Incendi: in cenere ogni anno un’area verde pari al lago di Garda

Incendi: in cenere ogni anno un’area verde pari al lago di Garda

Dati Ispra e uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports che evidenzia un aumento senza precedenti del rischio di incendi in tutta Europa causato dal cambiamento climatico

 

Dal 1 gennaio al 31 dicembre 2021 è bruciata complessivamente una superficie pari allo 0,5% del territorio italiano, che corrisponde al Lago di Garda. L’ondata di incendi lo scorso anno ha colpito il triplo degli ettari del 2020, soprattutto nel Mezzogiorno: sono dati dell’Ispra diffusi ieri in contemporanea alla pubblicazione sulla rivista Scientific Reports di uno studio che evidenzia un aumento senza precedenti del rischio di incendi in tutta Europa, e in particolare per l’area del Mediterraneo, causato dal cambiamento climatico. La ricerca, redatta da un gruppo guidato dall’Università di Barcellona e che ha visto un importante contributo italiano dell’Università del Salento e dell’Esrin, il Centro europeo per l’osservazione della Terra a Frascati dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), sottolinea l’urgenza di adottare strategie di gestione forestale efficaci per ridurre questi rischi ed evitare di compromettere le strategie di decarbonizzazione europee basate sulle foreste.

Le aree che risultano maggiormente in pericolo sono le foreste e le zone di montagna dell’Europa centrale e meridionale, che costituiscono anche grandi giacimenti di carbonio che il fuoco minaccia di liberare: i Pirenei, la catena montuosa Iberica e la Cordigliera Cantabrica, ma anche il Massiccio Centrale francese, le Alpi e gli Appennini, i Carpazi, i Monti Balcani e la regione Ponto-caucasica. Le conclusioni dello studio, che ha calcolato anche l’evoluzione del rischio di incendio fino al 2100, suggeriscono che questo potrebbe aumentare ulteriormente in queste regioni che saranno più colpite dai cambiamenti climatici.

Anche l’analisi Ispra evidenzia nel nostro Paese il complesso legame tra cambiamenti climatici: non vanno considerati solo gli effetti diretti di siccità prolungata ed alte temperature, ma anche gli effetti del clima sugli insetti e sulle malattie delle piante, che le rendono più vulnerabili e quindi rendono le coperture arboree ancora più suscettibili ad incendio. Gli effetti e i danni agli ecosistemi forestali causati dagli incendi, così, possono accelerare i processi di perdita di biodiversità, rilascio di anidride carbonica, aumento del rischio idrogeologico, erosione del suolo, inquinamento da polveri dell’aria e dei corpi idrici.

Dal punto di vista ecologico, le foreste hanno una innata capacità di resilienza agli effetti degli incendi ma quando i fenomeni diventano vasti e frequenti possono determinare danni di lungo periodo e una perdita permanente di superficie boschiva. Dall’analisi degli ultimi vent’anni, risulta che in Italia il 40-50% del territorio colpito da incendio è costituito da foreste. Tra le coperture arboree, la categoria più colpita è quella delle latifoglie sempreverdi (macchia mediterranea) per il 56%, e a seguire latifoglie decidue (come le querce) 25% e le classi di aghifoglie sempreverdi, come i pini mediterranei, 19%.

Per quanto riguarda il 2021, la Sicilia risulta essere la regione che ha registrato le maggiori porzioni di aree bruciate, circa il 3,5% della superficie complessiva regionale. Sono stati interessati da incendi il 60% dei comuni siciliani (su un totale di 235 comuni). La seconda regione è la Calabria, per una superficie pari al 2,4%, con 240 comuni interessati. La regione che nel 2021 ha subito, in termini di superficie forestale bruciata, il maggiore impatto è la Calabria. Nello specifico, la superficie totale di boschi interessata da incendi rispetto al totale delle aree andate bruciate è pari al 37%. Durante la stagione estiva del 2021, ad esempio, nel Parco Nazionale dell’Aspromonte è andato in fumo circa il 10% del patrimonio boschivo del parco. «L’evento – spiega una nota dell’Ispra – è risultato di grande impatto ambientale visto che l’incendio ha attaccato due boschi vetusti: la Faggeta di Valle Infernale (patrimonio mondiale dell’Umanità Unesco) e il Bosco di Acatti, entrambi custoditi all’interno dell’area protetta».

La regione Sardegna è invece la terza più colpita in termini di aree forestali bruciate. Gli eventi sono stati appena 40 (rispetto, ad esempio, ai circa 500 della Sicilia), ma c’è stato quello più esteso d’Italia, che ha coinvolto 10 comuni del Montiferru. Nel comune di Sennariolo, nell’oristanese, è bruciato con il 94% della superficie complessiva comunale. Mentre scriviamo, sono ancora in corso i tentativi di spegnere l’incendio che si è sviluppato in una zona dell’Appennino bolognese, nei pressi di Vergato, in particolare alcuni boschi della frazione Carbona. Regione Emilia-Romagna informa che sono state evacuate 29 persone «a livello precauzionale». Sono gli effetti diretti di eventi estremi e cambiamenti climatici, da cui l’Italia non è esente.

* Fonte/autore: Luca Martinelli, il manifesto



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