Alternanza scuola-lavoro-botte dalla polizia

Alternanza scuola-lavoro-botte dalla polizia

La mobilitazione. «Sono andato a manifestare per Lorenzo Parelli e sono tornato con la testa rotta», racconta uno dei sei ragazzi feriti dalle manganellate della celere al presidio di domenica nel centro di Roma. Ieri occupazioni e blitz a Bologna e Cagliari. Contro l’alternanza scuola-lavoro in arrivo giornate di protesta nazionali. Intanto la procura di Udine continua a indagare sull’incidente che ha ucciso il 18enne

 

«Sono andato a manifestare per Lorenzo Parelli e sono tornato a casa con la testa rotta e tanta rabbia. Non ero neanche in prima linea, stavo solo osservando i tafferugli quando è arrivata una carica laterale improvvisa», racconta Ismaele Calaciura Errante. Lo studente del liceo classico Visconti, 18 anni come il ragazzo morto venerdì scorso a Lauzacco nell’ultimo giorno di alternanza scuola-lavoro, risponde al telefono da una caserma dei carabinieri: sta per sporgere denuncia contro ignoti per aggressione.

È uno dei sei feriti dalle cariche della celere che intorno alle 18.30 di domenica hanno colpito gli studenti al Pantheon, nel centro di Roma. La peggio l’ha avuta una ragazza, ricucita con sei punti. «Non è la prima volta che assisto a scontri, ma non avevo mai visto cariche partite così violentemente», continua Ismaele.

«Nella stessa città in cui fu consentito ai fascisti di Forza Nuova di assaltare la sede Cgil sono stati picchiati degli studenti. Ministra Lamorgese, le pare normale?», ha twittato ieri il parlamentare Pd Matteo Orfini. Anche Rifondazione Comunista chiede alla titolare del Viminale di «chiarire quanto accaduto». Per Nicola Fratoianni (Si) «il volto insanguinato di chi stava rivendicando il diritto all’istruzione è la peggiore fotografia di come lo Stato e certa politica rispondono alle giovani generazioni».

Prima delle cariche circa 200 studenti erano scesi in piazza chiamati dal movimento La Lupa, che da dicembre scorso riunisce i collettivi degli oltre 50 istituti romani occupati durante quest’anno scolastico e reti nazionali come Opposizione studentesca d’alternativa (Osa), Fronte della gioventù comunista (Fgc) e Unione degli studenti (Uds). La mobilitazione di domenica era autorizzata in forma statica in piazza della Rotonda. Alle richieste di fare il corteo ha risposto la celere. Dopo le cariche gli studenti sono comunque riusciti a muoversi, raggiungendo il ministero dell’Istruzione. Al centro della protesta la morte di Parelli e il rifiuto dell’alternanza scuola-lavoro.

Il presidio dell’altro giorno non è un fatto isolato. Da mesi nella capitale ci sono scuole occupate e mobilitazioni. Alle tradizionali rivendicazioni per una migliore edilizia scolastica e contro l’aziendalizzazione del percorso educativo, la generazione cresciuta durante la pandemia ha affiancato quelle per scuole più sicure dal punto di vista sanitario, maggiori spazi di socialità e servizi di salute mentale.

Le uniche risposte delle istituzioni sono state sospensioni disciplinari e denunce penali, anche sulla scorta di una circolare inviata ai presidi prima di Natale dal direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale Rocco Pinneri per invitare a segnalare i responsabili delle occupazioni. La scorsa settimana, dopo un flashmob, La Lupa ha incontrato Pinneri chiedendo di revocarla. «Non si torna indietro, sono convinto di dover tutelare il diritto all’istruzione di tutti i ragazzi», la sua risposta.

Intanto nelle scuole romane è stata indetta una settimana di agitazioni contro l’alternanza, aperta ieri dai licei Mamiani e Plauto. A Bologna è stato occupato lo scientifico Copernico. A Cagliari gli studenti hanno calato uno striscione dall’ufficio scolastico regionale. Il 28 gennaio l’Uds ha lanciato una protesta nazionale e nazionale sarà l’assemblea che La Lupa ha indetto il 5 febbraio a Roma.

Sul fronte dell’indagine per omicidio colposo avviata dai pm di Udine dopo la morte di Parelli, gli investigatori stanno approfondendo la dinamica dell’incidente e la compatibilità tra mansione svolta e tirocinio. Dalle prime ricostruzioni parrebbe che il tutor fosse in malattia il giorno del decesso. Non è escluso che nel registro degli indagati oltre al nome del proprietario della Burimec Pietro Schneider ne compaiano altri.

* Fonte/autore: Giansandro Merli, il manifesto



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