Congo e Ruanda, crescono tensione e scontri: «Kagame, veniamo a prenderti»

Congo e Ruanda, crescono tensione e scontri: «Kagame, veniamo a prenderti»

REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO. La rabbia e il tentativo di “invasione” dei cittadini di Goma, nell’Est del paese. Esasperati dalle violenze e dalle ingerenze di Kigali, che accusano di sostenere i ribelli dell’M23. Intorno alla città infuria la guerra delle milizie. Esercito e missione Onu in difficoltà. Sale la tensione anche tra i due governi. Spari sul confine, vittime un soldato per parte

 

È sempre più alta la tensione tra Repubblica democratica del Congo (Rdc) e Ruanda, con Kinshasa che accusa Kigali di crimini di guerra e contro l’umanità, di sostenere i ribelli del gruppo M23, di aver invaso parti delle province orientali della Rdc e di aver bombardato con l’artiglieria una scuola a Rutshuru.

UNA TENSIONE CHE NON È PIÙ solo sul fronte ma anche nelle retrovie: venerdì a Goma, un militare congolese ha attraversato uno dei due valichi di frontiera con il Ruanda, sparando contro due militari ruandesi, uccidendone uno e ferendo l’altro. L’esercito ruandese ha reagito al fuoco, uccidendo l’aggressore, e ha poi deciso di rinforzare la propria presenza al confine, che ora è chiuso, ammassando altre truppe.

Decine di migliaia di persone a piedi, in moto e in bicicletta, mercoledì mattina invece si sono riversate agli stessi valichi di frontiera cercando di entrare in Ruanda con la forza e urlando: «Kagame, stiamo venendo a prenderti». Altri, rivolgendosi ai militari e alla polizia congolesi che cercavano di disperderli, chiedevano «dateci armi e divise». La rabbia, tra i congolesi, è esplosa e non è certo una buona notizia: la manifestazione, fatto più unico che raro, era stata autorizzata dalle autorità locali.

È STATA UNA SETTIMANA particolare a Goma, capoluogo della provincia congolese del Nord Kivu, circa 300.000 abitanti. A pochi chilometri dalla città si combatte senza esclusione di colpi e la violenza riguarda tutti, militari e civili, uomini, donne e bambini: l’esercito congolese cerca di respingere l’avanzata dei ribelli dell’M23, tornati in auge nell’autunno 2021 dopo oltre un decennio in cui si credevano sconfitti.

Martedì gli elicotteri militari, dell’esercito e della Monusco (la forza multinazionale delle Nazioni unite che ha una base proprio a Goma), hanno sorvolato la città congolese per ore. Mercoledì mattina è esplosa la protesta: «Le persone erano proprio arrabbiate e sono scese in strada contro l’aggressione ruandese nell’est del Congo». Al telefono con il manifesto il professor Francesco Barone, docente all’Università dell’Aquila e fondatore dell’associazione Help senza confini, alla sua 20ma missione in Rdc, parla con calma senza nascondere preoccupazione: «Mai visto Goma così. Qui intorno, nei villaggi vicini, la sofferenza è massima».

Da novembre le autorità hanno imposto un coprifuoco tra le 22 e le 5 del mattino e instaurato lo «stato d’assedio». Sempre più spaventati e preoccupati, i cittadini di Goma hanno trasformato la sofferenza in una rabbia mai vista. Nonostante le autorità locali, le autorità diplomatiche e le Nazioni unite non abbiano innalzato, per ora, il livello di allerta, la situazione resta precaria come non succedeva da almeno un decennio.

L’AVANZATA DEI RIBELLI dell’M23, che Kinshasa sostiene siano armati, addestrati e sostenuti in diversi modi dal Ruanda, va avanti tra massacri, scontri a fuoco e spargimenti di sangue: «Il Ruanda deve andarsene – urlavano i manifestanti – o lo manderemo via noi con la forza». Dopo la manifestazione, a Goma ora «la situazione è calma – dice Barone -. Ma è una calma apparente, qui mascherano bene la tensione».

Il giorno dopo alcune milizie, in particolare alcune fazioni della Cooperativa per lo sviluppo del Congo (Codeco) e dell’Unione dei rivoluzionari per la difesa del popolo congolese (Urdpc) hanno presentato al governatore della provincia di Ituri la propria richiesta unilaterale di cessazione delle ostilità, con la promessa di unirsi ai programmi di disarmo.

Un mese fa un’altra milizia, la Forza patriottica di integrazione del Congo (Fpic), aveva presentato lo stesso impegno. Goccioline in un mare di sangue.

IL CONVOGLIO del World Food Programme con cui viaggiavano l’ambasciatore Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Jacovacci e l’autista Mustapha Milambo, uccisi presso Kanyamahoro il 22 febbraio 2021, era diretto a Rutshuru. Un viaggio che oggi è ancora più pericoloso: la cittadina è una storica roccaforte dell’M23, che la scorsa settimana l’ha rioccupata dopo 9 anni. Solo nel pomeriggio di giovedì l’esercito è riuscito a riprendere il controllo dell’area. Intorno a Goma intanto la situazione è fuori controllo: le milizie sono ovunque, l’esercito sembra non avere i mezzi per contenerle e la presenza della Monusco si è rivelata inadeguata alle sopraggiunte esigenze di sicurezza.

Giovedì il presidente del Kenya Uhuru Kenyatta ha proposto il dispiegamento di una forza multinazionale della Comunità dell’Africa orientale (Eac), cui Kinshasa ha aderito poche settimane fa, ma si tratta di un’ipotesi embrionale e molto politica: «Il dispiegamento di una forza regionale composta dagli stessi paesi che sono alla base della destabilizzazione, delle atrocità e dei saccheggi delle nostre risorse non porterà mai stabilità né pace e rischia di aggravare la situazione» ha commentato in un tweet il premio Nobel per la pace congolese Denis Mukwege.
Nell’est della Repubblica democratica del Congo il governo di Kinshasa ha già approvato il dispiegamento di truppe ugandesi, che svolgeranno operazioni congiunte con l’esercito congolese contro i ribelli delle Forze democratiche alleate (Adf), di origini ugandesi e accusati di essere legati allo Stato islamico, già protagonisti di diversi attacchi suicidi anche a Kampala.

LA MILIZIA PIÙ PERICOLOSA resta l’M23, tornata in forze in pochissimo tempo. Focolai mai spenti e risalenti al primo colonialismo del divide et impera. Una storia vecchia di generazioni e i cui risvolti sono noti a tutti da tempo: nel 2018 il dottor Denis Mukwege, medico congolese, fu insignito del Nobel per la pace proprio per il suo lavoro sulle donne vittime di violenze da parte delle milizie e da almeno un ventennio lo stesso Mukwege denuncia le scorribande dei gruppi armati, la violenza, le ingerenze straniere in Rdc, l’incapacità del governo di garantire la sicurezza.

I nodi, oggi, sembrano essere venuti tutti contemporaneamente al pettine: il governo congolese parla sempre meno di M23 e sempre più di Ruanda, accusando Kigali di aver invaso il suo territorio con truppe inviate nella boscaglia per sostenere e addestrare i ribelli: la polveriera è sul punto di esplodere.

* Fonte/autore: Andrea Spinelli Barrile, il manifesto

 

ph by Al Jazeera English, CC BY-SA 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0>, via Wikimedia Commons



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