Unione europea. L’estrema destra avanza e si unisce

Unione europea. L’estrema destra avanza e si unisce

Il «modello Orbán» fa scuola. E dal 1° luglio, con la presidenza della Slovenia, è alla testa del Consiglio Ue. Giovedì ci sono state scintille a Lubiana, per il lancio dei sei mesi di presidenza slovena, tra il primo ministro Janez Jansa e la Commissione: al centro delle tensioni, la legge ungherese che non rispetta le minoranze e il ritardo colpevole della Slovenia nelle nomine dei magistrati che devono controllare che non ci siano truffe nell’utilizzazione dei fondi Ue. La presidente Ursula von der Leyen e il vice-presidente Frans Timermans hanno risposto per le rime al «maresciallo Tweeto», il soprannome di Jansa, un gioco di parole tra il maresciallo Tito che governava la Jugoslavia di cui la Slovenia faceva parte e la Tweet-mania del primo ministro, che usa questo mezzo per esaltare Trump e prendersela con giornalisti e oppositori.

LA SLOVENIA NON FA PARTE del gruppo Visegrad, che per il momento non sembra aver intenzione di allargarsi, ma ormai ne ha adottato tutte le posizioni, anche se il partito di Jansa, il Partito democratico sloveno, continua a far parte del Ppe, che per il momento non intende allontanarlo dal gruppo, come è successo, dopo un lungo periodo, con la Fidesz di Orbán (ora nel limbo dei non iscritti). Martedì il parlamento europeo discute della «condizionalità» dei finanziamenti del Recovery al rispetto dello stato di diritto, per chiedere alla Commissione di agire senza attendere. Entro fine mese è atteso un rapporto della Commissione sul rispetto dello stato di diritto. Ma le destre estreme hanno già contrattaccato, con la pubblicazione di un «Appello per il futuro della Ue», che getta le basi per la formazione di un nuovo gruppo estremista: lo hanno firmato 16 partiti, appartenenti oggi ai gruppi Id e Ecr, da Lega e Fratelli d’Italia, ai belgi del Vlaams Belang, al Pis polacco, al Fpoe austriaco e al Rassemblement national di Marine Le Pen. Su questo eventuale nuovo gruppo se ne saprà di più in autunno, e per il momento il Partito democratico sloveno non ha firmato l’appello. Ma il programma è pronto: difendere politiche a favore della famiglia, stop all’immigrazione di massa, priorità dello stato-nazione che deve poter «esercitare i legittimi poteri sovrani» contro un «super-stato Ue», contro l’«attivismo moralista» che vuole «imporre un monopolio ideologico». Tante parole per difendere la «tradizione giudaico-cristiana» e ridurre la Ue a un bancomat. I Verdi denunciano: «Il Partito democratico sloveno è una Fidesz in potenza», Renew interroga il Ppe: «Non fate lo stesso errore che avete fatto con Orbán, il patto con gli illiberali è andato troppo lontano».

A LUBIANA, dove giovedì la Commissione si è spostata per l’inaugurazione della presidenza slovena, Ursula von der Leyen (il cui partito di origine, la Cdu, è nel Ppe) ha ricordato che «la presidenza ha un ruolo importante per lo stato di diritto», e ha precisato: «In questo momento cruciale, mentre finanziamo il nostro rilancio, la fiducia è il nostro bene più prezioso». Cioè «fiducia in istituzioni solide, in sistemi giudiziari indipendenti e efficaci, fiducia nei media liberi, indipendenti e con basi solide, fiducia nella libertà di espressione, diversità e eguaglianza». È l’elenco di tutte le mancanze del governo di Jansa.

C’È STATO UN INCIDENTE con Timmermans per una foto brandita da Jansa dove sono ritratti due giudici e due parlamentari del gruppo S&D. Per il premier sloveno, la «prova» che i giudici del Eppo (European Public Prosecutor Office) sono «politicizzati». Timmermans si è infuriato e non ha partecipato alla foto di gruppo: «Non posso essere sullo stesso palco di Jansa dopo questa inaccettabile diffamazione di due giudici e due parlamentari S&D, il rispetto della giustizia e il rispetto dei deputati sono pietre miliari dello stato di diritto». Von der Leyen ha reagito: «Il dialogo politico richiede rispetto per tutti i partiti». La presidente ha ingiunto a Jansa di nominare «con estrema urgenza» i giudici sloveni (la ministra della Giustizia si è dimessa qualche settimana fa a causa di questa polemica), «componente cruciale per proteggere i contribuenti europei» (la Commissione ha approvato il piano di rilancio sloveno di 2,5 miliardi, ma teme la corruzione nella destinazione dei fondi).

* Fonte: Anna Maria Merlo, il manifesto

ph by Claude Truong-Ngoc / Wikimedia Commons – cc-by-sa-3.0, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons



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