La Polonia in piazza contro la “Lex Tvn” che imbavaglia la libertà di informazione

La Polonia in piazza contro la “Lex Tvn” che imbavaglia la libertà di informazione

Media e populisti. Manifestazioni in 8o centri urbani contro la legge della destra populista del Pis che vuole «silenziare» i media di proprietà straniera

 

VARSAVIA. La Polonia scende in piazza per protestare contro la cosiddetta «Lex Tvn», voluta dalla maggioranza della destra populista Diritto e giustizia (Pis). «Siamo contrari ad una legge che liquida di fatto la libertà di parola e dei media violando l’articolo 54 della costituzione che garantisce a tutti la libertà di esprimere le proprie opinioni e il diritto di accedere e diffondere informazioni», ha dichiarato Jakub Karyś, numero uno del Comitato per la Difesa della Democrazia» (Kod), una delle sigle dietro alle proteste di ieri.

Almeno in un’ottantina di centri urbani, i cittadini hanno manifestato per dire «nie» ad un altro tassello importante nel processo di repolonizacja di quei media locali, ancora rimasti, almeno in parte, in mani straniere. Beninteso, a medio termine, il Pis punta anche a «ripolonizzare» le testate e stazioni radiofoniche di proprietà polacca avulse ai dettami del palazzo. In questo caso la lista è ancora abbastanza lunga. Tra i nomi spiccano quello del quotidiano di centrosinistra “Gazeta Wyborcza” pubblicato da Agora, il liberal-conservatore “Rzeczpospolita” edito da Gremi Media e l’emittente radiofonica a proprietà tedesca RMF FM.

A Varsavia nella serata di ieri i manifestanti si sono ritrovati davanti al Sejm, la camera bassa del parlamento polacco, in cui la coalizione guidata dal Pis non ha più la maggioranza da giugno. E lì che si gioca infatti la partita più importante per arginare l’ennesimo disegno di legge ad-hoc del Pis e dei suoi alleati. L’obiettivo, questa volta, è quello di disarcionare la public company statunitense Discovery Inc, azionista di maggioranza della rete Tvn, uno dei tre principali gruppi televisivi del paese. Il nuovo provvedimento prevede che gli imprenditori dei paesi che non fanno parte dello Spazio economico europeo (See) non potranno detenere più del 50% di un mezzo di comunicazione «nazionale». Le altre due principali reti tv a operare nel paese sulla Vistola sono Polsat, televisione privata di proprietà polacca e Tvp che con i suoi canali statali è diventato uno strumento fondamentale nell’azione di propaganda del governo da quando il Pis è salito al potere nel 2015. Senza le notizie filogovernative diffuse senza sosta dai notiziari Tvp e gli assegni di «Rodzina 500+» con i 500 zloty al mese per ogni figlio erogati alle tutte le famiglie in Polonia, difficilmente il Pis avrebbe conquistato e mantenuto il potere in Polonia durante tutti questi anni.

Questo spiega perché la nazionalizzazione dei media è diventata negli anni una vera e propria ossessione per il leader del Pis Jaroslaw Kaczyński. Non dovrebbe stupire l’intransigenza di Kaczyński che non ne ha voluto sapere quando Jarosław Gowin della formazione conservatrice Porozumienie (Accordo), alleato del PiS alle camere, aveva chiesto qualche giorno fai di sostituire i paesi del See (Ue, Islanda, Norvegia e Liechtenstein) con quelli dell’Ocse di cui fanno parte anche gli Usa. In una dichiarazione rilasciata all’agenzia di stampa polacca Pap, Kaczyński ne ha addirittura ridicolizzato l’iniziativa: «il rischio legato al riciclaggio di denaro e l’ingresso dei narcotrafficanti nei media polacchi sarebbe enorme. Non possiamo dimenticare che ci sono paesi come la Russia e con il tempo forse anche la Cina che aspirano a entrare nell’Ocse».

Una dichiarazione che di certo non sarà piaciuta oltreoceano visto che il vero scopo della «Lex Tvn» è quello di dare il benservito sul mercato polacco alla società americana proprietaria di canali come Discovery e Animal Channel. D’altro canto il rapporto tra Varsavia e l’amministrazione Biden è tutt’altro che idilliaco in questo periodo. Ma il buongiorno si era visto dal mattino già l’anno scorso quando il presidente polacco, Andrzej Duda del Pis, aveva aspettato un mese prima di congratularsi con Biden dopo la disfatta di Trump alle presidenziali. Quest’estate poi, le cose sono andate di male in peggio con l’avvallo di Biden al gasdotto russo Nord Stream 2 che rifornirà la Germania aggirando la Polonia e le critiche Usa ad un controverso disegno di legge sul patrimonio sottratto agli ebrei dai nazisti, finito in discussione al Sejm.

A dicembre scorso il colosso energetico polacco a partecipazione statale Orlen era riuscito a mettere le mani su un centinaio di giornali locali, allora di proprietà del gruppo tedesco Verlagsgruppe Passau. Ma la repolonizacja dei mezzi non è stata e non sarà una passeggiata per la coalizione al potere. Due mesi dopo i media indipendenti avevano oscurato le proprie pagine e sospeso trasmissioni in segno di protesta per l’introduzione di una nuova tassa sugli introiti pubblicitari che ne avrebbe messo in ginocchio i bilanci. In questo caso sull’onda delle proteste il Pis aveva deciso di frenare su un provvedimento che potrebbe rientrare nell’agenda del governo da un momento all’altro. Il logo scelto dagli organizzatori della protesta di ieri, sostenuta da circa settecento giornalisti, è stato disegnato dal celebre autore di locandine Andrzej Pągowski: in esso la lettera V, all’interno del logo di Tvn, si tramuta nelle due dita alzate in segno di vittoria, simbolo di Solidarność, il leggendario sindacato polacco degli anni Ottanta.

Dopotutto con il dietrofront del Pis sul balzello alla pubblicità è ancora lecito sperare in una vittoria da parte della società civile e dei media indipendenti, almeno su questo fronte. A maggior ragione se si considera che il testo della Lex Tvn avrà vita dura alle camere in cui la coalizione al governo continua a perdere colpi a causa di continue frizioni interne. Di questo passo il “divide et impera” della dirigenza del Pis potrebbe finire per rivolgersi contro al partito stesso.

* Fonte: Giuseppe Sedia, il manifesto

 

 

ph by PepaGol, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons



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