La lotta operaia paga, la GKN fa retromarcia: «Niente licenziamenti»

La lotta operaia paga, la GKN fa retromarcia: «Niente licenziamenti»

Passi avanti. Operai di Campi Bisenzio a Roma insieme ai lavoratori Alitalia. Al tavolo al Mise la svolta: sì alla Cig e possibile cessione pilotata

La lotta degli operai Gkn di Campi Bisenzio invade Roma, costringe alla retromarcia l’azienda e funziona da lievito per le altre lotte in corso, a partire da quella dei lavoratori Alitalia.

LA LUNGA GIORNATA ROMANA dei 422 operai Gkn è iniziata a piazza della Rotonda, davanti al Pantheon, con striscioni, tamburi e bandiere, nel presidio organizzato insieme ai lavoratori Alitalia, in lotta contro il decollo modello Fca di Ita e il rimanere a piedi di 7.700 di loro, «esuberi di stato», visto che entrambe le compagnie sono a intero capitale pubblico. La consonanza è stata subito totale, così come la richiesta a gran voce di uno «sciopero generale» contro il governo Draghi e il suo totale disinteresse per la dignità dei lavoratori.

NEL POMERIGGIO il trasferimento sotto al Mise dove era in programma il primo tavolo di crisi ministeriale post sentenza del tribunale del Lavoro di Firenze. E proprio grazie all’instancabile mobilitazione e alla vittoria giudiziaria della Fiom che ha fatto dichiarare illegittimi i licenziamenti già decisi dall’azienda per comportamento antisindacale, la Gkn per la prima volta dal 9 luglio ha deciso una forte retromarcia.

Stop a una nuova procedura di licenziamenti, primo sì agli ammortizzatori sociali che congelano i tempi della crisi e apertura all’ipotesi di cessione dell’attività all’interno di un «percorso istituzionale» che sarà gestito dalla viceministra Alessandra Todde, ieri affiancata anche dal presidente della Regione Toscana Giani.

TRE ENORMI RISULTATI, impensabili dall’orrendo 9 luglio in cui i licenziamenti arrivarono come un fulmine a ciel sereno per mail sulle teste dei 422 operai di Campi Bisenzio. «Oggi abbiamo compiuto un primo grande passo», ha commentato a fine tavolo la viceministra Alessandra Todde, riconoscendo «il grande merito del sindacato che ha bloccato i licenziamenti con il ricorso giudiziario. L’azienda ha assicurato che non ha interesse ad attivare la procedura di licenziamento, ma chiaramente di ottemperare come deve a quello che è stato richiesto dal tribunale. La procedura di licenziamento non è all’ordine del giorno, stiamo avviando un percorso – ha continuato – . Valutiamo l’ingresso del Fondo Salvaguardia di Invitalia, già la prossima settimana o quella seguente riconvocheremo le parti, in questo percorso il Mise sarà mediatore e protagonista».

DARIO SALVETTI del collettivo Gkn a sera riferisce ai suoi compagni l’esito del tavolo e torna a ribadire la linea della mobilitazione e dell’essere guardinghi: «Al tavolo abbiamo avuto la promessa del fondo Melrose (proprietario di Gkn, ndr) da Londra con la parola d’onore che non licenzieranno. Ma per noi la parola di Melrose vale meno di zero. Quindi non si smobilita, il presidio va avanti anche perché se abbiamo ottenuto qualcosa, lo , lo abbiamo fatto grazie alla lotta».

SODDISFATTA LA FIOM che con il segretario di Firenze e Prato Daniele Calosi commenta: «È un grande risultato figlio della mobilitazione e della nostra vittoria giudiziaria. Per la prima volta l’azienda accetta di trattare. Ora chiediamo che il Mise faccia la sua parte accompagnando la trattativa. Chiediamo lo stop anche al piano di liquidazione per aprire una vera trattativa e che in caso di cessione l’advisor del ministero per trovare compratori sia accompagnato da un soggetto pubblico. In più ora che il governo ha guadagnato tempo deve presentare il decreto antidelocalizzazioni».

NEL FRATTEMPO arrivavano le incredibili dichiarazioni del presidente di Confindustria Carlo Bonomi: «Aveva ragione Confindustria, abbiamo passato due mesi in cui si diceva che si poteva licenziare per whatsapp o per email e non era vero. Non è con decreti punitivi che si risolve il problema, abbiamo già quadro normativo che non permette di fare certe cose, abbiamo il decreto Dignità e oggi mettere una taglia di Stato non è la strada corretta, continuiamo a sostenere che dobbiamo fare un grande disegno di attrattività. Il «mordi e fuggi» delle multinazionali non lo vogliamo ma bisogna parlare con dovizia di particolari: se si parla di Gkn vorrei sapere che finanziamenti ha preso e quanti. È inutile dire revochiamo finanziamenti pubblici», ha concluso. Un vero marziano. Battuto dalla lotta degli operai Gkn.

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La «legge operaia» punta alla continuità produttiva

Presentata alla Camera. Ricordando la sentenza del tribunale di Firenze che ha dichiarato illegittimi i licenziamenti, i Giuristi Democratici hanno ricordato come tutta la procedura «si pone fuori dalla nozione di lavoro e di iniziativa economica delineati dalla Costituzione»

Da una parte il progetto di «legge operaia» preparata dai Giuristi democratici e da Comma 2 e discussa e approvata dal Collettivo di fabbrica. Dall’altra il silenzio che è caduto sull’annunciato «decreto antidelocalizzazioni», da più di un mese sparito dai radar del governo. La battaglia dei lavoratori Gkn – ingrossata dalla mobilitazione e dalla «rete» costruita con Whirlpool Napoli e le altre aziende delocalizzate – ieri mattina è finalmente entrata in parlamento. Nella versione anticipata dal manifesto già il 4 settembre.

Merito dei primi firmatari del testo, il senatore Matteo Mantero di Potere al Popolo (ex M5s) e la deputata Yana Ehm, anch’essa fuori uscita dal Movimento e ora nel Gruppo misto. Alla Camera i firmatari sono 26, compreso Elio Vito, di Forza Italia, che ha annunciato la sua adesione nel corso della conferenza stampa di ieri mattina. «È un giornata storica – ha spiegato Ehm – . La proposta di legge è stata scritta non sulle ma con le teste dei lavoratori della Gkn. È un intervento normativo deciso e concreto». «Il tema delle delocalizzazioni – ha aggiunto Mantero – è un tabù per la politica. Lo Stato deve avere un ruolo, anche collaborando a ricostruire le imprese».

«In un mondo diverso – ha spiegato Dario Salvetti del Collettivo Gkn – parlamento e governo sarebbero intervenuti da tempo. Quello che facciamo oggi è togliere alibi sulla legge antidelocalizzazioni. Con questa proposta poniamo vincoli alle aziende. Sono regole, non è una rivoluzione, e le regole, quando sono chiare, sono utili a tutti».

«In questo paese non ci devono più essere drammi come quello Gkn o Giannetti e di tante altre realtà piccole e grandi», afferma il segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni.

Ricordando la sentenza del tribunale di Firenze che ha dichiarato illegittimi i licenziamenti, i Giuristi Democratici hanno ricordato come tutta la procedura «si pone fuori dalla nozione di lavoro e di iniziativa economica delineati dalla Costituzione».

Il punto che i Giuristi democratici sottolineano è la condivisione con il governo dello stesso obiettivo – bloccare le delocalizzazioni – ma migliorando e rendendo efficace l’apparato sanzionatorio mettendo al centro la nullità dei licenziamenti – difatti previsti dalla legge 223 del 91 solo in caso di aziende in crisi – e mantenendo la produzione.

La proposta di legge dunque prevede che «l’autorità pubblica deve controllare la reale situazione dell’azienda» che vuole delocalizzare, «al fine di soluzione alternative»: «un Piano che garantisca la continuità produttiva e occupazionale» «approvato dall’autorità pubblica, con il parere vincolante della maggioranza dei lavoratori coinvolti». In alternativa «l’eventuale cessione deve prevedere una prelazione da parte dello Stato e di cooperative di lavoratori».

Accanto alla proposta di legge, per intervenire sulle delocalizzazioni già in atto si «ritiene necessaria e immediata una sospensione delle procedure di licenziamento avviate». Un decreto che il governo al momento non ha alcuna intenzione di approvare.

* Fonte: Massimo Franchi, il manifesto

 

Foto: pagina Facebook Collettivo Di Fabbrica – Lavoratori Gkn Firenze



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