Crisi ucraina. Putin risponde alle sanzioni: «L’Europa paghi il gas in rubli»

Crisi ucraina. Putin risponde alle sanzioni: «L’Europa paghi il gas in rubli»

Crisi ucraina. Risposta russa alle sanzioni: moneta che recupera sul dollaro, prezzi in rapida salita. Chernihiv (290mila abitanti) a nord della capitale è assediata: senza luce e infrastrutture distrutte

 

Vladimir Putin prova a uscire dalle secche economiche annunciando che «i paesi ostili», cioè l’Europa, che vorranno comprare il gas dalla Russia dovranno utilizzare il rublo.

La conferenza stampa nella quale il leader del Cremlino ha comunicato questa decisione ha provocato un rialzo del valore del rublo, contemporaneo a un aumento del presso del gas; all’hub olandese Ttf il prezzo del gas è balzato di oltre il 25% a 124,09 euro per megawattora.

LA MONETA RUSSA in serata era scambiata a 100 sul dollaro, restando comunque sempre lontano dai 75 che precedevano l’invasione dell’Ucraina. Ma questa «richiesta» non è detto possa essere accettata, anzi.

La prima a esprimersi contro è stata Berlino; secondo il ministro dell’economia tedesco Robert Habeck la richiesta di Putin è una «violazione dei contratti» (nei quali vengono specificate le valute con cui effettuare il pagamento).

Secche non solo economiche per Mosca, perché continuano le analisi che danno l’esercito di Putin in grande difficoltà nonostante sia vicino a conquistare alcuni importanti obiettivi (ma in campo militare contano anche i modi, ovvero le perdite, con i quali si ottengono i successi).

Ieri l’analista del Guardian Dan Sabbagh ha spiegato che la «più grande preoccupazione dei funzionari occidentali per le prospettive militari dell’Ucraina è che la Russia si stia facendo strada verso un’inevitabile e sanguinosa vittoria a Mariupol, che a sua volta libererà le sue forze per spostarsi a nord e attaccare le truppe d’élite di Kiev che difenderanno il Donbass da tre direzioni».

Secondo gli analisti la Russia non avrebbe più «la capacità di combattere un’offensiva su assi multipli a causa delle vittime che ha subito – da 7.000 a 8.000 morti circa – durante la sua disastrosa offensiva».

PER QUESTO I RUSSI si stanno concentrando su Mariupol, per avere poi «l’opportunità di portare più potenza di fuoco e di spostarsi a nord», consentendo quindi di rivolgersi a Kiev e alla parte orientale del paese.

Sull’offensiva di Mariupol ieri c’è stata una presa di posizione piuttosto energica degli Stati uniti, in attesa dell’arrivo di Biden in Europa. Il segretario di Stato americano Blinken ha definito quelli di Putin «crimini di guerra» spiegando che «abbiamo visto numerosi rapporti credibili di attacchi indiscriminati e deliberatamente contro civili, così come altre atrocità. Le forze russe hanno distrutto condomini, scuole, ospedali, infrastrutture critiche, veicoli civili, centri commerciali e ambulanze, causando morte o ferimento di migliaia di civili innocenti. Molti dei siti colpiti dalle forze russe sono chiaramente identificabili come in uso da parte di civili. Ciò include l’ospedale di maternità di Mariupol». Sul campo la situazione appare grave anche a Chernihiv (290mila abitanti), a nord della capitale.

LUDMILA DENISOVA, attivista ucraina per i diritti umani, ha affermato che «la popolazione è stata effettivamente trasformata in ostaggio dalle forze russe che hanno interrotto le principali rotte per gli aiuti umanitari. Oggi Chernihiv rimane completamente isolata dalla capitale. Gli occupanti hanno bombardato il ponte sul fiume Desna, attraverso il quale hanno trasportato aiuti umanitari alla città ed evacuato i civili». La città è senza elettricità, acqua, «le infrastrutture sono distrutte».

In attesa dei vertici dei prossimi giorni intanto la Svezia, ieri, ha annunciato che fornirà all’Ucraina un secondo carico di 5mila armi anti tank, secondo quanto dichiarato dal ministro della difesa svedese all’agenzia stampa Tt (la Svezia ha già inviato un primo carico di 5mila armi tank e altro materiale militare).

IERI ZELENSKY ha esortato le aziende francesi in Russia – di fronte al parlamento di Parigi – a smettere di sostenere la «macchina da guerra» russa e ad abbandonare il paese, citando anche Renault e Auchan, un marchio controllato come Leroy Merlin dalla famiglia Mulliez.

A stretto giro è arrivata la risposta di Adeo, la holding di Leroy Merlin: «Una chiusura sarebbe considerata un fallimento premeditato, e spianerebbe la strada a un esproprio che rafforzerebbe i mezzi finanziari della Russia».

* Fonte/autore: Simone Pieranni, il manifesto



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