Draghi firma l’obbligo di Green pass, a Trieste si ribellano i portuali

Draghi firma l’obbligo di Green pass, a Trieste si ribellano i portuali

Pronti i dpcm, dal 15 via ai controlli per il lavoro pubblico e privato. Caos trasportatori

A poco più di quarantotto ore dall’entrata in vigore dell’obbligo di green pass, sono finalmente pronti i due dpcm che fissano le modalità di applicazione della certificazione verde nel settore pubblico e privato.
Per le aziende c’è una buona notizia, nel dpcm firmato solo in serata e di cui erano circolate solo le bozze: si va verso un controllo semplificato sullo stile di quanto avviene in ambito scolastico. Il governo fornirà ai datori di lavoro una piattaforma da cui risulterà la validità del green pass. La piattaforma ha ricevuto il via libera dal Garante per la privacy, dopo aver verificato che il sistema non rivelerà lo stato di vaccinazione del lavoratore. In attesa che la piattaforma entri in funzione, i datori di lavoro potranno procedere al controllo manuale. Il pass con il Qr Code però non sarà strettamente necessario per entrare in azienda.

Secondo la bozza l’accesso al luogo di lavoro sarà garantito anche sulla base «dei documenti rilasciati, in formato cartaceo o digitale, dalle strutture sanitarie pubbliche e private, dalle farmacie, dai laboratori di analisi, dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta che attestano o refertano una delle condizioni» necessarie per l’accesso. A questo fine saranno ritenute valide anche le vaccinazioni effettuate all’estero dai cittadini italiani. La verifica non potrà avvenire con più di 48 ore di anticipo rispetto alla prestazione lavorativa e sarà vietato ai datori di lavoro conservare i Qr code.

PIÙ CHIARA LA SITUAZIONE della pubblica amministrazione: l’obbligo di pass riguarderà tutti i soggetti che a qualunque titolo intendano entrare in un ufficio pubblico, tranne gli utenti. Dipendenti in appalto, collaboratori, corsisti, corrieri, ma anche visitatori, partecipanti a riunioni e autorità in visita dovranno dunque esibire il pass. Non saranno consentite deroghe né «individuare i lavoratori da adibire a lavoro agile sulla base del mancato possesso del green pass».
Il controllo del pass potrà avvenire a tappeto o a campione, ma coinvolgendo almeno il 20% del personale a rotazione scelto su base casuale. La mancanza di green pass sarà considerata un’assenza ingiustificata e comporterà l’allontanamento immediato dal posto di lavoro, la sospensione della retribuzione anche ai fini previdenziali, ma non il licenziamento.

SOLO OGGI PARTIRANNO i tavoli tecnici tra ministero e sindacati per «prevenire il rischio-caos», un po’ tardi visto che la data dello stress test è nota da un mese. C’è anche chi vuole mettere alla prova la tenuta delle norme. Quattro componenti dell’Esecutivo nazionale dei Cobas della Scuola sono pronti a farsi sospendere «per ricorrere davanti al Giudice del lavoro e sollevare la questione di costituzionalità» delle sanzioni.
Anche il Comitato Guariti Covid segnala le incongruenze del green pass. A chi ha avuto il Covid, il ministero della salute concede un anno di tempo dopo la guarigione per vaccinarsi. Peccato che il green pass scada molto prima, essendo datato al primo tampone positivo. Molti guariti da venerdì saranno dunque assimilati a No Vax.

RIMANE POI IL NODO dei tamponi. Ne serviranno circa un milione al giorno per i non vaccinati e i laboratori pubblici e privati non ne hanno mai eseguiti più di 378mila in 24 ore. Sarebbe ragionevole effettuarli in azienda senza costi per i dipendenti, come chiede Beppe Grillo per favorire «una pacificazione sul green pass». Nel governo c’è chi mantiene la linea della fermezza, come il ministro del lavoro Orlando: «Far diventare il tampone gratuito significa dire sostanzialmente che chi si è vaccinato ha sbagliato». Al ministero dell’interno però sanno che il problema esiste, soprattutto nel settore della logistica. Dopo una ricognizione sui lavoratori portuali non vaccinati, in una circolare il Viminale ha sollecitato le imprese del settore portuale a «mettere a disposizione del personale sprovvisto di green pass test molecolari o antigenici rapidi gratuiti». Il timore è che il 15 ottobre a chiudere i porti siano i lavoratori senza pass, con «gravi ripercussioni economiche».

Cgil, Cisl e Uil chiedono di estendere la gratuità dei tamponi a tutti i lavoratori dei trasporti. Il Comitato dei lavoratori del porto di Trieste, dove il 40% dei dipendenti non è vaccinato, non si accontenta dei tamponi gratuiti e rilancia. «Il Comitato – si legge in un comunicato di ieri sera – dal 15 ottobre, se non verrà ritirato l’obbligo del green pass nei luoghi di lavoro, bloccherà le attività del porto di Trieste».

* Fonte: Andrea Capocci, il manifesto



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