La Corte suprema inglese conferma le deportazioni di migranti in Ruanda

La Corte suprema inglese conferma le deportazioni di migranti in Ruanda

GRAN BRETAGNA. La Corte suprema dice che si può fare: i primi 31 richiedenti asilo saranno cacciati martedì, vince la ministra degli interni Patel. Il principe Carlo, in sordina, parla di «orrida» policy. Per il Labour invece va tutto bene

 

LONDRA. La ministra dell’Interno, Priti Patel, l’ha avuta vinta. Il primo volo per (de)portare in Ruanda i migranti che approdano illegalmente in Gran Bretagna potrà andare avanti come se nulla fosse la prossima settimana.
31 PERSONE dovranno salire a bordo del primo volo già martedì: è il verdetto della Corte suprema di Londra pronunciato venerdì, dopo che il giudice Jonathan Swift (!) aveva respinto i tentativi degli attivisti di ottenere un’ingiunzione che lo fermasse.

Nella generale indignazione dei gruppi per i diritti umani e dei parlamentari dell’opposizione che avevano intentato l’azione legale, fino a 130 persone sono state informate che potrebbero essere inviate nel paese centroafricano per l’«elaborazione delle richieste d’asilo», con il ministero dell’Interno che prevede di programmare altri voli nell’anno corrente. La corte ha poi concesso ai gruppi per i diritti umani il permesso di impugnare la decisione. Lunedì è previsto un appello.

Motivando un verdetto che va ben al di là delle satire cui è dovuta la celebrità del suo omonimo, il giudice Swift ha affermato che alcuni dei rischi che corrono i richiedenti asilo espulsi sarebbero minimi e, letteralmente, «nel dominio della speculazione». Ha detto, inoltre, che sussiste un «interesse pubblico materiale» nel consentire mano libera al ministero.

QUESTA POLICY, che gli attivisti hanno definito un «progetto neocoloniale di “denaro in cambio di esseri umani”», sarà sottoposta a una revisione giudiziaria completa il prossimo mese.

Ancora venerdì, l’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati aveva fatto un intervento in extremis per cercare di bloccare l’operazione. Secondo l’Unhcr, Patel aveva ingannato i rifugiati assicurando loro che l’organizzazione era favorevole al piano.

L’agenzia aveva ha affermato che il programma non soddisfa gli standard richiesti di «legalità e adeguatezza» per il trasferimento di richiedenti asilo da un paese all’altro.

Più di 90 personaggi pubblici – tra cui il frontman dei Cure Robert Smith, l’ex calciatore Gary Lineker e l’artista Tracey Emin – avevano scritto pubblicamente a Titan Airways, Privilege Style e Iberojet, compagnie aeree note per aver collaborato in precedenza con il ministero degli Interni sui voli di espulsione, esortandole a non prestarsi. La compagnia AirTanker, che aveva in precedenza effettuato voli del genere, si è sfilata dopo le proteste.

PERFINO IL FUTURO re Charles avrebbe definito privatamente, secondo il Times, la politica del governo «orrida»: sa che fare le veci della monarca alla riunione dei capi di governo del Commonwealth in Ruanda – in visita ufficiale alla fine del mese – sarà quantomeno imbarazzante. Fonti ufficiali si sono affrettate a insistere che l’erede al trono rimane «politicamente neutrale», come mamma sua.

Mentre il Labour di Keir Starmer, invece di condannare le pratiche totalitarie di Johnson & Co., si affanna a ribadire la contrarietà del partito agli sbarchi, parlando di collaborazione con le autorità francesi come possibile soluzione al problema.

Dal punto di vista politico, questi scellerati piani di offshoring – il trattare i migranti da capitali, fabbriche o rifiuti – sono carne cruda per il pitbull xenofobo che sostiene, a Westminster e fuori, il governo e che – dopo la smilza fiducia nella propria leadership, ottenuta da Boris Johnson pochi giorni fa – lo tiene sostanzialmente tra le fauci. Ma sono anche un familiare rimando a consolidate pratiche di traslazione della manodopera di milioni di persone da un canto all’altro dell’impero dopo l’abolizione della schiavitù.

* Fonte/autore: Leonardo Clausi, il manifesto



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