Casa Trump perquisita dall’FBI in cerca dei documenti rubati

Casa Trump perquisita dall’FBI in cerca dei documenti rubati

Per la prima volta nella storia degli agenti federali nell’abitazione di un ex capo del governo Usa. Che ha sottratto carte ufficiali

 

NEW YORK. La notizia della perquisizione da parte dell’Fbi della residenza di Trump a Mar-a-Lago è uno tsunami che non accenna a calmarsi, e monopolizza i canali televisivi e radiofonici dove la domanda principale a cui si cerca di rispondere è: e ora che succede?

TROVARE UNA RISPOSTA non è facile, non ci sono precedenti a cui rifarsi, non è mai accaduto che un ex presidente portasse a casa propria 15 scatoloni contenenti documenti riservati invece di consegnarli alla biblioteca di stato, gli archivi che conservano gli atti e i documenti della Casa bianca. Non è nemmeno mai accaduto che per poterli avere ci volesse un anno e la minaccia di un’azione legale; solo a febbraio gli archivi hanno notificato al Congresso di aver finalmente avuto le 15 scatole di documenti. E di certo è la prima volta che i federali fanno una perquisizione di 8 ore a casa di un ex presidente, quasi sicuramente per accertarsi che sia stato davvero riconsegnato tutto.

L’Fbi si è concentrata sugli uffici e sugli alloggi personali di Trump, e Christina Bobb, avvocata del tycoon, presente durante la perquisizione, ha confermato che gli agenti cercavano «carte».
Lunedì l’Fbi ha agito in base a un mandato di perquisizione, approvato da un giudice, il che suggerisce che avesse motivi solidi per ritenere di trovarsi di fronte a un reato. Dopo di che, per procedere con la perquisizione, i federali hanno dovuto ottenere l’approvazione dell’ufficio di presidenza e del dipartimento di Giustizia.
«Una cosa è molto chiara – ha sottolineato su Twitter il consulente politico David Axelrod – Garland (il procuratore generale a capo del dipartimento di Giustizia) non avrebbe autorizzato questo raid e nessun giudice federale l’avrebbe firmato, se non ci fossero prove significative per giustificarlo».

GIÀ L’EX AVVOCATO di Trump, Michael Cohen, lo accusava di aver distrutto documenti ufficiali, e ora delle fotografie rivelano 2 occasioni in cui l’ex presidente avrebbe buttato dei documenti nel water. Le immagini che la giornalista del New York Times Maggie Haberman ha pubblicato nel suo prossimo libro, Confidence Man, erano già state pubblicate da Axios, e la Cnn ha parlato di come Trump avrebbe violato le leggi presidenziali sulla conservazione dei registri. Il tycoon, dopo averli letti, spesso strappava documenti, bozze e promemoria e buttava periodicamente le carte nella toilette della Casa bianca. Questa sua abitudine è stata scoperta quando i bagni si sono intasati.

Il Presidential Records Act, la legge che disciplina la conservazione dei materiali della Casa bianca, non è particolarmente severa, il problema per Trump è che potrebbero esserci delle sanzioni penali in caso di distruzione di materiale sensibile, come le lettere scambiate con il leader nordcoreano Kim Jong-un con il quale l’ex presidente avrebbe mantenuto i contatti.
Per il codice penale è perseguibile chiunque «commetta atti depredativi contro qualsiasi proprietà degli Stati uniti, nasconda, rimuova, mutili, cancelli o distrugga intenzionalmente e illegalmente dei documenti governativi».
Al momento i portavoce dell’Fbi e del dipartimento di Giustizia non hanno rilasciato dichiarazioni, e l’unica voce a risuonare è quella di Trump che si definisce ingiustamente perseguitato. «La mia bella casa, Mar-A-Lago a Palm Beach, in Florida, è attualmente sotto assedio, perquisita e occupata da un folto gruppo di agenti dell’Fbi. Hanno anche aperto la mia cassaforte», ha scritto Trump nella sua lunga dichiarazione. «Dopo aver lavorato e collaborato con le agenzie governative competenti – ha proseguito – questo raid senza preavviso a casa mia non era necessario o appropriato».

TRUMP ha poi accusato i democratici di perseguitarlo per impedirgli di candidarsi alla presidenza nel 2024, e sostiene che la mossa sia un tentativo ordito sempre dai dem di impedire ai repubblicani di vincere le elezioni di midterm a novembre. Trump ha affermato che la persecuzione politica «va avanti da anni. A Hillary Clinton è stato permesso di cancellare 33 mila email dopo che erano state richieste dal Congresso». E non è mai stata «chiamata a risponderne». Secondo l’ex presidente questo è stato un «attacco che poteva avvenire solo in un paese del terzo mondo. Purtroppo l’America è diventato uno di questi paesi, è arrivata a un punto di corruzione che non si era mai visto».

CON UN BIZZARRO salto mortale dialettico Trump ha fatto un paragone fra la perquisizione a Mar a Lago e lo scandalo Watergate, per ironia della sorte proprio l’8 agosto ricorreva l’anniversario delle dimissioni di Nixon. Ribaltando i piani il tycoon ha affermato che nel caso del Watergate «avevano fatto irruzione nella commissione democratica, qui, invece, sono i democratici che hanno fatto irruzione in casa del 45° presidente degli Stati uniti».

* Fonte/autore: Marina Catucci, il manifesto



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