Ucraina. Altre due condanne per crimini di guerra russi, aspettando L’Aja

Ucraina. Altre due condanne per crimini di guerra russi, aspettando L’Aja

Zelensky: bene Bruxelles, ma ritardo «inaccettabile». A Kiev rimossa la commissaria ai diritti umani Lyudmila Denisova: «È una decisione del presidente ucraino»

 

Dopo le armi è il momento delle leggi. Dietro costante sollecitazione delle autorità ucraine, ieri la Corte penale internazionale ha fatto sapere tramite il procuratore generale, Karim, Khan, che si sta «lavorando per aprire un ufficio a Kiev». Estonia, Lettonia e Slovacchia si sono uniti alla squadra investigativa comunitaria, che coordinerà lo scambio di prove attraverso l’Agenzia di cooperazione giudiziaria dell’Ue, l’Eurojust.

La cornice era quella della conferenza stampa organizzata da Eurojust sui crimini di guerra in Ucraina, alla quale ha partecipato anche la procuratrice generale di Kiev, Iryna Venediktova. Non è il primo incontro del genere, i rappresentanti degli stati che hanno scelto di collaborare alle indagini sui crimini di guerra nell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia si stanno riunendo all’Aja in seguito alle continue richieste di assicurare alla giustizia i responsabili delle atrocità. Secondo Venediktova, «a oggi ci sono quasi 15mila casi di crimini di guerra. Pensateci, domani ne avremo altri 200-300. Ora, in questa categoria di casi, abbiamo quasi 80 sospetti che possiamo iniziare a perseguire».

DEL RESTO, PROPRIO IERI è arrivata la seconda condanna per crimini di guerra dall’inizio del conflitto. Alexander Bobykin e Alexander Ivanov, due militari accusati di aver deliberatamente bombardato degli edifici civili di Kharkiv durante il primo giorno dell’invasione, sono stati condannati a 11 anni e 5 mesi di carcere. Nell’aula del tribunale di Poltava, l’accusa ha sostenuto che i due soldati hanno «violato le leggi e gli usi di guerra». Tale verdetto arriva dopo la condanna all’ergastolo di Vadim Shishimarin, 21enne soldato russo giudicato colpevole di aver ucciso a bruciapelo un civile disarmato. Tuttavia, l’avvocato di Shishimarin ha già fatto sapere che presenterà ricorso e chiederà l’annullamento del verdetto in quanto «questa è la sentenza più severa e qualsiasi persona equilibrata la contesterebbe».

QUASI CONTEMPORANEAMENTE, il difensore civico ucraino dell’Onu, Lyudmila Denisova, è stata sfiduciata. La decisione del parlamento ucraino ha sollevato Denisova dal suo incarico quasi un anno prima della scadenza del mandato, adducendo come motivazione «il fallimento nell’organizzare corridoi umanitari per evacuare i civili da città e paesi al centro di scontri tra le truppe russe di invasione e le forze armate ucraine». Inoltre, ciò che sarebbe risultato particolarmente fastidioso ai vertici del governo sarebbero le dichiarazioni «insensibili e non verificabili» di Denisova sugli stupri commessi dai soldati russi. Il deputato Pavlo Frolov, in un post su Facebook, ha scritto che «l’attenzione poco chiara del lavoro mediatico dell’Ombudsman sui numerosi dettagli di ‘crimini sessuali commessi in modo innaturale’ e ‘stupri di bambini’ nei territori occupati che non potevano essere confermati da prove, ha solo danneggiato l’Ucraina».

SECONDO LA DIRETTA INTERESSATA è una decisione presa direttamente dall’ufficio del presidente Zelensky; tuttavia, Andriy Smyrnov, vice-capo dell’ufficio presidenziale, nega. La presidente del Centro per i diritti umani Zmina, Tetyana Pechonchyk, ha dichiarato che non ci sono motivi costituzionali per rimuovere Denisova dall’incarico. Al momento non è ancora chiaro chi prenderà il suo posto.

Nel porto occupato di Mariupol, intanto, l’amministrazione filo-russa sta iniziando a pensare alla costituzione di una propria flotta e Denis Pushilin, capo della Repubblica Popolare di Donetsk, uno dei due territori separatisti dal 2014, avrebbe dichiarato che «alcune delle navi passeranno sotto la giurisdizione della Dpr; le decisioni in merito sono state prese». Nel comunicato, diffuso dall’agenzia russa Ria Novosti, non è stato chiarito se la decisione si riferisca a navi ucraine o di altri Paesi.

CHIUDIAMO CON ZELENSKY che ha accolto positivamente il sesto pacchetto di sanzioni contro la Russia ma ha definito «inaccettabile» il ritardo dei Paesi europei nel prendere la decisione. Il presidente ucraino ieri aveva parlato telefonicamente con il suo omologo turco, Erdogan, il quale ha avuto un colloquio anche con Putin, e si è offerto di ospitare sul suolo turco un incontro tra le delegazioni russa, ucraina e delle Nazioni unite. A margine delle due telefonate, il presidente turco ha dichiarato che «se entrambe le parti, Kiev e Mosca, troveranno un terreno comune, la Turchia potrebbe anche partecipare a un’eventuale missione di osservazione in Ucraina».

* Fonte/autore: Sabato Angieri, il manifesto



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