Guerra fredda e guerra sporca: 15mila documenti rivelano i crimini USA

Guerra fredda e guerra sporca: 15mila documenti rivelano i crimini USA

Dagli archivi declassificati il ruolo attivo di Washington nei conflitti armati del Paese

 

BOGOTA’. A un mese dalla presentazione del rapporto finale della Comisión de la Verdad, vengono pubblicati gli oltre 15mila archivi declassificati dell’intelligence statunitense in Colombia fin dal 1940. L’accesso ai documenti rappresenta un’ulteriore fonte storiografica fondamentale per le vittime del conflitto armato colombiano, nell’esercizio di giustizia restaurativa e memoria che il Paese vive a partire dalla firma degli accordi di pace tra il governo colombiano e le FARC-EP del 2016.

LA COMISIÓN DE LA VERDAD in alleanza con la Ong statunitense National Security Archive (NSA) ha consegnato simbolicamente il materiale raccolto all’Universidad Nacional de Colombia, la principale università pubblica del Paese, con l’invito a un’analisi sistematica ed esaustiva dei materiali. Michael Evans, direttore di NSA ha riscontrato nei documenti gli ingenti investimenti economici che dimostrano il ruolo attivo degli Stati uniti nel conflitto armato colombiano, tanto nel periodo della Guerra Fredda così come nella strategia di controguerriglia e di guerra alla droga.

Gli archivi svelati da NSA, suddivisi in cartelle tematiche, raccolgono un monitoraggio minuzioso dei principali organi statunitensi di intelligence e di sicurezza che illustrano l’importanza della Colombia nella strategia geopolitica regionale Usa fin dagli anni ’40. I primi risalgono all’omicidio del caudillo liberal-progressista, Jorge Eliecer Gaitán, il 9 di aprile del 1948. A seguito della sua uccisione si scatenò il Bogotazo, una rivolta popolare che si tramutò velocemente in uno scontro aperto tra i sostenitori del partito liberale e conservatore, considerato dalla storiografia colombiana come una delle principali cause del conflitto armato colombiano. È il periodo tra gli anni ’50 e ’70, segnato dalla strategia anticomunista statunitense.

A partire dagli anni ’80 i principali report statunitensi si concentrarono su tre piani: le strategie per contrastare il narcotraffico, la dottrina della controguerriglia e la lotta al terrorismo che da allora divennero i pilastri della cooperazione bilaterale.

SUL TERRITORIO COLOMBIANO agirono per decenni indisturbate le agenzie di intelligence e sicurezza. Oltre alla CIA, la DEA implementò la propria politica anti narcotica, cercando di contrastare i principali cartelli della droga colombiani, laddove l’industria della cocaina raggiungeva una dimensione globale. Il Comando Sud, un battaglione statunitense con forza navale e forze speciali di terra stabiliva la propria influenza nelle sette basi militari statunitensi presenti sul territorio colombiano, con una dottrina anticomunista che era ancora prodotto della logica della Guerra Fredda. Tali forze erano parte di una strategia plurale e cambiante: la lotta al narcotraffico si intrecciava alla guerra al terrorismo e alla controguerriglia.

In parallelo alla guerra alle droghe, le operazioni di intelligence, la strategia di controguerriglia documentò i legami, la complicità e la collusione tra esercito, polizia colombiana e i gruppi paramilitari fin dagli anni ’80. Oltre ai gruppi armati rivoluzionari, il paramilitarismo propagava la persecuzione politica e le vessazioni nei confronti dei militanti di sinistra. Secondo le cifre della Comisión de la Verdad, solamente nei confronti dell’Unión Patriótica, movimento politico sorto negli anni ’80, si raggiunsero oltre 8300 vittime, di cui 5.733 tra omicidi e sparizioni forzate.

IL BOOM DELLA COCA degli anni ‘80, insieme all’espansione politica e militare delle FARC-EP giustificò la guerra contro le droghe, che assunse le caratteristiche di operazioni militari congiunte, operazioni sotto copertura. In tal senso, Ana Maria Trujillo, ex rappresentante della Comisión de la Verdad, sottolinea che tra gli anni ’90 e 2000, l’intervento statunitense non si concentro solamente sulle aspersioni aeree e la fumigazione con il glifosato nelle zone di produzione della coca, bensí la presenza di operazioni militari illegali. Infatti all’epoca del Plan Colombia, accordo di cooperazione bilaterale economico-militare che nel 1999 stabilì la nuova strategia di guerra alla “narco-guerriglia”, i contractors agendo sotto il cappello dell’immunità diplomatica garantito dalle istituzioni presero parte ai combattimenti contro la guerriglia, violando le normative del Diritto Internazionale Umanitario. Negli archivi inviati al Dipartimento di Stato vi è prova di tali scontri armati, laddove la strategia statunitense si inclinava ai falchi neocon, Donald Rumsfield, Dick Cheney e Paul Wolfowitz, in tempi ancora precedenti all’11 Settembre 2001.

NEGLI ARCHIVI ESPOSTI si dà prova di operazioni congiunte tra formazioni paramilitari e l’esercito colombiano, per contrastare già non solo la guerriglia ma ogni forma di opposizione politica. Alirio Uribe, avvocato difensore dei diritti umani e rappresentante alla Camera del Pacto Historico, segnala come l’essenza della guerra asimmetrica furono le operazioni di intelligence che stabilivano la persecuzione, tortura, omicidio e sparizione forzata degli attivisti politici di sinistra, difensori dei diritti umani e sindacalisti, in un contesto di guerra globale al terrorismo, sotto la dottrina del “nemico interno”. I denominati falsos positivos – le 6402 esecuzioni extragiudiziali eseguite tra il 2002 ed il 2008 – erano parte della “contabilità” che cinicamente l’esercito, per conto dello Stato, presentava per giustificare l’ingente investimento economico statunitense nella lotta alla “narco-guerriglia”.
Le vittime, giovani provenienti dai quartieri popolari e dalle campagne, venivano prelevati sotto false promesse di lavoro e vestiti da guerriglieri per essere presentati come guerriglieri uccisi in combattimento.

FOLCO ZAFFALON, ANALISTA della Comisión de la Verdad e coordinatore del progetto con NSA, sottolinea che gli archivi statunitensi declassificati sono una fonte fondamentale, vista l’impossibilità di accesso e trasparenza agli archivi di intelligence e sicurezza dello Stato colombiano. Inoltre sono stati utili per contrastare i dati forniti nel rapporto finale della Comisión de la Verdad e nel formulare le raccomandazioni al nuovo governo per favorire l’accesso e la divulgazione degli archivi di intelligence, in tema di violazioni dei diritti umani, ad oggi ancora coperte dal segreto di stato.

La consegna dei documenti declassificati avviene in un momento di transizione di Gustavo Petro, primo governo progressista eletto in Colombia, alle prese con la complessa situazione umanitaria del Paese, l’omicidio sistematico di attivisti sociali ed al riavvio dei negoziati con i gruppi armati che finora hanno ostacolato ogni possibile tentativo di pace integrale.

* Fonte/autore: Giacomo Finzi, il manifesto

 

 

ph by Mauricio Alvarado Lozada, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons



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