Ancora scontri a fuoco nel Donbass, civili evacuati anche a Lugansk

Ancora scontri a fuoco nel Donbass, civili evacuati anche a Lugansk

Sotto tiro. Putin con Lukashenko ha seguito le esercitazioni militari. Oggi telefonata con Macron. Londra sposta l’ambasciata a Leopoli

 

Tre mesi di rapporti dell’intelligence su una guerra imminente smentiti uno dopo l’altro e in modo piuttosto clamoroso dal corso degli eventi dovrebbero sollevare quantomeno qualche domanda sugli appelli in arrivo dagli Stati Uniti.

A cominciare da quello con cui l’altra notte il capo della Casa Bianca, Joe Biden, ha rivelato che il presidente russo, Vladimir Putin, «ha preso la decisione di invadere» l’Ucraina.

«LE LORO TRUPPE sono pronte a colpire», ha ribadito ieri il suo segretario alla Difesa, Lloyd Austin, durante la visita al contingente Nato in Lituania. I casi sono due. I servizi segreti americani hanno messo insieme sino a questo momento una clamorosa serie di fallimenti. Oppure Biden ha deciso di usare il termine «intelligence» per dare vigore a una strategia politica che non è necessariamente sostenuta da prove concrete. Se avessimo davvero a che fare con una completa debacle degli apparati di sicurezza, qualche cambiamento ai vertici dell’Amministrazione sarebbe già avvenuto. Ma se Biden e i suoi consiglieri avessero deciso di forzare le procedure, magari per indurre i rivali verso una data decisione, allora sarebbe lecito aspettarsi settimane, se non mesi, di tensioni come quelle che attraversano l’Europa in queste ore.

ANCHE PERCHÉ in questa terribile disciplina Putin pare completamente a suo agio. Ieri, nelle stesse ore in cui i leader europei erano riuniti alla conferenza sulla sicurezza di Monaco per discutere con il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, la complessa situazione nel Donbass, Putin ha osservato dal Cremlino le esercitazioni delle forze strategiche di deterrenza. Al suo fianco il collega bielorusso, Aleksander Lukashenko, che ha ribadito in settimana di essere disposto a rivedere la Costituzione per ammettere sul territorio del suo paese le testate nucleari russe.

DA PLESETSK, nella regione di Arkhangelsk, è partito un missile balistico Yars che ha raggiunto il poligono di Kura, in Kamchatka, a seimila chilometri di distanza. Dalle navi e dai sottomarini schierati nel Mar Nero e nel Mare del Nord sono stati lanciati i nuovi missili ipersonici Zirkon, da quest’anno nella dotazione dell’esercito. «Tutti gli obiettivi sono stati raggiunti», era scritto in serata sul sito internet del Cremlino. Da Mosca nessun nuovo commento sulla crisi in Ucraina, al di là dell’accusa al governo di Kiev formulata dal ministro degli Esteri, Sergei Lavrov, di reclutare mercenari nei Balcani.

EPPURE LA SITUAZIONE sul campo resta pericolosa. Negli scontri a fuoco tra l’esercito regolare e le milizie ribelli sono morti ameno due soldati ucraini. Dopo la città di Donetsk anche quella di Lugansk ha deciso di evacuare i civili e di richiamare sotto le armi tutti gli uomini fra i 18 e i 55 anni in grado di combattere. La guerra a bassa intensità va avanti dal 2014, ma adesso il ritmo sta salendo.

Nella notte fra venerdì e sabato proprio alla periferia di Lugansk una violenta esplosione ha colpito un oleodotto che trasporta greggio dalla Russia dentro i confini dell’Ucraina.

DAVANTI ALLE NUMEROSE violazioni della tregua, l’Osce ha convocato i rappresentanti di Mosca e di Kiev, ma «una della parti» ha rifiutato l’invito, ha fatto sapere l’organizzazione, e così il vertice è saltato. Oltre la frontiera, in Russia, le tv trasmettono le immagini dei treni carichi di profughi che arrivano a Rostov. Le autorità della repubblica di Donetsk pianificano 700.000 trasferimenti.

È UN NUMERO ENORME e va ben oltre le possibilità di Rostov, che ha poco più di un milione di abitanti. Alle quattro del mattino nel villaggio di Mityakinskaya, a pochi chilometri dalla città, la polizia ha denunciato l’esplosione di un proiettile di artiglieria che sarebbe stato sparato dall’esercito ucraino. L’incidente non ha per fortuna provocato né morti né feriti. L’impressione è che Putin voglia spingere con tutti i mezzi a disposizione Zelensky ad applicare gli accordi di Minsk per risolvere la questione delle province del Donbass.

E che Biden con i suoi ripetuti richiami alla guerra ineluttabile stia usando una strategia per molti versi simile a quella di Putin, il cui obiettivo è forzare il Cremlino a una scelta: attacco o ritiro. Il prezzo più alto lo sta pagando al momento l’Ucraina. La Gran Bretagna ha spostato l’ambasciata da Kiev a Leopoli, proprio come avevano già fatto gli Stati Uniti. Francia e Germania hanno invitato i loro cittadini a lasciare il paese.

IL CAPO DELL’ELISEO, Emmanuel Macron, parlerà oggi al telefono con Putin. Il premier italiano, Mario Draghi, lavora per ottenere un faccia a faccia fra Putin e Biden. In settimana ha chiesto di escludere il settore energia dal pacchetto di sanzioni che l’Europa prepara in caso di invasione. «Non fatevi illusioni, troveranno il modo di applicarle ugualmente, qualunque cosa succeda», ha detto Putin parlando con la stampa.

* Fonte/autore: Luigi De Biase, il manifesto



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