Sahara Occidentale. Il governo Sánchez impone una svolta: «Marocco sovrano»

Sahara Occidentale. Il governo Sánchez impone una svolta: «Marocco sovrano»

Colonialismi. Lettera al re Mohammed VI, il primo ministro socialista riconosce a Rabat i territori occupati in violazione delle risoluzioni Onu. Il governo si spacca: Podemos si smarca, sinistra contraria. E anche la destra protesta

 

La svolta di Sánchez sulla vicenda saharawi gli spagnoli l’hanno appresa venerdì dai media marocchini; «Senza alcun dibattito parlamentare né previa comunicazione ai media del paese» ha fatto notare El Diario.

Finora tutti i governi spagnoli avevano difeso (almeno formalmente) una soluzione basata su quanto stabilito dalle risoluzioni dell’Onu e sul rispetto del diritto all’autodeterminazione della popolazione saharawi.

Ma in una lettera inviata a Mohammed VI, il leader socialista ha comunicato di condividere il piano di Rabat che chiede un riconoscimento internazionale della sovranità marocchina sull’ex Sahara spagnolo in cambio della concessione di un certo grado di autonomia ai territori occupati dal 1975. Nella missiva, Sánchez giudica «l’iniziativa di autonomia marocchina, presentata nel 2007, come la base più seria, realistica e credibile per risolvere la controversia».

Madrid si inserisce così nella scia di Donald Trump, che nel dicembre 2020 diede l’ok all’annessione marocchina dell’ex 53esima provincia spagnola in cambio della normalizzazione delle relazioni tra Rabat e Tel Aviv.

A destra il blitz di Sánchez non è piaciuto. Il leader in pectore del PP, il galiziano Alberto Núñez Feijóo, ha bollato la presa di posizione come «drastica e sconsiderata». Temendo concessioni alle rivendicazioni marocchine sulle enclavi nordafricane di Ceuta e Melilla, la stampa conservatrice, unanime, parla di «cedimento al Marocco», paese con il quale Madrid è storicamente impegnato in un braccio di ferro.

Soprattutto, la mossa del Psoe ha prodotto l’ennesimo strappo con gli alleati di governo di Podemos, che hanno informato di non condividerla affatto, così come le formazioni nazionaliste e di sinistra basche, catalane e galiziane. Anche la ministra del Lavoro e vicepremier Yolanda Díaz si è smarcata.

Per la leader dei viola, Ione Belarra, la Spagna deve rispettare il diritto internazionale e il conflitto nel Sahara richiede «una soluzione politica equa, duratura e accettabile per tutte le parti in conformità con le risoluzioni dell’Onu, a partire dall’autodeterminazione del popolo saharawi».

L’avallo di Sánchez alle richieste marocchine mira evidentemente al varo di relazioni preferenziali con il paese nordafricano, dopo anni di relazioni burrascose. A lungo Madrid e Rabat si sono affrontati militarmente per il controllo dell’isolotto di Perejil.

Nel 2021 la crisi è di nuovo esplosa dopo l’accoglienza riservata da Sánchez a Brahim Ghali, il leader del Fronte Polisario – l’organizzazione che storicamente rappresenta la popolazione saharawi – a lungo ricoverato sotto falso nome in un ospedale della Rioja.

Per tutta risposta, il 18 maggio 8mila migranti riuscirono a raggiungere Ceuta grazie alla «distrazione» delle guardie di frontiera di Rabat. Madrid accusava il Marocco di usare i profughi come strumento di ricatto e Rabat imputava a Sánchez una connivenza con gli avversari della sua integrità territoriale.

Ora però Madrid vuole voltare pagina. «Cominciamo una nuova tappa basata sul rispetto degli accordi, l’assenza di azioni unilaterali, la trasparenza e la comunicazione permanente», recita un comunicato diffuso dalla Moncloa, che mette l’accento sulla necessità di fare dei progressi nella comune gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo e nell’Atlantico.

Secondo indiscrezioni, il ministro degli Esteri José Manuel Albares dovrebbe presto recarsi a Rabat, seguito dal premier. Sánchez può contare sul sostegno pubblico dell’ex premier Zapatero e dell’ex ministro degli Esteri (anch’egli socialista) Moratinos, che durante il loro mandato provarono a convincere l’esecutivo a sostenere il piano marocchino di annessione.

Ora si attendono però le reazioni dell’inviato speciale Onu per il Sahara, Staffan de Mistura, e del governo algerino, da sempre principale sponsor della lotta dei saharawi per l’indipendenza, utilizzata spesso come arma contro i nemici di Rabat.

Il governo di Algeri, da cui Madrid ha da poco ottenuto un aumento delle forniture di gas e petrolio, ha richiamato «per consultazioni» il proprio ambasciatore a Madrid, dicendosi stupito per il cambio di posizione della Spagna.

* Fonte/autore: Marco Santopadre, il manifesto

 

ph by jaysen naidoo, CC BY-SA 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0>, via Wikimedia Commons



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