Le Nazioni Unite: «La Russia provoca una carestia mondiale»

Le Nazioni Unite: «La Russia provoca una carestia mondiale»

AFGHANISTAN, YEMEN E CORNO D’AFRICA TRA LE AREE PIÙ A RISCHIO. L’aumento del prezzo del grano aggraverà la situazione dei paesi più poveri

 

Con l’invasione dell’Ucraina la Russia sta provocando una crisi alimentare che potrebbe presto sfociare in una carestia e a pagare il prezzo più alto sarebbero quelle aree del pianeta che già oggi soffrono per la carenza di cibo, prime fra tutte Afghanistan, Yemen e Corno d’Africa. La denuncia è stata presentata martedì scorso al Consiglio di sicurezza dell’Onu dal vice segretario di Stato Usa Wendy Sherman ma è stata confermata nella stessa sede dal direttore esecutivo del World food programme (Wfp) David Beasley che ha così sgombrato il campo da ogni sospetto di propaganda. «Stiamo parlando di una catastrofe che si abbatte sopra un’altra catastrofe», ha detto Beasley riferendosi alle conseguenze delle azioni russe. «Non avremmo mai immaginato che una cosa del genere fosse possibile. E non sta solo decimando l’Ucraina e la regione, avrà un impatto globale come non abbiamo mai visto dalla seconda guerra mondiale».

Le ragioni di questa imminente catastrofe, se non si dovesse arrivare al più presto a un cessate il fuoco, sono presto dette. L’Ucraina, considerata il «granaio d’Europa», produce con la Russia il 30% della fornitura mondiale di grano (e da sola era in grado di sfamare 400 milioni di persone in tutto il mondo), il 20% della fornitura mondiale di mais e il 75-80% dell’olio di semi di girasole. Le conseguenze delle azioni russe già si fanno sentire e sono pensatissime secondo Beasley, che ha ricordato come prima del 24 febbraio, giorno di inizio dell’invasione russa, la sua agenzia sfamava 125 milioni di persone al mondo mentre ora è costretta a tagliare le razioni a causa dell’aumento dei prezzi di cibo e carburante e delle spese di spedizione. Nello Yemen in guerra, ha aggiunto il diretto del Wfp, 8 milioni di persone hanno visto la loro assegnazione di cibo ridotta del 50% «e ora guardiamo alla riduzione delle razioni a zero».

Duri i riflessi del conflitto anche per l’Egitto, che dipende per l’85% dal grano ucraino, e per il Libano che nel 2020 ne dipendeva per l’81%, paesi che adesso dovranno pagare prezzi più alti i loro rifornimenti. «Questo significa che un numero maggiore di persone in tutto il mondo soffrirà la fame», ha avvertito Corinne Fleischer, direttrice regionale del Wfp.

Ovviamente i primi a pagare anche sotto l’aspetto alimentare gli effetti della guerra sono gli ucraini. Prima dell’invasione russa il Wfp non era presente nel paese ma oggi interviene per dare sostegno a un milione di persone raggiungendo anche le aree maggiormente colpite come Sumy e Kharkiv. Secondo le stime del Wfp il 45% degli ucraini è preoccupato di non trovare abbastanza cibo, una persona su cinque riduce le dimensioni e il numero dei pasti mentre gli adulti saltano i pasti per permettere ai propri figli di mangiare. «Il momento è davvero critico e abbiamo bisogno che il mondo si faccia avanti», ha detto Fleischer ricordando che il Wfp ha bisogno di 590 milioni di dollari per riuscire ad assistere per i prossimi tre mesi 3,1 milioni di persone solo in Ucraina. Poi, c’è tutto il resto del mondo che non si può dimenticare.

* Fonte/autore: Carlo Lania, il manifesto

 

ph by WFP.Aviation, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons



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