Corea del Sud, accoglienza gelida per Nancy Pelosi

Corea del Sud, accoglienza gelida per Nancy Pelosi

ASIA. La speaker della Camera Usa incontra solo il suo omologo Kim Jin-pyo, il presidente si defila

 

Dopo essersi lasciata alle spalle Taiwan – minacciata dalle esercitazioni militari cinesi – Pelosi è approdata in Corea del Sud. È la terza tappa del suo tour in Asia orientale, iniziato per cementare il ruolo statunitense con gli alleati della regione. Dopo Singapore, Malesia e la parentesi di Taiwan, Pelosi è arrivata in un momento in cui sembra imminente un test nucleare nordcoreano, il settimo nella storia di Pyongyang e il primo dal 2017.

L’ARRIVO DELLA SPEAKER della Camera Usa a Seul è stato anticipato da diverse polemiche, indirizzate al presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol che si è defilato da un incontro con Pelosi: Yoon ha optato per una telefonata con la speaker perché ufficialmente in vacanza. Ma i rumors e le foto circolate sui social media che ritraggono il presidente sudcoreano in un ristorante di Seul, dopo essere andato al teatro, danno adito alle ipotesi secondo cui Yoon avrebbe deciso di non incontrare Pelosi per non inimicarsi la Cina.
Durante il colloquio telefonico durato 40 minuti, Yoon ha risalito la china elogiando la visita della speaker come segno di deterrenza contro Pyongyang e come occasione per suggellare la collaborazione bilaterale. Dal canto suo, Pelosi ha ribadito l’importanza della relazione tra le due potenze per assicurare «la pace e la stabilità nella regione».
La scortesia diplomatica nei confronti di Pelosi alimenta le critiche interne verso Yoon, che in campagna elettorale ha promosso una politica aggressiva nei confronti della Cina, alimentata dalla partecipazione al vertice della Nato a Madrid (la prima volta per un leader sudcoreano). Nell’arco di tre mesi, però, Seul è stata sottoposta a crescenti pressioni da parte dei funzionari cinesi per il rafforzamento dei legami commerciali e di difesa con gli Usa.

LA COREA DEL SUD vuole evitare un’escalation con la Cina, che in diverse occasioni ha colpito commercialmente Seul. Per mettersi al riparo da ritorsioni cinesi, le aziende sudcoreane sono al lavoro per diversificare le catene di approvvigionamento in settori chiave tra cui semiconduttori e batterie per veicoli elettrici.
La Cina ha esortato la Corea del Sud a mantenere l’impegno preso dall’ex presidente sudcoreano Moon Jae-in in merito alla “politica dei tre no” (nessun ulteriore dispiegamento del Thaad statunitense in Corea, nessuna partecipazione a una rete di difesa missilistica guidata dagli Usa e nessun coinvolgimento in un’alleanza militare trilaterale con il Giappone), oltre a esercitare pressioni su Seul per una possibile adesione al “Chip 4”, un’alleanza guidata dagli Stati uniti e finalizzata a escludere la Cina dal mercato dei semiconduttori. Pechino ha le idee chiare: se Seul entrasse nel “Chip4” andrebbe incontro a un «suicidio commerciale».
L’ombra della Cina avrebbe quindi evitato un’accoglienza da star per la speaker, la cui agenda è stata riempita da soli due appuntamenti: prima l’incontro con il presidente dell’Assemblea nazionale Kim Jin-pyo, il suo omologo sudcoreano, durante il quale è stata firmata una dichiarazione come espressione del sostegno della denuclearizzazione della Corea del Nord; successivamente, Pelosi si sarebbe recata alla zona demilitarizzata che divide le due Coree, dove nel 2019 Donald Trump incontrò Kim Jong-un. La visita, non ufficializzata dallo staff della speaker, viene invece confermata da alcune fonti di NK News, il portale di informazioni sulle dinamiche nordcoreane.

DOPO LA BREVE PARENTESI sudcoreana, Pelosi è arrivata in Giappone, l’ultima tappa del tour in Asia. La speaker incontra oggi il premier Fumio Kishida e il presidente della Camera dei Rappresentanti, Hiroyuki Hosoda. In agenda, la promozione di un Indo-Pacifico «libero e aperto».

* Fonte/autore: Serena Console, il manifesto

 

ph by Gage Skidmore from Peoria, AZ, United States of America, CC BY-SA 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0>, via Wikimedia Commons



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