Per gli operai Whirlpool un Ferragosto di protesta

Per gli operai Whirlpool un Ferragosto di protesta

Il caso. Dalle 10 in via Argine a Napoli contro i 340 licenziamenti e la chiusura dello stabilimento. «La lotta per la dignità, il lavoro, il rispetto non va in vacanza

Per il terzo Ferragosto consecutivo oggi gli operai della Whirlpool continueranno la protesta contro 340 licenziamenti nella loro fabbrica che la multinazionale intende chiudere. Dalle 10 di stamattina hanno organizzato hanno organizzato un aperitivo di resistenza, per dimostrare nel giorno simbolico della festa che la dignità, il rispetto, il diritto al lavoro non va in vacanza. Dopo 27 mesi di presidi e azioni conflittuali clamorose gli operai continuano a rinnovare l’invito al governo e alle istituzioni locali a non distogliere l’attenzione verso un caso industriale diventato ormai nazionale. «Non intendiamo farci cancellare da questa multinazionale – dicono – Se è vero che questa battaglia parte da Napoli, il diritto al lavoro e alla tutela degli accordi di investimento sono questioni che riguardano tutto il paese». Dopo tre anni di lotta, iniziata nel maggio 2019, l’annuncio dei 340 licenziamenti (più quelli dell’indotto) è arrivato a luglio, dopo lo sblocco dei licenziamenti disposto dal governo. «A pochi mesi dalla sottoscrizione di un accordo ai massimi livelli istituzionali, Whirlpool ha decretato con una X rossa la fine della fabbrica di Napoli» ricordano gli operai.

L’AZIENDA ha ribadito che il modello di lavatrice prodotta a Napoli non è più sul mercato e non intende spostare la produzione di elettrodomestici da altri stabilimenti. Nel corso delle ultime settimane sono state diverse le proposte ventilate sulla ricollocazione dei lavoratori. Si è parlato di un trasferimento a Varese, di 85 mila euro di buona uscita. Pochi giorni fa è circolata un’offerta di ricollocazione di una serie di lavoratori, si è parlato di sessanta persone, come camionisti. La proposta sarebbe arrivata dalla Napolitrans di Salerno che ha così voluto dare una risposta a una mancanza di autisti (addirittura 17 mila, sostiene Anita, l’associazione di categoria aderente a Confindustria, ma sono stime da prendere con il beneficio di inventario). La Whirlpool l’avrebbe rilanciata proponendo di pagare il corso per la patente da camionista che dicono costare sei mila euro. La proposta non è stata accettata da nessun operaio. «Avessero avuto bisogno di agenzie di collocamento, gli operai avrebbero fatto il presidio di oggi davanti a una loro sede» ha detto Barbara Tibaldi, segretaria nazionale Fiom Cgil al sito Collettiva.

TRA LE IPOTESI in campo sul rilancio dello stabilimento il governo si è rivolto a Invitalia. L’agenzia si è impegnata a cercare interessate a riavviare le attività modificando la produzione ma non venendo meno alla vocazione industriale del sito. A tale fine i fondi pubblici che saranno messi a disposizione dal «Piano di ripresa e resilienza». Sul tavolo c’è anche la proposta sul consorzio di aziende, basato sul capitale privato con un contributo pubblico tramite i contratti di sviluppo. In questa prospettiva, ancora da sostanziare, si prefigura un tempo lungo in cui formare gli operai a un altro lavoro, attraverso le politiche gestite dalla regione Campania e l’esigenza di un nuovo piano industriale.

IL GOVERNO sta lavorando a un decreto che dovrebbe contenere norme contro le delocalizzazioni disposte dalle multinazionali che hanno ricevuto sussidi pubblici, com’è il caso anche della Whirlpool. Tra le proposte c’è quella dell’obbligo delle imprese all’utilizzo forzoso degli ammortizzatori nel caso in cui non rispettino la procedura e a comunicare alle Istituzioni con congruo anticipo (circa 6 mesi) se si vuole chiudere. Le aziende che non rispetteranno la procedura dovranno obbligatoriamente accedere agli ammortizzatori sociali. Se nei precedenti cinque anni hanno preso soldi pubblici dovranno restituirli con gli interessi. E se violeranno la nuova procedura dovranno anche pagare una multa salata: il 2% del fatturato. Inoltre, la proprietà deve cercare per almeno tre mesi un potenziale compratore. In caso di violazioni lo Stato può chiedere indietro gli eventuali incentivi pubblici concessi e comminare multe fini al 2% dei ricavi. Non è ancora chiaro se, e in che modo, una volta approvate queste e altre norme potranno essere fatte valere per i casi come la Gkn o la Whirlpool.

* Fonte: Mario Pierro, il manifesto



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