Kenya. Ruto vince sul filo, ma Odinga contesta il risultato

Kenya. Ruto vince sul filo, ma Odinga contesta il risultato

Dopo una settimana di suspense e alta tensione la Commissione elettorale annuncia i risultati e si spacca. Odinga respinge la sconfitta per pochi voti ma chiede ai suoi di restare in pace, in vista del ricorso

 

Sono le 17:58 di lunedì 15 agosto in Kenya quando dopo una lunga attesa e continui rinvii il presidente della commissione elettorale Wafula Chebukati annuncia i risultati delle elezioni presidenziali: Raila Odinga 6.942.930 (48,85%) William Ruto 7.176.141 (50,49%). Dopo sei giorni carichi di tensione è eletto presidente della Repubblica, ma deve ancora essere nominato. Infatti i candidati non eletti possono fare ricorso entro 7 giorni alla Corte Suprema, che dovrà poi rispondere entro 14 giorni, dopodiché si potrà procedere con la nomina oppure – se la Corte lo valuterà – indire nuove elezioni.

LA COMMISSIONE INDIPENDENTE (Iebc) che ha seguito tutto il processo elettorale ha subito pressioni, attacchi violenti e alcuni dei suoi dirigenti sono scomparsi, arrestati senza motivo o uccisi come Daniel Mbolu Musyoka. Il presidente della Iebc ha confermato le difficoltà, ma «ho fatto il mio dovere in conformità con la Costituzione e le leggi del Paese». Poche ore prima della presentazione dei risultati quattro membri della Commissione, Juliana Cherera, Francis Wanderi, Irene Masit e Justus Nyangaya, hanno dichiarato di non poter presenziare alla lettura dei risultati: «A causa della natura opaca con cui è stata gestita questa fase non possiamo assumerci la responsabilità dei risultati che verranno annunciati».

Saitabao Ole Kanchory, portavoce di Odinga, ha affermato che il sistema Iebc era stato compromesso: «Abbiamo rapporti di intelligence secondo cui il loro sistema è stato violato e alcuni funzionari hanno commesso reati elettorali». Lo stesso leader Raila Odinga ha dichiarato di «respingere senza riserve i risultati delle elezioni presidenziali», annunciando vie legali. Ha poi esortato i suoi sostenitori a mantenere la pace.

QUELLO CHE EMERGE è un’affluenza elettorale che si è fermata al 60% (contro il 79% delle precedenti elezioni ), la polarizzazione avrebbe scoraggiato soprattutto i giovani; secondo la parte centrale del Paese (le contee kikuyu) non hanno seguito le indicazioni del presidente della Repubblica uscente Kenyatta che si era prodigato a favore di Raila Odinga; terzo il sistema elettorale che concentra in un solo giorno elezioni locali (contee), nazionali (camera e senato) e presidenziali, concentra tutte le pressioni tipiche di più campagne elettorali simultanee e trasforma la democrazia in un evento, qualcosa che si decide in un giorno (o nel tempo della campagna elettorale).

POI, SEMBRA CHE TUTTO FINISCA, che la democrazia sia tutta lì e si torna alla vita normale (kama kawaida) perché tanto i problemi del Paese e della gente resteranno invariati. Non c’è il tempo lento della partecipazione, dei dibattiti, si tratta più di uno schieramento “calcistico”. Infatti, la campagna elettorale si è svolta in un clima da stadio. Forse è un po’ dappertutto così, ma come ha spiegato la scrittrice Nanjala Nyabola «la democrazia non è qualcosa che accade solo negli appuntamenti elettorali».

Dopo l’inno nazionale e la preghiera del vescovo anglicano Ole Sapit ha parlato William Ruto che ha ringraziato prima di tutto Dio per una vittoria che può essere attribuita solo alla sua grandezza, visti i sondaggi sfavorevoli. Poi ha rivendicato il fatto che «gli elettori non hanno votato lungo linee di tipo etnico ma hanno premiato il nostro programma elettorale», ha assicurato rivolgendosi all’opposizione che il suo governo sarà «aperto al lavoro comune».

RUTO HA ANCHE RINGRAZIATO il presidente della Commissione elettorale Chebukati definendolo il vero eroe delle elezioni, che nonostante le minacce, le intimidazioni, gli arresti nei confronti di alcuni membri della commissione ha rispettato il l’articolo 1 della Costituzione del Kenya, secondo cui «il potere appartiene al popolo». Infine ha assicurato che «non ci saranno vendette o ripercussioni», rivendicando il suo lavoro come vice di Kenyatta e promettendo che il Kenya farà un ulteriore passo avanti.

Dopo l’annuncio la festa è iniziata soprattutto nelle città del Kenya centrale. Ci sono stati anche episodi di protesta e incidenti nelle roccaforti elettorali di Odinga, a Nairobi e Kisumu, con lo slogan ricorrente «No Raila, No Peace». Secondo la candidata alla vicepresidenza Martha Karua «non finisce finché non è finita». Tra 7 giorni si vedrà.

* Fonte/autore: Fabrizio Floris, il manifesto

 

ph by World Trade Organization, CC BY-SA 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0>, via Wikimedia Commons



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