibili per migliorare la vita del popolo senza alcun tipo di ingerenza straniera.

Tra l’embargo e la pandemia, l’isola attraversa una grave crisi. Come ne può uscire?

La situazione è realmente difficile: si registra una carenza di alimenti e di medicine e si avvicina una tormenta tropicale che potrebbe peggiorare ulteriormente le cose. Tuttavia, restiamo uniti come popolo, siamo solidali gli uni con gli altri e possiamo contare su tanti amici in molte parti del mondo, a cominciare, per esempio, dall’Associazione Italia-Cuba, che è al nostro fianco da 60 anni. Vi sono migliaia e migliaia di uomini e donne in questo mondo che ci appoggiano e danno prova di una profonda solidarietà: senza di loro sarebbe arduo resistere e soprattutto continuare a promuovere il nostro sviluppo. Non è facile, ma abbiamo già dimostrato che quando un popolo unito decide di lottare per un ideale non c’è forza capace di piegarlo. Continuiamo ad andare avanti.

Cuba ha ora i suoi vaccini. Che significato ha questo successo scientifico?

Come è possibile che un paese con tanti problemi economici ottenga ciò che altri molto più ricchi e potenti non sono riusciti ad avere? Cos’è che ci differenzia? Senza dubbio il sistema sociale. Nel quadro del modello socialista ciò che è più importante è l’essere umano, la sua sicurezza, il suo benessere. Pertanto è fondamentale garantire a ogni individuo la possibilità di sviluppare le sue risorse intellettuali affinché sia più utile alla società. Poiché l’embargo ci ha sempre colpiti nell’acquisizione delle medicine, abbiamo cercato strade alternative, una delle quali è la prevenzione: è più facile prevenire una malattia che curarla. Da qui lo sviluppo scientifico che ci permette di proteggere il popolo. Sì, abbiamo dimostrato che si può vivere in un altro modo, non facendo commercio della vita, ma rispettandola.

 

* Fonte: Claudia Fanti, il manifesto

 

 

ph by Pablo Tupin-Noriega, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons



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