La Russia annuncia ritiro da Kherson, ma Kiev non si fida

La Russia annuncia ritiro da Kherson, ma Kiev non si fida

Il «cannibale» Surovikin detta la linea al ministro Shoigu. Per la prima volta dall’inizio della guerra Mosca si dice preoccupata per le vite dei suoi soldati. Ipotesi trappola, cauti gli ucraini. E il Cremlino cambia anche strategia di comunicazione

 

«Rapporto finito» dice il generale Surovikin al ministro della difesa Shoigu dopo aver richiesto la ritirata delle truppe russe dalla sponda occidentale del Dnipro a Kherson. Il quadro è peculiare, il neo-comandante delle forze congiunte russe in Ucraina, spiega al ministro più criticato di Mosca che è inutile restare oltre il Dnipro e il funzionario, solo alla sua scrivania ma circondato da alti ufficiali in uniforme, approva. La motivazione ufficiale la fornisce Surovikin stesso: «questo ci permetterà di preservare la vita dei nostri uomini e, in generale, l’efficienza operativa dei reparti che al momento difendono una piccola area sulla riva del Dnipro inutilmente».

PER LA PRIMA VOLTA dall’inizio della guerra, sentiamo un comandante russo parlare della vita dei suoi uomini e la sensazione è strana. Soprattutto per chi ricorda alcune delle decisioni strategiche dello stato maggiore di Mosca nell’est. Per mesi si ha avuto l’impressione che i soldati russi fossero spediti come carne da macello in posizioni indifendibili o che fossero spinti ad attacchi suicidi solo per l’inettitudine dei comandanti.
E invece, dice Shoigu «per noi le vite dei soldati russi sono sempre una priorità». Non solo, in un insolito afflato di umanità e preoccupazione per i più deboli, il ministro ha anche affermato: «Siamo poi obbligati a tenere conto dei pericoli per la popolazione civile ed essere sicuri che tutti i civili che preferiscono lasciare la città possano farlo».

MA, SIA CHIARO, LA RITIRATA nasce anche da una necessità strategica. «Una parte delle forze sarà liberata una volta passato il Dnipro e potrà essere impiegata per attività differenti, comprese quelle di natura offensiva in altre zone dell’«Operazione militare speciale» ha specificato Surovikin. Perciò Shoigu ha acconsentito a patto che si prendano «tutte le misure necessarie per assicurare la sicurezza del personale, dell’equipaggiamento e dei veicoli oltre il Dnipro».

Quindi la strategia comunicativa del Cremlino è cambiata. Basta con le note del ministero assertive e prive di spiegazioni, largo ai video delle finte riunioni nelle quali ogni frase è quella giusta. Rispetto per i soldati, preparazione strategica, concordia nella linea di comando… tutto ciò che un esercito ideale dovrebbe avere. Eppure, risulta molto difficile credere che una decisione così importante sia stata presa sul momento. Così come è poco plausibile che un militare soprannominato «il cannibale» sia stato improvvisamente colto da empatia verso i suoi sottoposti.

DAL PUNTO DI VISTA TATTICO, invece, il senso è molto meno oscuro. È un mese che gli analisti militari si chiedono che senso abbia tenere impegnati così tanti soldati in una zona sostanzialmente indifendibile.

Tuttavia, l’abbiamo scritto a inizio settimana, gli ucraini non si fidano. Ieri, mentre sui social network il video della bandiera russa ammainata dal centro di Kherson ovest riempiva i cuori degli ucraini e dei loro sostenitori che inneggiavano alla prossima liberazione totale del Paese, qualcuno avrà notato l’estrema cautela del comando militare di Kiev. Anche perché l’ultima frase di Surovikin, «unità e reparti prenderanno posizione nelle postazioni difensive preparate dal genio sulla riva sinistra del Dnipro» è emblematica di quella che in molti hanno configurato come una possibile trappola.

NON NE SAPPIAMO ancora abbastanza ma se i russi hanno avuto le ultime settimane per preparare l’annuncio in pompa magna di ieri, è più che logico attendersi che la via al Dnipro e all’ingresso nella città di Kherson non sarà libera.

Intanto, a poca distanza ha perso la vita il vice-governatore filorusso dell’autorità occupante. Si tratta di Kirill Stremousov, secondo l’agenzia Ria Novosti, in un incidente stradale nei pressi della città di Henichesk. Sempre ieri, secondo l’agenzia ucraina Unian che cita l’ex-consigliere dell’amministrazione regionale locale Sergiy Khlan, i russi in ritirata avrebbero fatto saltare ben 5 ponti nella regione: a Daryiv e Tyagin, all’uscita da Snigurivka sul canale, e infine a Novokairy e di Mylovi.

Tuttavia, in serata, il consigliere del presidente ucraino Zelensky ha dichiarato di non vedere «alcun segno» evidente della ritirata russa da Kherson. Il che lascia chiaramente intendere che gli ucraini temono davvero l’eventualità di una trappola russa.

* Fonte/autore: Sabato Angieri, il manifesto



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