Pandemia, allora non sei andata via: quarta dose per over 80 e fragili

Pandemia, allora non sei andata via: quarta dose per over 80 e fragili

COVID-19. Gli antivirali in farmacia. Da ottobre possibile vaccino annuale per tutte le varianti

 

Per presentare la quarta dose torna in pista il «vecchio» Comitato tecnico scientifico. A illustrare alla stampa le nuove raccomandazioni del governo sulle vaccinazioni anti-Covid ieri sono intervenuti il dg dell’Aifa Nicola Magrini, quello della prevenzione al ministero della salute Gianni Rezza e il presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli. Tutti membri del primo Cts, chiamato a assistere il governo Conte nei giorni più duri.

Come già anticipato nei giorni scorsi, il nuovo richiamo sarà raccomandato per le persone con più di 80 anni, per gli ospiti delle Rsa e per gli over 60 fragili a causa di alcune patologie concomitanti. «Nonostante i dati italiani mostrino una buona tenuta del vaccino, nei prossimi mesi si potrebbe verificare un calo della protezione – spiega Magrini – Una scelta in linea con le raccomandazioni dell’Agenzia Europea del Farmaco e del Centro Europeo di Controllo delle Malattie».

I dati sull’utilità di un ulteriore richiamo vengono da Israele, che sulle vaccinazioni è più avanti di tutti. «Mostrano una protezione superiore di quattro volte rispetto a chi ha fatto un solo richiamo», spiega Locatelli. Lo studio del Politecnico di Haifa appena pubblicato sul New England Journal of Medicine (così come i dati italiani) stima che il rischio assoluto ammalarsi gravemente è molto basso già dopo tre dosi. E sulla durata della protezione della quarta ovviamente non può dire nulla.

Però già si parla di una nuova vaccinazione, la quinta, in ottobre e tendenzialmente annuale. Locatelli prevede vaccini «adattati alle nuove varianti» o efficaci contro tutti i coronavirus. E probabilmente «associati al vaccino anti-influenzale», aggiunge Magrini. La campagna autunnale sarà rivolta tendenzialmente agli over 50 e alle categorie a rischio, proprio come già avviene per l’influenza.

Ma si percepisce una certa «stanchezza vaccinale» nella popolazione. Il che induce Locatelli a premere affinché chi non ha ricevuto nemmeno una dose o si è fermato al primo ciclo si presenti negli hub ancora aperti. 2,5 milioni di italiani avrebbero diritto alla terza dose ma finora non l’hanno fatta. «I vaccini sono vittima del loro stesso successo», secondo Rezza. «Facendo diminuire i casi di malattia grave, provocano un abbassamento della percezione del rischio». Tra i bambini invece anche la prima vaccinazione è stata rifiutata in due casi su tre. A volte, su consiglio di medici di base e pediatri. «Sui bambini sani non ne vedo la necessità», ha detto persino l’attuale direttore dello Spallanzani Francesco Vaia. Locatelli, uno dei più affermati pediatri al mondo, nel merito è stato durissimo: «Una posizione incompatibile con la professione sanitaria». Gli stessi medici di base ora potranno anche prescrivere il farmaco antivirale Paxlovid, che si potrà ritirare in farmacia e assumere nei primissimi giorni dopo i sintomi. L’Aifa ha dato il suo via libera, ma il direttore Magrini invita alla cautela: «Il farmaco ha numerose interazioni con altre terapie. La formazione adeguata dei medici di famiglia sarà fondamentale».

 

* Fonte/autore: Andrea Capocci, il manifesto



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