La Gkn resiste ai licenziamenti. Firenze prepara lo sciopero generale

La Gkn resiste ai licenziamenti. Firenze prepara lo sciopero generale

Per scongiurare la chiusura della fabbrica e più di 500 licenziamenti, la viceministra Alessandra Todde chiama azienda, sindacati e istituzioni giovedì al ministero. In parallelo si prepara la mobilitazione provinciale di tutte le categorie. Ordinanza del sindaco campigiano Fossi: “Dalla fabbrica non uscirà neanche una vite”. E la Fiom Cgil avverte il governo: “Se affrontiamo il Pnrr con fabbriche che vanno bene e che vengono chiuse, siamo nei guai”

FIRENZE. Di fronte a un ministero dello Sviluppo economico che con la viceministra pentastellata Alessandra Todde batte un colpo, convocando per giovedì una prima riunione per chiamare i vertici aziendali e i padroni del fondo inglese Melrose a rispondere della chiusura a freddo della Gkn di Campi Bisenzio, si muovono anche i sindacati. “Stiamo organizzando proprio per giovedì – anticipa Daniele Calosi che guida la Fiom Cgil di Firenze – al massimo per venerdì, uno sciopero generale di tutte le categorie dei lavoratori della provincia”. Una reazione che fa il paio con l’ordinanza che introduce il divieto di avvicinamento dei mezzi pesanti al perimetro aziendale della fabbrica. “Da lì non uscirà nemmeno una vite – assicura il sindaco campigiano Emiliano Fossi – ed è un segnale amministrativo e politico chiaro: non accettiamo lo smantellamento dello stabilimento”.

Intanto va avanti l’assemblea permanente dentro la fabbrica, iniziata venerdì dopo l’annuncio via mail dei 422 licenziamenti dei dipendenti diretti, di un altro centinaio dell’indotto primario (dalle pulizie alla mensa), e nei fatti di tanti altri operai le cui ditte lavoravano per conto del grande sito produttivo di componentistica auto. “C’è un presidio costante dei dipendenti – spiega ancora il sindaco dem Fossi – che stanno portando avanti la loro legittima battaglia in modo dignitoso e corretto. E c’è un continuo flusso di cittadini, che portano cibo e bevande ai lavoratori, e di rappresentanti istituzionali”. Fra i tanti, da segnalare la visita di Giorgio Cremaschi e Francesca Conti di Pap, mentre Nicola Fratoianni di Sinistra italiana ha fatto una interrogazione parlamentare.
L’obiettivo dichiarato è quello di far ritirare i licenziamenti e scongiurare la chiusura della fabbrica. Ma il ministro leghista Giancarlo Giorgetti, che il Mise lo guida, guarda al metodo e non al merito: “Purtroppo è inevitabile che queste cose accadano, però non possono succedere in questo modo perché noi abbiamo in mente di `fare il west´, non il `far west´”. Una risposta nemmeno troppo velata a Maurizio Landini, numero uno della Cgil che ha etichettato i casi della Gkn e della Gianetti Ruote in Brianza (152 operai licenziati, anch’essi con una mail come previsto dal jobs act) appunto come “far west”.
Sulla presunta “inevitabilità” interviene la Cna fiorentina, che incontrando i lavoratori fa le pulci ai vertici Gkn: “La chiusura contrasta con quanto contenuto nel bilancio Gkn dello scorso aprile. I primi mesi dell’esercizio 2021 hanno confermato il trend positivo in termini di consolidamento dei volumi rispetto all’ultima parte dell’esercizio 2020. Il primo trimestre ha evidenziato infatti un incremento del fatturato complessivo del 7%, e del 14% rispetto al budget. Un consolidamento riferibile alle vendite verso clienti terzi, che incrementano del 17%, e dell’11% rispetto al budget”.
Tira le somme Francesca Re David, segretaria generale della Fiom: “Gkn e Gianetti Ruote sono entrambe strategiche, di componentistica auto e di proprietà di fondi esteri, ai quali non importa niente né di Draghi, né di Bonomi né di Landini. Non sono in crisi, ma licenziano per andare a produrre da un’altra parte. Questo denuncia la totale assenza di politiche industriali che c’è stata in questo Paese per vent’anni. E se affrontiamo il Pnrr con fabbriche che vanno bene e che vengono chiuse, siamo nei guai. In questo senso, l’apertura del tavolo al Mise è importante”. Non manca però una stoccata al governo “dei migliori”: “La condizione data l’ha determinata il governo e ha sbagliato, noi avevamo detto che i licenziamenti non andavano sbloccati. E il tema non erano le crisi ma tutte le riorganizzazioni, perché prima bisogna avere una politica su come affrontarle”.
Anche Stefano Fassina di Leu tira a sua volta le somme: “La proroga del blocco dei licenziamenti sarebbe stata utile, ma la Gkn è l’ennesimo frutto avvelenato di un problema strutturale. Una delocalizzazione verso uno Stato dell’Ue, non il Vietnam. Perché se costruisci il mercato unico europeo senza alcuna regolazione protettiva del lavoro e con tassazioni da paradiso fiscale, alimenti la delocalizzazione dove il costo del lavoro è un terzo o un quarto degli Stati a welfare strutturato, e determini dumping sociale e fiscale, cioè svalutazione del lavoro. Invece di ipocrita indignazione, servono radicali correzioni delle Direttive Ue per incisivi interventi di regolazione dei movimenti di capitali, merci, servizi e persone dentro il mercato unico europeo”.

* Fonte: Riccardo Chiari, il manifesto



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