Migranti. Bielorussia l’Ue pronta a nuove sanzioni ma pronta a finanziare altri muri

Migranti. Bielorussia l’Ue pronta a nuove sanzioni ma pronta a finanziare altri muri

Murati. Anche dagli Usa interventi contro le compagnie aeree che trasportano i migranti in Bielorussia

 

La crisi dei migranti in corso alla frontiera tra Polonia e Bielorussia ha avuto l’effetto di aprire l’ennesima crepa nell’Unione europea. Scartata fino ieri con determinazione dalla Commissione Ue, l’ipotesi di finanziare nuove barriere ai confini esterni dell’Unione utilizzando il bilancio europeo sta prendendo sempre più consistenza, con il rischio adesso di creare uno scontro tra Consiglio e Commissione.

Ad aprire all’utilizzo di fondi europei – come richiesto qualche settimana fa da 12 Stati membri – è stato proprio il presidente del Consiglio Ue, il belga Charles Michel, per il quale è «legalmente possibile finanziare infrastrutture alle frontiere». Michel ha anche sollecitato gli Stati a discutere presto la questione perché, ha spiegato, «i confini polacchi e baltici sono confini europei». Linea che però, ancora una volta, non viene condivisa dalla presidente Ursula von der Leyen, per la quale non è possibile attingere al bilancio comunitario per costruire «recinzioni e filo spinato».

Unità c’è invece nel decidere un nuovo pacchetto di sanzioni contro Minsk. Von der Leyen, che ieri si trovava a Washington, ne ha parlato alla Casa Bianca con il presidente Joe Biden: quella in corso tra Polonia e Bielorussia, ha spiegato, «non è una crisi migratoria», né «un problema bilaterale» tra i due Paesi, ma «il tentativo di un regime autoritario di provare a destabilizzare i suoi vicini democratici». La discussione sulle nuove sanzioni si terrà lunedì, al vertice dei ministri degli Esteri, mentre anche gli Usa starebbero lavorando a un pacchetto di interventi mirati in particolare contro le compagnie aeree che trasportano i migranti in Bielorussia e che dovrebbe diventare operativo da dicembre.

Per quanto riguarda la Ue non è esclusa però un’accelerazione ulteriore. Il prossimo consiglio Ue è fissato per dicembre ma il premier polacco Mateusz Morawiecki spinge per convocarne uno prima, da tenersi anche in videoconferenza, dove decidere le sanzioni contro Minsk e affrontare anche la questione dei finanziamenti alla costruzione di nuovi muri. Ipotesi, quest’ultima, sostenuta anche dal capogruppo dei Ppe al parlamento europeo, Manfred Weber.

La situazione al confine bielorusso intanto non promette niente di buono. Anzi, secondo il capo della diplomazia Ue Josep Borrell «può solo peggiorare» con immagini «sempre più scioccanti» di come sono costretti a vivere i migranti. Le premesse perché le previsioni di Borrell si avverino ci sono tutte. A partire dalla presenza sempre più evidente della Russia nella crisi. Ieri la cancelliera Angela Merkel ha chiamato al telefono Vladimir Putin chiedendogli di utilizzare la sua influenza sul dittatore bielorusso Lukashenko, definendo «disumana e del tutto inaccettabile» la «strumentalizzazione» dei migranti. La risposta del presidente è stata come se la Russia fosse estranea a quanto sta accadendo. Putin ha infatti proposto che a discutere della crisi siano i «rappresentanti degli Stati membri della Ue e Minsk». Come se lo scontro in atto alla frontiera non riguardasse Mosca. Peccato che da giorni i ministri degli Esteri russo e bielorusso, Sergej Lavrov e Vladimir Makei, parlano praticamente con una voce sola e i toni non sono certi quelli di chi cerca una mediazione. Tanto che Lavrov ha definito «inaccettabili» e «illegali» eventuali nuove sanzioni europee contro Minsk, ha avvertito «la Vecchia Europa» di non farsi «trascinare in uno scontro con Russia e Bielorussia» aggiungendo che i due Paesi risponderanno uniti di fonte a «passi ostili della Nato». E per sgomberare il campo da equivoci ieri due bombardieri russi Tu-22m3 hanno sorvolato la spazio aereo bielorusso: «Svolgono i compiti di allerta al combattimento per la difesa aerea nel Sistema di difesa aerea regionale dell’Unione statale Russia-Bielorussia» ha spiegato il ministero della Difesa di Mosca.

Alla frontiera intanto i migranti sono riusciti nella notte a sfondare la recinzione entrando in Polonia. La reazione dei militari, diventati ormai 15 mila a difesa del confine, è stata immediata e violenta: molti migranti sono stati respinti indietro, una cinquantina arrestati e almeno quattro, secondo fonti bielorusse, sarebbero stati feriti. Sempre Borrell ieri ha chiesto che alle associazioni umanitarie venga permesso di raggiungere e aiutare uomini, donne e bambini rimasti bloccato in mezzo al filo spinato, e di organizzare dei corridoi umanitari per poterli trasferire. Inspiegabilmente, però, anziché avanzare la richiesta al governo polacco, come sarebbe logico, Borrell lo ha chiesto a Minsk a dimostrazione dell’ipocrisia europea. La crisi, infine, rischia di allargarsi ulteriormente. La Polonia ha infatti accusato la Turchia di agire «in piena sincronia con Bielorussia e Russia», mentre l’Ucraina ha avvertito Minsk che potrebbero esserci «conseguenze irreparabili» se la Bielorussia, come ventilato da Makei, dovesse riconoscere la Crimea come russa.

* Fonte: Carlo Lania, il manifesto



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