Ucraina. Il governo tedesco pubblica l’elenco delle armi inviate a Kiev

Ucraina. Il governo tedesco pubblica l’elenco delle armi inviate a Kiev

Dai resti di magazzino della Bundeswehr, e in parte della Ddr, allo stock bellico che il governo Zelensky ha ordinato direttamente alle aziende produttrici

 

Di pubblico dominio, a disposizione di chiunque, sul sito ufficiale del governo Scholz, emerge la lista completa delle armi made in Germany fornite all’esercito ucraino dall’inizio dell’invasione russa. Si va dai 30 tank anti-aerei modello “Gepard” ai 500 missili portatili “Stinger”, dai 10 nuovissimi cannoni anti-drone ai 2.700 razzi terra-aria “Strela”, dalle 100.000 mila bombe a mano e fino alle 10 tonnellate dell’additivo “AdBlue” necessario per il buon funzionamento dei catalizzatori; perché i mezzi militari tedeschi sono letali ma anche ecologici.
Si tratta dei resti di magazzino della Bundeswehr e in parte della Ddr ma soprattutto dello stock bellico che il governo Zelensky ha ordinato direttamente alle aziende produttrici dopo il triplo nulla-osta della ministra della Difesa Christine Lambrecht, della ministra degli Esteri, Annalena Baerbock e, naturalmente, del cancelliere Olaf Scholz.

Come previsto, su esplicita richiesta di Kiev, dall’elenco sono stati depennati sia i tempi che le modalità di consegna per evitare che l’intelligence russa – in particolare l’attivissimo servizio segreto militare “Gru” – individui e distrugga le armi prima che giungano al fronte.

Ma la lista pubblicata ieri dal governo di Berlino parla davvero da sola, archiviando all’istante l’accusa di “temporeggiatore” rivolta a più riprese al leader Spd. Tra le righe affiora l’impressionante, gigantesca, fornitura di munizioni di ogni tipo; a partire dai 16 milioni di pallottole per pistola, 5,8 milioni di cartucce di piccolo calibro, 53 mila colpi per i sistemi di difesa aerea e 10 mila proiettili destinati a cannoni e obici non solo tedeschi.

Spicca, in parallelo, anche la vera e propria marea di 14.900 mila mine anticarro accompagnate da 900 micidiali “Panzerfaust” (dotati di 3.000 munizioni) e ben 5.300 cariche esplosive perfette per far saltare ponti e linee ferroviarie in vista dell’avanzata russa. Si aggiungono a 50 “Bunker-Buster”- le super-bombe ipersoniche a massima penetrazione progettate per polverizzare i rifugi ultra-protetti in grado di sprigionare più energia cinetica di una testata chimica – e i 100 chilometri di miccia da collegare a 350.000 detonatori. Senza contare 23.000 elmetti da combattimento, 600 occhiali da tiro per i cecchini, 353 visori notturni e 100 MG-3: la versione aggiornata della mitragliatrice progettata nel 1942 oggi fabbricata da “Rheinmetall”.

Oltre a tutto l’equipaggiamento indispensabile alla catena logistica dell’esercito di Zelensky, tra cui 178 fra camion, minibus e fuoristrada, 15 pallet di uniformi mimetiche, 100 tende da campo, 12 generatori elettrici e 6 bancali per smaltire gli ordigni esplosivi. Si sommano 125 telescopi e 165 binocoli, 38 telemetri laser e 18 container pieni zeppi di equipaggiamento medico, tra cui 60 lampade per sala operatoria, kit di pronto soccorso, 500 medicazioni per emostasi e migliaia di mascherine chirurgiche.

Nella lista diffusa dal governo Scholz rientra anche l’ospedale da campo allestito insieme all’Estonia, 1.200 brande per i feriti, più 10.000 sacchi a pelo destinati alle truppe impegnate nella prima linea del Donbass.

In più la Germania “paga” all’Ucraina anche benzina e gasolio così come 360.000 “razioni Kappa” per i soldati ucraini che da sole riempiono oltre 2.025 pallet. Dai depositi della Volksarmee (l’esercito della disciolta Germania-Est) provengono invece i pezzi di ricambio per i Mig-29 girati all’aeronautica militare ucraina dai Paesi dell’ex Patto di Varsavia, Polonia e Slovacchia in primis.

Infine salta fuori la conferma che la Germania ha girato a Kiev i sofisticati sistemi di difesa aerea “Iris-T” e lanciarazzi “Mars” (come anticipato dalla stampa) ma ha anche fornito materiale bellico in joint-venture con gli alleati: gli obici insieme ai Paesi Bassi e i blindati per fanteria “M113” con la Danimarca.

* Fonte/autore: Sebastiano Canetta, il manifesto

 

 



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