Morire di lavoro. L’Italia riparte, ma gli omicidi bianchi non si erano mai fermati

Morire di lavoro. L’Italia riparte, ma gli omicidi bianchi non si erano mai fermati

Anche ieri mantenuta stabile l’insostenibile media di tre morti ogni 24 ore. Operaio del marmo travolto dalle lastre a Pietrasanta, pensionato precipita da un albero che stava potando in un’azienda agrituristica nelll’aretino, altro operaio trovato esanime in un cantiere della metro di Napoli. Solo in Toscana cinque vittime in dieci giorni. E su Luana la perizia sull’orditoio accusa: manomessi i dispositivi di sicurezza. “Invece nel nostro caso – chiosa Marco Piagentini, che ha perso moglie e due figli nella strage ferroviaria di Viareggio – con un artifizio non è stato riconosciuto l’incidente sul lavoro”.

Se nemmeno le fasi più acute della pandemia avevano arrestato il quotidiano, tragico rendiconto di omicidi bianchi e di gravi incidenti sul lavoro, alla ripresa produttiva si sta accompagnando un escalation di lutti, che mantengono stabile l’insostenibile media di tre morti ogni 24 ore.
Nel giorno in cui i lavoratori del porto di Livorno scioperavano per due ore, raccogliendo l’invito di Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti dopo la morte di Juan Galao, marinaio filippino di 54 anni della petroliera italiana Meligunis, ucciso alla Darsena Petroli da un cavo d’ormeggio della nave che si è spezzato colpendolo al torace come una gigantesca frusta, il bollettino dei caduti sul lavoro ha registrato altre due vittime in Toscana e una in Campania.
Teatro della morte di Andrea Bascherini, 54 anni compiuti venerdì scorso, il piazzale dell’azienda marmifera “2P trading srl”, lungo la via Aurelia a Pietrasanta. L’operaio è rimasto schiacciato da due blocchi di lastre di marmo, solo per miracolo un suo compagno di lavoro ha evitato di fare la stessa fine. I sindacati confederali di categoria (Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil) di Lucca e Massa Carrara hanno subito proclamato otto ore di sciopero per oggi, ricordando che la tragedia è arrivata dopo una serie di infortuni, gravi, nelle cave apuo-versiliesi. “Noi vediamo troppi lavoratori fare due, tre cose contemporaneamente – denunciano – e nei piazzali troppi operai a movimentare carichi pericolosi da soli”.
Alla richiesta sindacale di un incontro urgente con datori di lavoro, istituzioni e Asl del comprensorio, si è accompagnata la decisione del Consiglio regionale di convocare i dirigenti dei servizi di prevenzione e sicurezza sul lavoro delle Asl, insieme agli assessori a lavoro e diritto alla salute. “Dalla fine di agosto stiamo contando già cinque morti – osserva Antonio Mazzeo che presiede l’assemblea toscana – perché giorni fa un operaio era rimasto folgorato a San Gimignano, e un altro operaio, Giorgio Chiovaro, era affogato a Follonica, colpito da una barca (aziendale, ndr) mentre era in immersione in un allevamento ittico”.
L’altra vittima odierna in Toscana, a Castiglion Fiorentino, è Giuseppe Zizzo, 73 anni, precipitato da un albero che stava potando nell’area di un agriturismo, dove poteva entrare “in quanto amico del proprietario”. Al cordoglio della Flai Cgil, la segretaria nazionale Tina Balì ha accompagnato parole chiare: “E’ una strage continua che non si riesce ad arginare. Crediamo sia necessario intervenire a tutti i livelli”.
Sarà infine chiarita dalla magistratura la dinamica della morte di Luigi Manfuso, ritrovato nel fossato della banchina dei treni sul cantiere della stazione Tribunale del metrò della Linea 1 di Napoli, e spirato poche ore dopo in ospedale. Gli investigatori aspettano i risultati dell’autopsia, che dovrà appurare se si è trattato di un incidente sul lavoro oppure di un malore.
Nessun dubbio invece sulla terribile fine di Luana D’Orazio, la giovane mamma apprendista operaia che a inizio maggio, senza avere al suo fianco un tutor come vorrebbe la legge, fu letteralmente “ingoiata” da un orditoio. In questo caso la perizia disposta dalla procura di Prato ha accertato che il macchinario andava a pieno regime e senza le protezioni, con la fotocellula di sicurezza disattivata per far andare l’orditoio anche senza la saracinesca di sicurezza abbassata.
“Invece – chiosa Marco Piagentini, che ha perso moglie e due figli nella strage ferroviaria di Viareggio – nel nostro caso non è stato riconosciuto l’incidente sul lavoro. Si è fatta filosofia del diritto per separare il rischio sul lavoro dal rischio di circolazione. Si torna indietro di 50 anni, di fatto si afferma che non esiste alcune tutela per chi vive o transita vicino ai binari”.

* Fonte: Riccardo Chiari, il manifesto



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