Olanda. Gravi le condizioni del reporter investigativo de Vries ferito ieri

Olanda. Gravi le condizioni del reporter investigativo de Vries ferito ieri

Il giorno dopo. Attentato choc legato forse alla cosiddetta «Mocro-Mafia». Arrestati due presunti esecutori

Amsterdam. «C’è ancora molta incertezza» hanno detto ieri sera i famigliari del giornalista investigativo olandese Peter R. de Vries, commentando il suo stato di salute dopo che martedì una sventagliata di colpi di pistola lo ha colpito all’uscita dallo studio televisivo dove era appena stato ospite. Scenario dell’agguato una delle vie di Amsterdam, vicina alla centrale piazza di Leidsplein, dove gli attentatori hanno esploso vari colpi, ferendo il giornalista alla testa.

Nel giro di poche ore la polizia ha arrestato tre persone, rilasciandone, però, una nella giornata di mercoledì e tenendo in custodia le altre due: un trentacinquenne di origine polacche e un ventunenne da Rotterdam. Ancora non è stato appurato con certezza né il movente né i mandanti dell’attentato anche se sembra evidente, viste anche le minacce di morte ricevute negli anni scorsi, il collegamento con l’attività investigativa del giornalista. Dopo aver seguito negli anni ’80 le vicende del rapimento del boss di Heineken e altri vari casi, negli ultimi anni, infatti, ha iniziato a occuparsi di quella che viene chiamata “Mocro Mafia”, un’organizzazione criminale che recluta i suoi membri tra i giovani dell’immigrazione nordafricana nei Paesi Bassi. Implicati nel traffico di stupefacenti in Olanda, a partire dal porto di Rotterdam, vero e proprio hub della droga per il paese e per tutta Europa, diciassette dei suoi presunti membri sono alla sbarra in uno dei primi maxiprocessi del Paese con l’accusa di aver pianificato vari omicidi e di averne portato a termine almeno sei. Anche in questo procedimento, chiamato “Marengo”, De Vries ha un ruolo di primo piano come consulente del collaboratore di giustizia Nabil Bakkali che, con le sue testimonianze, ha avvicinato gli inquirenti ai vertici dell’organizzazione e al suo leader Ridouan Taghi, arrestato nel 2019 a Dubai dopo anni di latitanza.

Oltre che giornalista investigativo di primo piano nel panorama olandese, De Vries era una figura conosciuta nel paese per le sue prese di posizione nette nel dibattito politico e sociale dei Paesi Bassi. «È uno dei pochi olandesi famosi che si è subito schierato nettamente contro Zwarte Piet e il razzismo», ha scritto su Facebook Mitchell Esajas, fondatore di The Black Archives e una delle figure di primo piano del movimento antirazzista olandese. Anche la sindaca di Amsterdam è intervenuta, definendo De Vries «un eroe nazionale per tutti noi, un raro, coraggioso giornalista impegnato nella ricerca della giustizia». Parole che sono riecheggiate anche nei messaggi di sostegno del re e del premier Mark Rutte.

L’attentato di martedì arriva a due anni di distanza dall’omicidio del 44enne avvocato Derk Wiersum, impegnato nel processo “Marengo” come difensore del collaboratore di giustizia Nabil Bakkali che già aveva visto ucciso il fratello l’anno precedente, nel 2018.

* Fonte: Alessandro Pirovano, il manifesto

 

ph by DWDD, CC BY 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/3.0>, via Wikimedia Commons



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