Dopo l’Azovstal sotto fuoco russo il Donbass, con rischio di nuove distruzioni

Dopo l’Azovstal sotto fuoco russo il Donbass, con rischio di nuove distruzioni

Azovstal, l’esibizione dei tatuaggi come trofei da parte di Mosca, che annuncia: «Distrutto carico di aiuti militari occidentali consegnati all’Ucraina». Londra: «Armi anche alla Moldavia». Usa al bando: Biden e Zuckerberg primi della lista

 

Giorno 87, Mosca si gode il pieno controllo di quel che resta di Mariupol e il ricongiungimento territoriale che questo comporta verso la Crimea, annuncia di aver distrutto un convoglio di armi occidentali nel nord-est ucraino e si intesta nuovi progressi militari nel Luhansk. Tradotti dal governatore della regione, Serhiy Haidai, in ingenti distruzioni e numerose vittime in tutto il Donbass orientale. Specie a Severodonetsk, sotto il fuoco russo da giorni: «Vogliono cancellarla come Mariupol».

A CONFERMA DELLA FASE delicata anche sul piano della comunicazione apertasi per il presidente ucraino Zelensky, ieri il suo pensiero è o passato essenzialmente sulle tv locali. Ha detto che «la guerra potrà finire solo per via diplomatica» e anche che oggi l’Ucraina ha un esercito doppio rispetto a prima dell’invasione: «Possiamo contare su 700 mila uomini e i risultati degli sforzi compiuti si vedono» ha detto, ringraziando in particolare gli Usa per gli ulteriori 40 miliardi di dollari investiti sulle possibilità di vittoria dell’Ucraina, o di una guerra infinita fate voi, nel giorno della firma del presidente Biden.

Zelensky, che ieri ha ricevuto il premier portoghese Costa, molto impressionato dopo una visita a Irpin, per poi ringraziare Draghi al telefono «per l’appoggio incondizionato garantito dall’Italia al percorso d’integrazione dell’Ucraina nell’Unione europea, può comunque rivendicare di aver salvato la vita agli «eroi» di Mariupol ordinando il game over all’Azovstal. E visto che i russi hanno «preservato le loro vite», come era nei patti, «i negoziati ora sono possibili». Però l’auspicio di uno scambio che li riporti a casa come niente fosse sembra essere una condizione. E nessuna apertura in tal senso è mai giunta da Cremlino, Duma e opinione pubblica russa. Anzi.

OLTRE CHE CON IL RAPPORTO positivo reso a Putin dal suo ministro della Difesa Shoigu, il capitolo dell’assedio alla Azovstal si è chiuso con la cruda esibizione della simbologia “criminale” tatuata sulla pelle dei prigionieri: perquisiti e filmati prima di essere condotti verso un destino che resta incerto ma potrebbe chiarirsi in settimana, purtroppo per loro, se la Corte suprema russa deciderà che il Battaglione Azov e di conseguenza i circa 2400 combattenti riemersi dall’acciaieria vanno trattati come «terroristi». Zoom sul variegato repertorio di croci naziste, tridenti nazionalisti, volti di Bandera a tutta spalla… come a dire ecco le prove, stiamo solo denazificando l’Ucraina.

IL GOVERNO RUSSO ieri ha annunciato anche il bando dal territorio nazionale di 963 soggetti statunitensi – da Biden & Blinken, o da Mark Zuckenberg in giù. E comunicato che nel frattempo «missili Kalibr a lungo raggio e ad alta precisione, lanciati dalla flotta russa nel Mar Nero, hanno distrutto presso la stazione ferroviaria di Malin, nella regione di Zhytomyr, un grande lotto di armi e attrezzature militari appena consegnate dagli Stati Uniti e dai paesi europei».

PER CONTRO sono finiti sotto il tiro di mortaio i villaggi russi di confine nella regione di Glushkovsky, rende noto il governatore regionale di Kursk, Roman Starovoit citato da Interfax. Indagini in corso. Desta sicuramente pià scalpore l’”incidente”, l’ennesimo di una lunga serie ormai in siti più che sensibili del potere russo: un incendio, subito domato e senza vittime riferiscono le autorità, si è sviluppato nell’Istituto centrale di aeroidrodinamica Zhukovsky (TsAGI), cuore nevralgico dell’orgoglio nazional-aerospaziale russo, dove si lavora al razzo “Energia” e allo Space Shuttle Buran.

IN TEMA DI RIARMI un nuovo flusso s’annuncia verso la Moldavia, in virtù dei rischi a cui il piccolo paese frontaliero sarebbe esposto. A caldeggiarlo in un’intervista a The Telegraph la segretaria britannica alla Difesa, Liz Truss. La quale parla della possibilità in esame di inviare «armi moderne», quasi a volersi smarcare dai paesi europei che hanno svuotato la parte più datata dei loro arsenali, con la scusa che così gli ucraini non avrebbero avuto bisogno di particolari addestramenti e – soprattutto – con la prospettiva di vedersi rimborsare l’equivalente in armamenti di ultima generazione da parte dell’Unione europea. Promessa ora ridimesionata dai tagli a un fondo mai adeguato né digerito dai paesi che non hanno messo neanche un moschetto alla causa ucraina. Non l’Italia, che dichiara un valore (e un credito) di 48 milioni di euro, contro i 31 della Germania che ora recrimina sui criteri. Il rischio dell’effetto bonus, con relativa istigazione a gonfiare i costi, è innegabile .

SUL FRONTE NATO EXTRALARGE ieri un nuovo giro di telefonate copie-e-incolla in cui il presidente turco Erdogan ha invitato la premier svedese Magdalena Andersson e il presidente finlandese Sauli Niinisto a fare un passo deciso nella sua direzione, consegnandogli i “terroristi” del Pkk a cui danno rifugio e togliendo l’embargo delle armi imposto alla Turchia per l’invasione della Siria del nord nel 2019. Se non altro la merce esposta nel suo suq ha un prezzo chiaro.

* Fonte/autore: Marco Boccitto, il manifesto



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