Un nuovo morto sul lavoro, l’ultima vittima è un operaio sull’A15

Un nuovo morto sul lavoro, l’ultima vittima è un operaio sull’A15

Il caso. Salvatore Rabbito travolto da una ruspa, 50 scioperi dopo la morte di Laila El Harim. La violenza del lavoro in Italia: solo nei primi sei mesi del 2021 ci sono stati 538 morti: è record. Il ministro del lavoro Andrea Orlando: “Se una macchina è idonea ma poi viene disattivato il dispositivo di sicurezza tutto il nostro sforzo è vanificato”.Cgil, Cisl e Uil: “Paghiamo l’assenza di investimenti in sicurezza e formazione e una ripresa che corrisponde ad una vertiginosa crescita di infortuni gravi e mortali”

Non passa giorno senza che la mattanza dei lavoratori, uccisi dal lavoro sempre più insicuro e violento, continui. E mentre il ministro del lavoro Andrea Orlando interveniva in un question time alla Camera ieri pomeriggio era già morto un altro operaio in un cantiere dell’autostrada A15 mentre stava lavorando alla realizzazione della «Tibre», la bretella che collegherà Parma e La Spezia con l’autostrada del Brennero. Secondo una prima ricostruzione Salvatore Rabbito, 53 anni, residente in provincia di Reggio Emilia e dipendente di un’azienda del settore edile del modenese, sarebbe stato travolto da una ruspa che andava in retromarcia e che lo ha schiacciato contro una macchina asfaltatrice.

«NON È PIÙ TOLLERABILE restare inermi a registrare quotidianamente morti sul lavoro – sostengono i sindacati Fillea-Cgil di Modena, Filca-Cisl Emilia Centrale e Feneal-Uil di Bologna, Modena e Ferrara – Il settore edile, così come tanti altri settori della nostra economia, paga ora i troppi anni di mancati investimenti in sicurezza e formazione, ed oggi una ripresa del settore corrisponde ad una vertiginosa crescita di infortuni gravi e mortali».

LA NUOVA TRAGEDIA è avvenuta poche ore dopo la morte di Laila El Harim, lavoratrice 40enne, madre di una bambina di quattro anni, morta martedì mattina intrappolata in una fustellatrice alla Bombonette, un’azienda di imballaggi a Camposanto nel modenese. Ieri la procura di Modena ha conferito l’incarico per l’autopsia e ha aperto un fascicolo per omicidio colposo a carico del legale rappresentante dell’azienda. In poche ore sono stati organizzati scioperi in 50 aziende e più di cento ordini del giorno arrivati alla Cgil dalle rappresentanze sindacali per dire basta agli incidenti e alle morti sul lavoro. «Il tempo dei proclami e delle vuote dichiarazioni è finito» sostiene la Cgil.

PER CHIARIRE, ancora una volta, di chi sono le responsabilità della mattanza e qual è il potere che rende mortalmente insicuri i lavoratori nei loro luoghi di lavoro è sufficiente citare i dati resi noti ieri dall’ispettorato del lavoro di Prato e Pistoia in un’indagine sul caporalato durata sei settimane.

SU 64 AZIENDE ispezionate in tutte sono state trovate irregolarità. Sono state controllate le posizioni lavorative di 570 lavoratori, di cui 394 provenienti da Paesi extra-Ue. Per 250 lavoratori riscontrati illeciti per lavoro in nero, violazioni in materia di orario di lavoro e di sicurezza nel luogo di lavoro. E addirittura per quattro imprenditori è scattato l’arresto in flagranza per l’impiego di lavoratori privi di permesso di soggiorno.

OLTRE ALLE SANZIONI sono stati emanati 32 provvedimenti di sospensione dell’attività di altrettante aziende per la presenza accertata di 161 lavoratori completamente in nero, tra cui 40 operai provenienti da Paesi extra-Ue privi di permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Al termine degli accertamenti attualmente in corso, sarà possibile verificare l’emergere di ulteriori ipotesi di irregolarità, in particolare di possibili vittime di sfruttamento».

DAVANTI all’enormità della mattanza in corso in Italia – nei primi sei mesi del 2021 ci sono state 538, un record atroce più alto di quello dell’anno scorso – c’è la flebile voce di un altro governo. Ieri, al question time alla Camera, il ministro del lavoro Orlando, ha rilanciato l’idea neoliberale di una certificazione delle imprese con un «curriculum». Si tratterebbe di «una normativa che le qualifichi». Un’allusione, o poco più, a un meccanismo che dovrebbe permettere (al lavoratore? All’Inail? All’Inps? Al governo?) di premiarle o di punirle, magari stabilendo la solita classifica che piace tanto ai valutatori. Resta da capire chi dovrebbe «certificare» il Cv, vista la mancanza di ispettori del lavoro. E poi ci sono i rapporti di lavoro. Lo stesso Orlando ha detto riferendosi all’uccisione di Laila El Harim: «Se una macchina durante il controllo risulta idonea ma poi viene disattivato il suo dispositivo di sicurezza il nostro sforzo è vanificato».

* Fonte: Roberto Ciccarelli, il manifesto



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