Rifugiati. Sempre più vittime di tortura, ma l’Europa chiude le porte

Rifugiati. Sempre più vittime di tortura, ma l’Europa chiude le porte

IL REPORT DEL CENTRO ASTALLI. «Solo per gli ucraini è scattata la protezione temporanea, misura inapplicata da venti anni». Nel 2021 via mare sono arrivati in Italia in 67mila, due su tre sono ospitati nei Cas

 

Nel 2021 sono stati 67.040 i migranti arrivati in Italia via mare (nel 2020 erano approdati in 34.154). I minori non accompagnati sono stati 9.478 a fronte dei 4.687 del 2020. Circa due migranti su tre sono ospitati nei Cas, i centri di accoglienza straordinaria, effetto dei decreti Salvini. Nel sistema dell’accoglienza diffusa (Sai), con piccoli numeri e progetti d’integrazione mirati, ci sono solo circa 25mila persone delle 76mila presenti nelle strutture convenzionate. I dati sono contenuti nell’ultimo rapporto del Centro Astalli, il servizio dei Gesuiti dedicato ai rifugiati.

LE RICHIESTE D’ASILO su scala mondiale nel 2021 sono state circa un quarto rispetto all’anno precedente ma l’Ue continua nella politica di chiusura delle frontiere. Padre Camillo Ripamonti: «Solo la crisi dei profughi ucraini ha portato all’adozione da parte del Consiglio Ue della protezione temporanea regolata dalla direttiva 55/2001. Una misura per 20 anni rimasta inapplicata, nonostante si siano registrati flussi massicci di persone in fuga da conflitti o violazioni dei diritti umani. Pensiamo all’Afghanistan lo scorso agosto».

FINO ALL’INVASIONE RUSSA dell’Ucraina è continuata, invece, una politica di chiusura e di esternalizzazione delle frontiere: «È stato rinnovato l’accordo con la Turchia che prevede il trattenimento sul proprio territorio di rifugiati. Si tratta di persone in fuga da Siria, Iraq e Afghanistan. Si è continuato ad assistere alle morti nel Mediterraneo (circa 2mila quelle accertate) e ai respingimenti verso la Libia o a quelli di Ceuta; ai blocchi sulla rotta balcanica, fino alla tensione tra Bielorussia e Polonia dello scorso dicembre con migliaia di migranti ammassati sul confine».

CI SONO CRISI UMANITARIE decennali: «La Siria è giunta al suo undicesimo anno di guerra o l’Afghanistan dove, dopo venti anni di conflitto, lo scorso agosto con la partenza del contingente Nato è tornato il regime talebano. Si stima che a metà 2021 gli sfollati nel mondo siano stati oltre 84 milioni, in aumento rispetto agli 82,4 milioni di fine 2020». Solo dalla Siria arrivano 6,7 milioni di rifugiati. Dei paesi con il maggior numero di sfollati, i primi 5 sono la Repubblica Democratica del Congo, l’Etiopia, l’Afghanistan, il Myanmar e la Repubblica Centrafricana.

IL RAPPORTO registra un aumento dei minori non accompagnati nelle strutture e nei servizi del Centro Astalli, «un’utenza particolarmente vulnerabile a cui spesso lo Stato non riesce a garantire una presa in carico protetta». Le persone assistite in situazioni di fragilità (vittime di tortura, violenza intenzionale o abusi sessuali) sono state numerose. «Quasi tutte le donne seguite dal servizio di ginecologia hanno subito torture, violenza di genere o abusi». Le vittime di tortura provengono soprattutto da Nigeria, Senegal ed Eritrea. Coloro che hanno vissuto l’esperienza del carcere in Libia raccontano di abusi, violenze e persecuzioni. «Nel 2021 si sono aggiunti i migranti arrivati dai Balcani, che raccontano di percosse e violenze da parte di forze dell’ordine nel tentativo di respingerli».

TANTI GLI OSTACOLI che impediscono a richiedenti e titolari di protezione internazionale di fruire di diritti garantiti per legge. Uno dei primi scogli è l’iscrizione anagrafica. «Un percorso accidentato, reso tortuoso da una burocrazia respingente, è stato ulteriormente complicato dalla pandemia. Anche la campagna vaccinale ha avuto bisogno del privato sociale per arrivare alle fasce più vulnerabili».

* Fonte/autore: Adriana Pollice, il manifesto



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