Ocse. «Raggiunto l’accordo sulla minimum tax», ma solo al 15%
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L’accordo. Anche Ungheria, Estonia e Irlanda firmano
Nel 2023 ci sarà una tassa mondiale sui profitti delle multinazionali, la minimum tax, una riforma realizzata sotto l’egida dell’Ocse, già passata al G7, che dovrebbe essere approvata definitivamente dal G20 nella riunione di Roma a fine ottobre. Il simbolo è importante, la promessa era di mettere fine all’evitamento fiscale praticato dalle grandi società. Ma per convincere gli ultimi reticenti, Estonia, Ungheria e Irlanda, il testo è stato annacquato e fa dire a Oxfam che «quello che avrebbe potuto essere un accordo storico per mettere fine ai paradisi fiscali è un rabberciamento tra i paesi ricchi» che andrà a svantaggio dei più poveri e aumenterà le diseguaglianze.
Difatti, l’adozione di un minimo tasso effettivo al 15%, prevede l’abbandono delle tasse nazionali.
A guadagnarci saranno i paesi del G7 e la Ue, che recupereranno i due terzi delle nuove ricette fiscali, mentre ai paesi più poveri, che rappresentano un terzo della popolazione mondiale, andrà solo il 3%. Saranno tassati gli utili delle multinazionali con un fatturato di più di 20 miliardi e che fanno profitti maggiori del 10%, cifre che limitano la potenza della riforma fiscale, che si applicherà a un numero limitato di grandi società. Il provento verrà redistribuito, a seconda del giro d’affari a livello locale, nei 139 paesi firmatari dell’Ocse «allargata». L’Irlanda, che era reticente perché ha attirato la sede di multinazionali con una tassa del 12,5%, ha ottenuto un’imposizione minima «al 15%», cancellando il termine «almeno», che avrebbe permesso eventuali aumenti nel futuro. L’Estonia ammette che «per noi non cambierà niente».
* Fonte: Anna Maria Merlo, il manifesto
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